La rimonta degli Imperdonabili

MARCELLO VENEZIANI

La rimonta degli Imperdonabili

C’era una volta l’Intellettuale organico, figlio adottivo del potere, che rifletteva come uno specchio i valori e i temi dominanti della società. Una figura che precede la teoria di Gramsci e la prassi comunista perché nasce a corte e poi prospera con la diffusione dei media. E sopravvive all’ideologia e al partito, intellettuale collettivo.

Poi avvenne il tramonto degli intellettuali, la crisi congiunta del pensiero, della politica e della fede; la civiltà si fece tecno-finanza, il clima s’inacidì.

In quel vuoto, in quell’assenza, in quella maldicenza, prese corpo l’universo rancoroso degli haters, gli odiatori, e l’unica figura possibile nel tempo del populismo rottamatore e vaffanculista, separatista e digitale, fu l’intellettuale che celebra la fine della cultura, che vede il presente come il cimitero delle idee, l’avvento delle emozioni e la riduzione del testo a blog, dell’idea a format, dell’agire ad app.

Ma si avverte diffusa un’insoddisfazione nell’aria, una strisciante depressione, una generale delusione. S’intravede all’orizzonte la rimonta degli Imperdonabili, ovvero di scrittori e pensatori che non concedono nulla al loro tempo, si presentano come Inattuali e come Outsider, ma non si crogiolano nella dissoluzione.

Da Michel Onfray a Roger Scruton, da Michel Houellebecq a Alain Finkelkraut, da Tom Wolfe a Roberto Calasso che riparte dall’assenza di un nome che denota la nostra epoca, l’Innominabile Attuale, e si presenta come età dell’inconsistenza, anzi di più, dell’evanescenza.

Figure diverse, ma che scrutano oltre la decadenza. Questo, sul piano delle culture politiche e civili, come si può tradurre? Dopo i populisti verranno i conservatori? Dopo la disfatta della storia si ripartirà dalla tradizione, anche in versione ribelle?

Agli Imperdonabili ho dedicato un ampio viaggio, uscito in questi giorni da Marsilio (Imperdonabili, pp.508, 20 euro).

Un atlante di cento ritratti di autori sconvenienti e inattuali, perché un autore non rispecchia il proprio tempo ma lo contrasta, lo precede, lo sopravanza, e ricompone la memoria infranta. Cento autori assai diversi, dal pensiero alla letteratura, al grande giornalismo, che compongono un ideario.

Gli imperdonabili vengono da lontano, il loro capostipite è Dante, con cui inizia il viaggio, e i grandi del passato, come Machiavelli e Leopardi, Marx e Nietzsche, per soffermarsi sui pensatori della modernità, i più controversi, e poi dilatarsi nel novecento. Spengler ma anche Gramsci, Heidegger ma anche Benjamin, Valéry ma anche Chatwin, Proust e Borges e Pessoa… da Florenskij a Pasolini, da Evola a Eco, da Malaparte alla Fallaci.

Spiriti inquieti, pensieri inquietanti, sismografi di un’epoca, presenze oniriche, intelligenze pericolose, anche per se stesse…

E una spoon river tra coloro che scelsero la sponda sbagliata. Una spremuta di migliaia di letture, un inno alla cultura umanistica. Saranno gli Imperdonabili a ridare, insieme al gusto della lettura, anche la linfa di un nuovo inizio all’epoca del pensiero spento? Lo scopriremo solo pensando.

MV, Panorama 23 novembre 2017


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