Il 25 novembre 1970, Yukio Mishima riscattava col sacrificio il suo onore e quello del Paese. E oggi?

Di Mauro Bottarelli , https://www.rischiocalcolato.it/

Il 25 novembre 1970, Yukio Mishima riscattava col sacrificio il suo onore e quello del Paese. E oggi?




Forse non molti sanno chi era Yukio Mishima, al secolo Kimitake Hiraoka. E’ stato uno scrittore, drammaturgo, saggista e poeta giapponese. Ma anche uomo politico, fervente nazionalista, attore, regista cinematografico e artista marziale. Ma, soprattutto, samurai ante litteram. Oggi, esattamente 47 anni fa, per rivendicare l’onore del Giappone sconfitto, svuotato e lacerato del Secondo Dopoguerra, compì l’atto estremo rituale, il Suppuku: si squartò il ventre in diretta tv, dopo aver recitato il suo proclama alla Nazione.

Lo so, pare inelegante ricordare un gesto e uomo simile nella Giornata contro la violenza sulle donne, quando tutti i tg hanno aperto le loro edizioni con le celebrazioni a Montecitorio, officiante Laura Boldrini. Ma i tg proseguono anche, non si fermano alla prima notizia. Nè alla seconda. O alla terza. Arrivano anche in fondo, scavano nei meandri dell’interesse pubblico e della necessità di nascondere o depotenziare la realtà. E, ogni tanto, hanno anche il coraggio di mostrare il vero volto del Paese, il suo stato di salute. Il residuo lampeggiante di una dignità in esaurimento. Quelli che seguono, sono versi di Yukio Mishima.



“Viviamo in una società angusta, tentando di non entrare in conflitto tra noi, di armonizzare i nostri egoistici interessi per vivere piacevolmente. E tuttavia nel nostro animo vive una segreta insofferenza per questo tipo di morale, soprattutto nei periodi in cui la pace dura da lungo tempo a causa di un governo democratico”.



“La vita umana è strutturata in modo tale che soltanto guardando in faccia la morte possiamo comprendere la nostra autentica forza e il grado del nostro attaccamento alla vita. […] Una vita a cui basti trovarsi faccia a faccia con la morte per esserne sfregiata e spezzata, forse non è altro che un fragile vetro”.



“…Lo dimostra con efficacia ciò che accadde all’Università di Tokyo, quando un gruppo di studenti del club di ginnastica fece irruzione brandendo spade giapponesi, e venne subito disarmato e sopraffatto. Sembra incredibile che costoro si siano lasciati togliere le spade senza neppure scalfire gli avversari. Probabilmente le avevano snudate non per uccidere, ma soltanto per minacciare.

Questo è un obbiettivo estraneo alla natura delle spade giapponesi, e quando un’arma viene usata per uno scopo diverso da quello per cui è stata forgiata, perde istintivamente la sua forza”.



“Non posso continuare a nutrire speranze per il Giappone del futuro. Ogni giorno si acuisce in me la certezza che, se nulla cambierà, il “Giappone” è destinato a scomparire. Al suo posto rimarrà, in un lembo dell’Asia estremo-orientale, un grande Paese produttore, inorganico, vuoto, neutrale e neutro, prospero e cauto. Con quanti ritengono che questo sia tollerabile, io non intendo parlare”.



“Non c’è nessuno tra voi che desideri morire per sbattere il proprio corpo contro quella Costituzione che ha evirato il Giappone? Se c’è, che sorga e muoia con noi! Abbiamo intrapreso questa azione spinti dall’ardente desiderio che voi, che avete uno spirito puro, possiate tornare ad essere veri uomini, veri samurai!”.



“Dobbiamo morire per restituire al Giappone il suo vero volto! È bene avere così cara la vita da lasciare morire lo spirito? Che esercito è mai questo che non ha valori più nobili della vita? Ora testimonieremo l’esistenza di un valore superiore all’attaccamento alla vita. Questo valore non è la libertà! Non è la democrazia! È il Giappone! È il Giappone, il Paese della storia e delle tradizioni che amiamo”. (prima del Suppuku rituale, il 25 novembre 1970)

Queste che invece trovate di seguite, sono notizie sparse di ieri e oggi, relative all’Italia del 2017. Al nostro Paese. A ciò che ne resta.

Pensate che si possa davvero andare avanti così? Io no. E non ho molto da aggiungere, se non ritrovare nella disperata lotta di Yukio Mishima contro la Realtà, nel suo spirito indomito e nel suo coraggio che non flette, un motivo di riflessione e ricordo. Spero nessuna anima bella se ne abbia a male, spero nessuna femminista storca il naso, spero nessuna schiena stortignaccola abbia da ridire.

Ciò che ci mostrano è un Paese che non esiste nella realtà, traslato nella narrativa della “ripresa”, mentre tutt’intorno c’è l’inferno. Non può durare ancora per molto, i residui dell’orgoglio sanno galleggiare anche sull’acqua più putrida. E se invece saranno “Gomorra” o “Grande Fratello” o “X Factor” a tener ammansito il gregge belante, allora avremo avuto ciò che meritavamo.



Saremo anime morte che danzano leggere al ritmo dell’indignazione da riverbero, piccoli soldatini con divise rabberciate e cuori ancor più cenciosi, ombre che camminano lungo un muro perché costrette a recitare un ruolo a soggetto, maschere che coprono la vergogna con un sorriso ebete e beota. Per questo va ricordato Yukio Mishima nel giorno del suo sacrificio.

Per aggrapparsi e trovare la forza di rialzarsi, in nome dell’essere uomo. O per avere il coraggio di sprofondare una volta e per sempre, avendo la sublime compiacenza di non lamentarsi più.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli




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