Kim, ecce bombo

MARCELLO VENEZIANI

Kim, ecce bombo


Siamo vicini a una catastrofe mondiale ma non riusciamo a trattenere le risate quando vediamo le immagini dalla Corea. C’è qualcosa di irresistibile nella comicità involontaria dell’annunciatrice coreana, nella sua mimica facciale e vocale, nella sua posa e nei suoi vestiti.


Comica è la faccia ebete e gluteiforme del dittatore, sormontata da uno spazzolone di capelli compatti; comico quel bambino gommoso e chiattone, dispettoso e prepotente che gioca alla guerra col lanciarazzi.


Comica è pure l’esultanza infantile dei generali che per compiacerlo davanti a ogni razzo o bomba esplosi, battono le mani freneticamente e cercano lo sguardo del Caro Leader per godere della sua benevolenza di capriccioso compagno di giochi.


Meno comico quel “popolo” coreano, o coreografico, secondo l’uso della propaganda di regime, costretto all’entusiasmo e a sorbirsi le parate militari e guerresche del loro paese simulando orgoglio, esultanza e interesse.


È tutto comico, da fiction, con Razzi che diventa l’unico occidentale abilitato a trattare con la Corea del nord, l’unico in grado di capire non la loro lingua ma la loro testa bacata e i loro ragionamenti contorti. E alla comicità asiatica sembra a volte fare pendant la sagoma chiomata di Trump, presentato in duetto col dittatore come in un gag di Ric e Gian, Cochi e Renato, Lillo e Greg, Tom e Jerry. Eccoli, Kim e Trump, quasi un cartoon.


Sarebbe tutto ridicolo se non fosse in gioco il pianeta, se non fossimo davvero sull’orlo di una crisi mondiale. A cui in fondo non crediamo, perché ci pare troppo bambinesco ritenere davvero possibile una guerra “per futili motivi”, come certe bischerate da bulli e certe bravate di balordi.

A noi italiani, poi, si unisce per antica autopersuasione d’incolumità, un fondo supplementare d’incredulità per la convinzione che la cosa in fondo non ci riguardi; il conflitto è lontano, evoca il Pacifico, mica l’Atlantico, figuriamoci il Mediterraneo.


Roba da cinesi, da giapponesi, da statunitensi oltre che da coreani del nord e del sud.


Noi non c’entriamo, ci salva la nostra storia e la nostra geografia. Ma non contate troppo sulle distanze in un mondo interconnesso e interdipendente e soprattutto non ritenete esonerata dal contesto l’Europa. Finora l’unico paese al mondo che ha usato l’atomica contro un popolo è stata l’America.


L’Italia per decenni subì l’ignominia della Corea, anzi “Corea Corea” fu il grido per umiliarci e autodenigrarci per una sconfitta subita dagli azzurri ad opera dei coreani ai Mondiali del ’66.


Qui si cazzeggia, ma quelle bombe sono vere e quelle teste sono veramente frecate, come si dice da noi. Eppure sento ripetere come un mantra disperato e spiritoso che da noi per rifare l’Italia ci vuol ben altro dei grillini o dei populisti.


Ci vuole Kim, il bambolotto bombastico che usa mezzi atomici per radere al suolo i nostri mali. Ecce Bombo.


MV, Il Tempo 1 dicembre 2017


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