Affamare la bestia della bontÓ Ŕ l'unica soluzione per sopravvivere. Altrimenti, tenetevi pure l'Unicef

Di Mauro Bottarelli , https://www.rischiocalcolato.it

Affamare la bestia della bontà è l’unica soluzione per sopravvivere. Altrimenti, tenetevi pure l’Unicef




Non so se sono più patetici o ipocriti. Perché negare la realtà può anche essere la spia rivelatrice di una disperazione che nasce da sentimenti autentici e nobili ma arrivare al parossismo di elevare questa distorsione ad atto di normalità politica che presupponga la criminalizzazione di chi, da persona normale, invece lo stigmatizza, trascende ogni spiegazione razionale e va a incanalarsi nell’unica categoria dello spirito possibile: il delirio ideologico.


Perché pensare che il presidente Mattarella arrivi a mettere a repentaglio i tre mesi di gestione ordinata degli affari correnti per un ennesimo, inutile tentativo di accanimento terapeutico per lo ius soli è materia lunare: farlo, infatti, presupporrebbe non solo un vulnus istituzionale ma anche l’automatica imposizione della fiducia sul provvedimento.





E, non essendoci i numeri in Aula, il decadimento immediato dell’esecutivo dopo il voto negativo. Praticamente nessuno nel PD, Gentiloni in testa, è così pazzo da prendersi un azzardo del genere. Oltretutto, di fronte a una sconfitta certa a 99,99%. Ma non solo. L’ultimo sondaggio pubblicato l’altro giorno da “Il Messaggero” parla chiaro: il 53% degli italiani è contrario allo ius soli.


Un ribaltamento in negativo netto della maggioranza degli interpellati rispetto solo a 5 anni fa: occorre prenderne atto, cosa che – nei fatti – al PD hanno fatto da tempo ma, al netto del loro ipocrita distaccamento dalla realtà in nome della supposta superiorità morale e culturale della sinistra, alcuni loro esponenti sentono il bisogno dell’estrema battaglia di testimonianza, tanto per morire con la bandierina in mano e mantenere una sorta di assicurazione sulla vita da spendere verso gli strati più a loro omogenei dei corpo elettorale. Come dire, io ci ho provato fino a che l’arbitro non ha fischiato, altri hanno cominciato a tirare indietro la gambe ben prima dei tempi supplementari.



Ma il tempo ormai è scaduto. Tanto per la legislatura, quanto – almeno sembra – per certe forzature molto più che semantiche che fino ad oggi – grazie anche alle presidenze di Camera e Senato – erano diventate prassi del linguaggio e del comportamento parlamentare nel nostro Paese. Tanto da riverberarsi in battaglie socio-umanitarie extra-Palazzo che però propagandavano massaggi politici che più politici non si può, come ad esempio la polemica esplosa proprio sullo ius soli, dopo la mancanza del numero legale al Senato la scorsa settimana, in quella che era di fatto l’ultima giornata utile per la sua approvazione. Gli attacchi più duri verso l’accaduto furono de “L’Avvenire” e dell’Unicef, la quale parlò di “pagina incivile per l’Italia”.


E quando l’account Twitter dell’associazione umanitaria fu bersagliato dai messaggi di molti cittadini che non ci stavano a farsi dare degli incivili, ecco che alcuni membri reagirono con parole di fuoco, di fatto rincarando la dose con epiteti non proprio equilibrati verso chi avesse posizioni differenti sul tema.



Il Re era nudo: lungi dall’essere simposi di pacifisti tutti ideali e buoni sentimenti (il fondatore di Emergency, Gino Strada, non disdegnava affatto l’impegno da “katanghese” nel Movimento Studentesco milanese) , quelle associazioni sono di fatto covi di agit-prop con un mandato e una disciplina ben precise, ovvero non promuovere quelli che sulla carta sono nobili fini ma spingere fuori dal consesso umano e sociale chiunque vi si opponga. Ideologia, appunto.


