Seppellire il malthusianesimo – di Enzo Pennetta

Pubblicato il 24 novembre 2017 da Il nodo gordiano

Seppellire il malthusianesimo – di Enzo Pennetta


Il malthusianesimo è stata la filosofia socio-economica dominante nell’Inghilterra dell’800.Con l’affermazione del modello culturale anglosassone e col supporto del darwinismo si è poi diffusa e affermata nel ‘900 giungendo fino alle politiche dell’ONU. Ma è una filosofia che come poche altre ha in odio l’umanità.


“…le politiche malthusiane non è vero che sono state fallimentari. Esse sono riuscite in pieno dove hanno consentito l’attuazione del più scientifico degli sfruttamenti dei paesi poveri. Sotto la maschera della “scientificità” hanno infatti permesso che tra i drammi del XX secolo non venisse nominato il neocolonialismo.”


Il malthusianesimo è una teoria la cui essenza è stata riportata efficacemente su CS nell’articolo di Leonetto del 20 luglio, con una sintesi che è opportuno riproporre:


Secondo Malthus per combattere la povertà si dovrebbe diminuire il numero dei poveri, togliendo gli aiuti, l’assistenza, salari sotto alla soglia minima etc..così da non far danno ai poveri che fraintendendo gloi aiuti e riproducendosi avrebbero riprodotto la povertà stessa.


Il pensiero di Malthus giunse come conseguenza di un modo di vedere lo Stato e i rapporti tra i cittadini che aveva avuto inizio con Thomas Hobbes e il suo “Homo homini lupus“, e si proiettò anche nel ‘900 giungendo a far sentire drammaticamente i suoi effetti fino ad oggi.


L’argomento è stato affrontato all’interno di un lungo e approfondito articolo di Andrea Pomozzi pubblicato sul sito MoviSol e intitolato “Morire di Sussidiarietà. Modelli economici e civili nell’era della globalizzazione“, al riguardo riportiamo un passaggio:


…tre anni dalla firma di Westfalia, Thomas Hobbes pubblicò probabilmente la sua opera più famosa: Il Leviathan.


Nel libro l’autore inglese paragonava lo Stato nazionale ad una creatura mostruosa le cui membra erano costituite dai sudditi (sic!). L’impero britannico di allora non poteva tollerare che gli Stati nazionali nascessero, crescessero e prosperassero. Erano in gioco la supremazia economico-commerciale e territoriale, nonchè la sopravvivenza dell’impero stesso.Le teorie imperialistiche di Hobbes camminarono sulle gambe di Adam Smith, David Ricardo, Thomas Robert Malthus, Charles Darwin e molto più tardi su quelle di H.G. Wells, socio della Fabian Society.[7]


La nota con cui si conclude questo brano rimanda a “Inchiesta sul darwinismo, mostrando ancora una volta come quella che qualcuno vorrebbe far passare per una teoria scientifica pura e semplice, sia invece profondamente collegata con la storia e la politica degli ultimi due secoli.

L’affermazione del malthusianesimo è oggi verificabile nelle politiche di “Birth control” portate avanti sia dall’ONU che da numerose ONG, organizzazioni finanziate da capitali in palese conflitto d’interessi con la loro dichiarata azione istituzionale (vedi ad es. CS-Asse del male: Governo britannico e Gates Foundation).


Quello che in pochi sanno è che nel ‘700, mentre in Inghilterra si doffondeva il pensiero di Hobbes e venivano gettate le basi del malthusianesimo, una filosofia diametralmente opposta veniva elaborata in Italia ad opera dell’Abate Genovesi che fino alla fine del  ‘700 insegnò la propria teoria.

Nell’articolo di A. Pomozzi vengono riportati alcuni passaggi dell’insegnamento di Genovesi tra cui il seguente:


«E di vero la scarsezza degli abitanti in un suolo quanto si voglia fertile ed amato dal cielo, è sempre la principal causa della sua miseria. L’uomo è la più preziosa derrata della terra, dice il savio Melun. Questa dunque dagli amatori della pubblica felicità, e da’ governatori del genere umano, è prima più d’ogni altra da coltivarsi, perciocché tutte le altre non hanno prezzo che per questa.» (Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze, di A. Genovesi, Giovanni di Simone, Napoli – 1753)


Negli insegnamenti dell’Abate Genovesi si proponeva dunque che la fonte della ricchezza di una nazione fosse nel suo capitale umano, l’esatto contrario di quanto avrebbe di lì a qualche decenni elaborato il Reverendo Thomas R. Malthus: secondo il primo la ricchezza è nel numero degli abitanti, per il secondo è nella riduzione del numero degli abitanti.


