ANCHE IL BITCOIN DEVE AVERE DIETRO UNO STATO. NON-CANAGLIA, S'INTENDE.

Maurizio Blondet

ANCHE IL BITCOIN DEVE AVERE DIETRO UNO STATO. NON-CANAGLIA, S’INTENDE.



A  tutti gli entusiasti che salutano il bitcoin   (e il blockchain) come la tecnica che renderà inutile lo Stato perché non c’è bisogno di una pubblica autorità per garantire le transazioni eccetera…dedico un ragionamento dell’economista Paul Jorion.


Riassumo: le criptovalute sono monete elettroniche, sostanzialmente una serie di 0 e di 1 su  memorie magnetiche. Come tutte le monete nel mondo d’oggi,  anche il Bitcoin (& simili) è una moneta “fiduciaria” , cioè ha bisogno della fiducia  della società in cui circola. Solo le monete antiche in oro argento e  bronzo non erano fiduciarie, valevano l’ammontare che era punzonato sulle loro superfici (sottratto il “signoraggio”; ma non complichiamo le cose).


La carta e la stampa della  banconota da 50 euro vale sì e no 0,2 centesimi.  “Per accettarla in pagamento bisogna che ciascuno abbia fiducia che sarà accettata in pagamento di un bene o servizio prezzato 50 euro.   A questo scopo occorre creare attorno tutto un dispositivo: una banca centrale che emette la moneta, una polizia che va  a interrogare il commerciante che rifiuta la banconota da 50 euro  in pagamento di un bene   che vale 50 euro, una polizia che persegua incessantemente   gli stampatori di falsi euro, dei giudici che processino i falsari mettendoli in carcere, delle guardie carcerarie per impedire che escano, eccetera”. A ciò si deve aggiungere (Jorion non lo dice)  il fatto che lo Stato accetti le banconote  della banca centrale come pagamento delle imposte:   decisivo contributo alla circolazione fiduciaria.


Forse il Bitcoin è differente dalle altre monete a circolazione fiduciaria? Non ha dietro oro né argento  che si  possa andare a rivendere a peso  se la fiducia sparisse.  Cosa ha dietro? Un algoritmo nelle reti di ordinatori che gestiscono e generano il Bitcoin, “ma non c’è per garantirla né una polizia, né magistrati, né secondini  –   il che ne fa la preda designata di banditi che la hackereranno, che la manipoleranno al rialzo o al ribasso  in rapporto alle altre valute, che la useranno per riciclare soldi sporchi.


“Il Bitcoin ha  un problema che è esattamente quello di un gruppo di amici che decidessero di regolare   le transazioni fra loro usando i soldi di Monopoly: finché giocano  tra loro funziona; ma il giorno che uno di loro pretende che tutti quelli che gli devono del denaro  regolino il debito in vera moneta, oppure che rifiuta di pagare i  suoi debiti dicendo: ma sono solo soldi di Monopoly, il gioco è finito”.


Perché? Il motivo è che “le monete fiduciarie sono di due tipi: “le monete –si-gioca” e le “monete-non-si-scherza”. Se non vi è chiara  la differenza ed avete dei dubbi su quale dei due tipi di moneta avete a che fare, barate al gioco e   state a vedere cosa succede: se vi trovate in galera, era  una moneta-non-si-scherza”.


“Coloro che  raccomandano  il Bitcoin come moneta del futuro fanno una scommessa: che una moneta fiduciaria possa esistere senza Stato  per garantirla; che si può creare una “moneta-si-gioca”   che la gente  tratterà come “Moneta –non-si-scherza”.  Senza  Stato, non si pagano le tasse,che bello! Ma  ci si priva  di poliziotti, magistrati, carcerieri  che si prendono cura dei falsari”. O   anche solo di  commissariati a  cui rivolgersi se qualcuno ti ha fatto sparire i Bitcoin dal tuo wallet elettronico, e  di cui puoi certissimamente  provare che sono tuoi, grazie al blockchain. Ci vuole in ogni caso una forza pubblica.