La stessa che sta travolgendo un po’ tutto e tutti, seppur con diverse sfumature. Non è solo questione di cause giudiziarie e limiti fisici, se Berlusconi appare sempre meno concentrato sulla figa e sempre più elettoralmente ossessionato dagli animali e dalla parossistica attenzione che li contorna nella nostra società (estremamente coerente nel frantumarci i coglioni con l’ingiustizia della fame in Africa ma nel ritenere, al contempo, sintomo irrinunciabile di civiltà e sviluppo la fruibilità di massa delle crocchette senza glutine o delle monoporzioni al salmone norvegese per Fuffi o Fido), così come è una percezione deviata quella che ha visto fiorire in tutta Italia presepi di ogni genere e fattura ma con un’unica matrice a fare da minimo comun denominatore dello loro supposta originalità e attualità: i migranti. Siamo ossessionati. Anzi, ci hanno fatto ossessionare.



E che dire del povero Lewis Hamilton? Il video in cui invitava il nipote a non vestirsi da donna, un divertissement per le feste, è divenuto tanto rapidamente virale in Rete, quanto il suo autore si è visto massacrato di insulti per la presunta omofobia dello stesso. E l’ossessione di apparire politicamente corretti è tale, soprattutto per una personalità pubblica come Hamilton, da aver visto il campione britannico tornare subito sui suoi passi, chiedendo scusa in un nuovo messaggio, nel quale sottolineava come non intendesse affatto giudicare gli stili di vita altrui.


Multi-milionario, stra-osannato ma servo come l’ultimo degli impiegati che dice sì a qualsiasi richiesta del capoufficio: a questo siamo arrivati. In poco tempo e attraverso un lavaggio del cervello tanto silenzioso e indolore quanto devastante, roba che la DDR risulta esente storicamente da qualsiasi tentazione di controllo sociale.




Tocca affamare la bestia della bontà globale, se vogliamo sopravvivere e non vederci ridotti a pandori umani, tutti morbidezza e zucchero a velo: tocca insultare Hamilton non perché ha detto al nipote che non deve vestirsi da donna, sintomo di buon senso ma perché ha ritrattato e chiesto scusa. Tocca boicottare qualsiasi azienda perda più di 10 minuti nell’elaborare la nuova campagna pubblicitaria, perché nello spot è obbligatorio inserire una coppia gender con figli, almeno due animali domestici, un vegano e un nero, pena la discesa agli inferi del politicamente scorretto e il massacro commerciale.



Tocca smettere di dare anche un singolo euro a qualsiasi ente benefico che non certifichi con i fatti di perseguire unicamente la sua causa statutaria e non una battaglia sociale a livello globale per irretire menti e veicolare comportamenti: vadano a fare in culo loro e i loro pozzi d’acqua potabile in Ciad, rivendico il diritto alla cattiveria e al menefreghismo, se queste sono le uniche e ultime armi rimaste per contrastare un regime di arcobaleni e unicorni che sta distruggendo le fondamenta stesse delle libertà personali – in primis, quella di espressione e critica -, oltretutto facendosi ipocritamente scudo proprio della loro tutela presso l’ultimo villaggio del Burkina Faso o per i gay in Cecenia.


Rivendico forte e chiaro il diritto a dire in qualsiasi consesso civile che un figlio nasce solo da un uomo e una donna e che ha diritto a un padre e una madre, pur lasciando liberi gli altri di millantare la bontà e la normalità di altri esperimenti faustiani che si vogliono chiamare famiglia.



Rivendico il diritto e non volere quote di minoranze obbligatorie negli spot televisivi o nei cataloghi dell’IKEA e a contrastare con ogni mezzo lecito l’operato di ONG che facilitano e istigano l’immigrazione clandestina, di cui chiedo il contrasto più fermo e assoluto. Rivendico il no allo ius soli come posizione dignitosa al pari di quella ad esso favorevole e il diritto a chiedere il boicottaggio di enti inutili, ideologici e mangiaa-soldi come Unicef e FAO, di cui chiedo anche la pubblicazione di bilanci rendicontati e note spese. Sono almeno 30 anni, dal concerto-evento del Live Aid, che parliamo di Africa e raccogliamo fondi, quanti cazzo di soldi hanno mangiato e sprecato fra satrapi africani e organizzazioni benefiche? Se gli africani non sanno o non vogliono ribellarsi, prendiamone atto ma anche cazzi loro.


Rivendico il diritto all’orrore e alla cattiveria purificatrice del colonnello Kurtz di “Apocalypse now” contro un falso mondo di zucchero filato e amore universale che si traduce in dittatura del piagnisteo e criminalizzazione del dissenso in nome della difesa del diverso. Sia chiaro, quelli normali siamo io e chi la pensa come me. Il resto è rumore di fondo.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli


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