Come è stato drammaticamente dimostrato sin dall’800 la teoria di Malthus è errata:


La teoria di Malthus fu drammaticamente smentita dalla Grande carestia irlandese scoppiata tra il 1845 e il 1849: in quegli anni, i decessi e la massiccia emigrazione portarono a una diminuzione della popolazionestimata tra il 35% e il 50% di quella iniziale. Non è plausibile chela carestia sia stata innescata da un rapido incremento demografico, fatto che avrebbe corroborato l’ipotesi di Malthus, in quanto la causa fu un parassita del tubero delle patate che distrusse i raccolti.


Quando i campi tornarono alla normalità, il meccanismo di spopolamento erastato ormai innescato e andò avanti, ma l’economia non ne ebbe alcun vantaggio, continuando bensì a peggiorare. La drastica contrazione demografica, protrattasi ben oltre i tempi della carestia, contrariamente ai dettami della teoria malthusiana, non aveva dunque portato alcunmiglioramento della situazione.


“Inchiesta sul darwinismo” – pag. 41


Che invece fosse giusta l’idea di Genovesi fu sostenuto negli anni ’60 dall’economista Ester Boserup che non solo negò l’ipotesi malthusiana della dinamica della crescita incompatibile di popolazione e risorse, ma affermò inoltre che affinché possa svilupparsi un’economia efficiente è necessario che si raggiunga una soglia minima di densità di popolazione.


Ma in quegli anni la Boserup non era la sola a credere che la vera ricchezza delle nazioni fosse nel numero, nell’articolo di Pomozzi viene infatti riportata anche una frase di John Fitzgerald Kennedy:


«Noi triplicheremo la popolazione di questo Paese nei prossimi sessanta o settanta anni e noi vogliamo che quelli che verranno dopo di noi abbiano la stessa ricca eredità che noi troviamo ora negli Stati Uniti. E vedo una stretta correlazione tra la forza degli Stati Uniti qui all’interno della nazione e la forza degli Stati Uniti nel mondo.


C’è un grande progetto di sviluppo naturale qui negli Stati Uniti, che ha avuto a suo modo un grande effetto sulla posizione, il prestigio e l’influenza degli Stati Uniti quasi su ogni altra cosa che abbiamo fatto. Sapete cosa è? È la Tennessee Valley.»


(John Fitzgerald Kennedy, 26 Settembre 1963, Salt Lake City)


E così il grande presidente Kennedy, preso a modello dai partiti progressisti di tutto il mondo, vedeva nella demografia la forza dell’America, perché mai allora per i paesi emergenti quegli stessi movimenti progressisti propongono l’impoverimento demografico come soluzione verso il benessere?


Ma un’ultima cosa è interessante sottolineare del discorso di Kennedy, il riferimento alla Tennessee Valley come zona trainante del Paese.


La Tennessee Valley è infatti il cuore della cosiddetta “Bible belt” la zona degli USA nella quale si contestavano le politiche legate al darwinismo sociale e nella quale era stata individuata la correlazione tra il darwinismo scientifico e tali politiche. Non a caso nel 1925 si era svolto il famoso “Processo Scopes” per la violazione del divieto di insegnamento della teoria di Darwin in riferimento alla specie umana (vedi CSProcesso al “Processo Scopes”). Quella zona che viene indicata come “oscurantista” e arretrata, negli anni ’60 era invece indicata da Kennedy come il vero motore dello sviluppo degli USA. Qualcosa su cui varrebbe la pena riflettere.


Le politiche malthusiane sono state fallimentari sin dall’inizio, la loro utilizzazione ha portato a sempre maggiore povertà e a drammi senza fine. L’applicazione insistita delle politiche di controllo delle nascite e i fallimentari (e spesso ipocriti) piani di sviluppo ad esse correlati ha infatti causato innumerevoli tragedie tra aborti e fame.


Il numero di vittime totalizzato dal malthusianesimo potrebbe probabilmente competere con quello delle grandi ideologie nazista e comunista, e prima questa realtà sarà compresa, prima intere nazioni potranno riappropriarsi del loro futuro.


Un’affermazione fatta qualche riga sopra va però rivista: le politiche malthusiane non è vero che sono state fallimentari. Esse sono riuscite in pieno dove hanno consentito l’attuazione del più scientifico degli sfruttamenti dei paesi poveri. Sotto la maschera della “scientificità” hanno infatti permesso che tra i drammi del XX secolo non venisse nominato il neocolonialismo.


E’ dunque ora che il malthusianesimo venga sepolto insieme alle altre feroci ideologie del ‘900.


Fonte:https://www.enzopennetta.it/2012/07/seppellire-il-malthusianesimo/


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