La politica è un Moloch

MARCELLO VENEZIANI

La politica è un Moloch

Per Natale sgozziamo la Boschi. La politica in Italia è un Moloch affamato di sacrifici umani. Per lenire i veleni e le miserie della politica urge periodicamente uno spargimento di sangue.

Il coro cresce, diventa assordante, si concentra su un bersaglio e in quel momento tutti credono che il problema urgente sia eliminare il designato. Poi, finita la mattanza, consumato il rito e irrisolta la questione generale, si cerca il nuovo capro a cui far pagare l’infamia della politica.

Non si tratta quasi mai di vittime innocenti, beninteso.

Nel caso specifico, la Boschi avrà le sue colpe ma viene massacrata perché è un simbolo del potere renziano. Si compie l’atto rituale ma non si affronta la miseria della politica di cui il renzismo è l’ultimo prodotto in ordine di tempo.

Avanti un altro in questa roulette russa che è la politica italiana.

Ogni anno è sempre peggio dell’anno precedente.

A sentire gli italiani la politica è la cosa più sporca e infame che ci sia sulla faccia della terra. La gara è solo tra la corruzione e l’incapacità, ossia se prevalgono i corrotti o gli inetti: qui l’opinione pubblica si divarica sulla priorità, fermo restando che nel giudizio negativo figurano ambedue.

La seconda divergenza tra i cittadini riguarda invece gli ex e i post-elettori: per i primi, i peggiori sono quelli che erano dalla loro parte e hanno tradito; per i secondi, invece, c’è un ex-aequo generale, nessuno sta messo meglio, nessuno si salva, non c’è più neanche il “meno peggio”.

Ma cosa manca oggi alla politica per risalire la china? Si potrebbe rispondere: gli uomini e le idee. Se preferite invertire l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia.

Questo duplice vuoto si traduce in due carenze più precise.

La prima riguarda il reparto ginecologia della politica, l’albero da cui nascono i politici. Manca un criterio di selezione e di formazione della classe dirigente. Si diventa politici senza alcun filtro di merito e di qualità, senza alcun tirocinio adeguato, senza passare da alcuna scuola e alcuna selezione.

È solo una lotteria in cui furbizia e affiliazione sono gli unici criteri, insieme alla fortuna. Sorge un ceto di professionisti della politica senza curriculum sociale e professionale; neanche formati ad alcuna scuola di politica.

Le classi dirigenti invece andrebbero selezionate in base alla loro capacità ed esperienza: o perché si rivelano affidabili e credibili in campi affini alla politica o perché hanno studiato la politica e fatto poi esperienza pratica. Da noi niente di tutto questo.

Ma è carente pure la molla che li spinge a fare politica. Per valutarne la buona fede e l’affidabilità i politici devono essere mossi alla politica da uno scopo che non sia solo personale, di autoaffermazione in carriera, voglia di comandare.

Se un politico non è spinto da una passione ideale e civile, da un orizzonte superiore e comunitario che travalica il suo interesse personale, non desta fiducia e non suscita lealtà. Occorrono motivazioni vere per dedicarsi alla politica lasciando frutti. Gestione e visione.

Oggi la politica non prevede né la formazione e la selezione da un lato né la motivazione ideale e civile dall’altro. I partiti, che avevano in modo storto questo compito, sono ormai svuotati, privi di vita, gusci intorno a un leader d’estrazione televisiva e alla sua cerchia.

Chi potrebbe svolgere un ruolo importante per far nascere i politici e per generare la politica come energia e motivazione? Non ho altra risposta che le fondazioni. Ovvero quegli organismi pre-politici, culturali e storici che dovrebbero adempiere a quella duplice funzione, dare fondamento e ranghi alla politica.

Dare dignità ai politici e all’agire politico. Oggi esistono sparse fondazioni ma nessuna assume adeguatamente questo compito. Anche quando hanno i mezzi per farlo non lo fanno: servono per dare una casa o una cassa a politici sfrattati, privati di incarichi, homeless. O servono per tenere un salvadanaio per il futuro dei politici.

È già gran cosa se si riducono a torri d’avorio in cui dedicarsi a sport intellettuali, tipo convegni, ricerche, archivi e pubblicazioni. Sarebbe già il fallimento migliore, più nobile quantomeno. Invece no, neanche quello.

Se mancano le officine, i laboratori a cielo aperto in cui suscitare alla politica e formare i politici mi dite da quale cilindro, da quale cicogna, da quale pianta debbono venir fuori i politici? Non s’investe più sul futuro e non si custodisce più la lezione del passato: una fondazione dovrebbe servire ad ambedue le cose, tramandare e progettare.

Formazione e Motivazione sono i genitori della buona politica. In mancanza di questa coppia tutto è affidato alla faccia, gli slogan, le battute del capo-istrione e dei suoi replicanti.

Poi non lamentatevi se la gente considera la politica solo il rutto del potere e fugge via disgustata. O si accontenta di vedere, come al Colosseo, qualche figura simbolica del potere data in pasto ai leoni. Che spettacolo  Maria Elena sbranata, il renzismo che finisce in bellezza, che bel colpo di grazia…

MV, Il Tempo 22 dicembre 2017


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