Vorrei sapere dagli “esperti”  libertari cosa c’è di sbagliato in questo ragionamento, Frattanto, continuo a citar Jorion:


Alcuni spiriti  malfidenti – quelli che hanno  giocato a Monopoly e ne conservano un cattivo ricordo [Paul Jorion ha operato per 18 anni a Wall Street, ndr.]  –  tendono a vederci una immensa frode in preparazione: quando moltissima gente darà fiducia, alcuni che si stanno preparando a questo, chiuderanno  la bottega e arrafferanno la posta. E’ persino una grande tentazione per quelli che vivono a  spese degli sciocchi, perché le vittime non potranno  nemmeno andare a fare denuncia dalla polizia, che direbbe loro: “Bitcoin? Soldi di Monopoly”.


“I predicatori del Bitcoin sono  dei militanti, si dicono libertari – vogliono abbattere le Stato che è, per loro,  il  nemico.   Il Bitcoin è  il simbolo della loro lotta. L’idea attrae: si può trasformare una “Moneta-gioco” in una  “Moneta-non-si-scherza” senza polizia? Per un certo tempo può essere”. Ma per quanto? In fondo  questi “libertari” che credono di fare a  meno dello Stato sono – senza saperlo  – dei seguaci di Rousseau, l’illuminista  convinto che “l’uomo nasce buono, è la società  che lo corrompe”.


Essi spingono la loro fiducia nel genere umano  davvero un po’ troppo oltre. Quelli che ci credono in buona fede, s’intende. “Perché quando parlano certi grandi promotori di Bitcoin, trovate che sono dei proprietari di casi, dei pokeristi di professione eccetera. Non è la moneta in sé che interessa loro, sono i  giochi che  il Bitcoin permette di giocare. Sono ragazzi allegri…”.


Chi sono questi ragazzi allegri?  Mentre Joseph Stiglitz ha  detto che la cripto valuta va dichiarata   fuorilegge perché “non svolge alcuna funzione sociale utile”,  il capo supremo di JPG Morgan Chase, Jamie Dimon è più possibilista: personalmente la ritiene “una frode”, ma  non sconsiglia ai suoi clienti di provare. Il capo supremo di Goldman Sachs,  il leggendario Lloyd Blankfein, è sulla stessa lunghezza d’onda: “dice di non crederci, ma di non  sperare altro che di sbagliarsi, e non sarebbe (aggiunge) la prima volta, perché “i mercati hanno sempre ragione”.


Sono loro i ragazzi allegri  nel casinò globale? Nella immensa fame di rendimenti  che  in risparmiatori o investitori  hanno creato le banche centrali con le politiche di interessi zero o negativi, i Bitcoin rispondono a una domanda.  Ed ecco che tre piattaforme americane, Nasdaq, Chicago Mercantile Exchance e il Chicago Board Options Exchange già annunciano che trattano e lanciano contratti a termine (futures) in Bitcoin, il che dà nuove ali alla speculazione.  La sola prospettiva di un future Bitcoin è uno dei motivi dell’aumento del 1.000% circa negli ultimi mesi.


Il Bitcoin non è un “mezzo di pagamento” usabile nel mondo reale. Pensate a una compravendita dove  un cliente paga il fornitore a 60 giorni: nessuno si permetterebbe di fissare il prezzo in una unità di conto che può valere tre volte più o tre volte meno al momento del  saldo.


Non è un attivo finanziario: questo è un immobilizzo il cui scopo è conservare il proprio valore, magari per trasferirlo agli eredi. Non è un investimento, perché non dà interessi,  e solo al momento di rivenderlo uno può sperare di lucrare – lucrando un plusvalore, tassabile  se è dichiarato  (o se il fisco lo scopre).


Produrre un Bitcoin richiede 10 volte  più petrolio che estrarre oro

Inoltre,  il bitcoin richiede  molta energia e potenza di calcolo per essere “estratto”  e  scambiato:  una transazione in Bitcoin consumava il 30 novembre scorso 261 kilowattora,  e quel giorno erano effettuate 413000  transazioni.


Attenzione: un famoso giornalista economico  che spadroneggia sulla radio di Confindustria   ha  deriso qualche giorno “quelli che scrivono che il bitcoin è energivoro”: senza nominarlo (ovviamente  da par suo)  si riferiva al vostro modesto cronista.   Basterà ricordare che questo giornalista ha mentito sulla propria preparazione, millantando un titolo di studio che non ha.


Eh sì, il Bitcoin è energivoro.   Spero che il mentitore abbia fornito la sua fake news per ignoranza e non malafede: non conosce  questo sito:


https://digiconomist.net/bitcoin-energy-consumption


Il consumo di elettricità è tale che si può facilmente prevedere  che  il Bitcoin non esisterà più fra tre anni.



I costi di produzione di un Bitcoin (elettricità, materiali, macchinari, manodopera) sono di circa 1800 $. Il costo di produzione dell’oro è più o meno 1.115 $.  Un Bitcoin richiede 10,1  barili di greggio o equivalenti, l’oro 1,4 barili.

Anzi, di più: secondo un sito specializzato, occorre più petrolio per produrre un Bitcoin che un’oncia d’oro. 1,4 barili per l’oncia del metallo giallo, 10 barili per un Bitcoin.  Questo alla data del 3 novembre. Siccome da allora  la quotazione del Bitcoin è salita alle stelle,  può darsi che la valutazione sia cambiata in meglio.  Ma non cambia il problema: costa meno estrarre oro che Bitcoin – eppure le miniere aurifere chiudono perché l’oro   costa tanto poco che non conviene spendere tanto per estrarlo. Conviene spendere 10  volte di più  per estrarre una sequenza di 0 e 1  su un supporto  magnetico?


Sur la valeur intrinsèque de l’or et de Bitcoin


E se fosse stato creato per deprimere  i corsi dell’oro?

Ciò fa nascere un improvviso sospetto:  che   qualche deus ex machina abbia   lanciato, promosso e fatto crescere il Bitcoin per impedire la valorizzazione dei metalli preziosi.  Chi? Ipotesi: un superstato-canaglia  che sta stampando freneticamente la sua divisa,  il che porterà ad una sua svalutazione finale  colossale; a  cui vuole mantenere  nonostante ciò  lo status di moneta di riserva mondiale; deve assolutamente dissuadere gli  investitori da buttarsi su oro e argento come beni  rifugio; deve distrarli mostrando un “valore” che cresce tanto tantissimo proprio tanto,    che sale   trionfalmente sul web e nei vostri computers  mentre l’oro stagna….naturalmente, questa ipotetica superpotenza non consentirà  che il Bitcoin diventi un reale bene-rifugio.


Esagero? “Con il Bitcoin non si diventa ciechi”, mi rispondeva schernendomi qualche giorno fa tale Marco Tizzi sul blog Rischio Calcolato.  Bisogna aver  rispetto di Tizzi, perché è la prova vivente che  le nonne cattoliche e  bigotte avevano torto: no, una vita intera di  masturbazione compulsiva non rende ciechi. Ma il Bitcoin, purtroppo, lo ha reso tale. Come tanti veri credenti.  Il “valore” del Bitcoin sta nella sua “rarità” garantita nel sistema?  Qualche giorno fa si è verificato uno sdoppiamento: Bitcoin Core e Bitcoin Cash.


Coloro che sono dietro il “B-Cash” vogliono  una versione migliorata di Bitcoin adatta alle transazioni quotidiane; mentre il gruppo dietro il Bitcoin Core  non vuole derogare  ai principi tecnici   iniziali, nonostante il rallentamento e l’appesantimento delle operazioni di transazione ed estrazione.


E’ una bellissima scoperta: ci avevano giurato che le cripto-valute sono monete indipendenti che nessuno poteva toccare, e invece ecco la smentita: separazione di Bitcoin e Bitcoin  Cash. Creando un clone dell’originale,   questo misterioso gruppo che decide il  futuro del Bitcoin ha  attuato di fatto una svalutazione della “moneta”, senza chiedere il parre dei minatori.


Io che sono inesperto,per il mio primo articolo sul Bitcoin mi sono preso insulti e derisioni di chi “la sa lunga”.   Adesso vorrei   sapere da loro, umilmente, cosa c’è di sbagliato nel ragionamento di Paul Jorion: lui dice che   la cripto valuta, come ogni moneta fiduciaria, ha bisogno di uno Stato.  Gli idealisti del Bitcoin sostengono di no, che anzi questa scoperta  ci libererà dallo Stato,   ci renderà liberissimi  nel mondo del liberismo ideale  e totale.


Ma sarà vero?   Chiedo..


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