ARCHIVIO - Il segreto dell'armonia. Quel numero divino che scorre nel sangue

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Il segreto dell’armonia. Quel numero divino che scorre nel sangue


28 dicembre 2009 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori



Ne ha dato notizia, di recente, anche questo giornale. Stando ai risultati di una vasta inchiesta di un’università austriaca (ben 150.000 soggetti di entrambi i sessi controllati e seguiti per anni), hanno miglior salute e speranza di vita più elevata coloro che hanno un rapporto tra pressione arteriosa massima e minima pari a 1,618.


Il curioso è che, a quanto pare, i medici che hanno pubblicato i dati dell’indagine non erano consapevoli del fatto che non si tratta di un rapporto numerico “qualunque“ e si sono sorpresi quando qualcuno ha rivelato loro di che si trattava.


Che cos’è, infatti, questo 1,618? Gli strumenti elettronici ne mostrano sempre più la presenza, a era già ben noto agli antichi, che lo legarono al Sacro, chiamandolo “ proporzione divina“ o “sezione aurea“ .


Per spiegarsi con l’esempio più semplice : da un bastone di un metro se ne taglino 38,2 centimetri, lasciandone dunque 61,8 centimetri. I due pezzi sono così in una dimensione armonica tra loro: in effetti, il rapporto tra il pezzo più lungo e il più corto è eguale al rapporto tra il pezzo più lungo e il bastone quando era intero. Questo rapporto è costante ed è sempre di 1,618, per dare solo i tre primi decimali .



Questo numero è ancor più enigmatico per noi di quanto apparisse agli antichi che non conoscevano, pare, la “successione di Fibonacci“, dove ogni cifra è data dalla somma delle due precedenti: 0,1,1,2,3,5,8,13….


Sin dall’inizio, il rapporto tra due numeri successivi della serie si avvicina al valore esatto e, a partire da 34, diviene pari alla “sezione aurea“ e tale resta all’infinito, diventando sempre più preciso.


E’ certo che scultori, pittori e architetti greci e romani – e, forse, ancor prima egizi – si servirono largamente della “proporzione divina“, tanto che secondo molti critici starebbe qui il segreto dell’armonia inimitabile di quelle opere d’arte. Forse la Grande Piramide di Cheope , certamente il Partenone di Atene, l’Arco di Costantino il Pantheon di Roma , l’acquedotto di Segovia e del Gard e molto altro hanno dimensioni calcolate in 1,618 .



Le Corbusier, forse il più celebre costruttore del secolo scorso , pur comunista e ateo . si fece apostolo della “proporzione divina“, sostenendo che era il segreto per ritrovare una architettura a misura d’uomo. Partendo da quella dimensione armonica voleva disegnare case da abitazione e città intere, certo di contribuire così alla “pacificazione interiore“.


Comunque, gli artisti antichi non facevano che rifarsi al Creato che li circondava, secondo la legge classica : natura magistra artis, la natura maestra dell’arte. In effetti era noto ai sapienti dell’era classica quanto siamo in grado di stabilire oggi con gli strumenti elettronici : quel rapporto che fa sì che una parte sia in proporzione armonica col tutto è presente nella fisica, nella botanica , nella zoologia, nella mineralogia, nella chimica.


Come mostrò Leonardo con il celeberrimo disegno ispirato a Vitruvio, lo stesso corpo umano, quando le sue proporzioni sono perfette, è tagliato alla vita secondo il “numero d’oro“ e nel medesimo rapporto stanno le varie parti tra loro, dal naso all’alluce.



Secondo valori che coincidono o si avvicinano all’1,618 (o secondo dimensioni che rispettano la “sequenza di Fibonacci“, legata direttamente a quel rapporto) sono molti altri organismi viventi, dai pesci, agli uccelli, alle farfalle.


Sino al caso particolarmente evidente della stella di mare a cinque punte che non per nulla, con il pentagono che ne deriva, è antichissimo simbolo religioso –e poi massonico- perché tutto basato su questa misura.


Così come molte conchiglie, cioè spirali logaritmiche rette dagli stessi rapporti presenti pure in botanica, a partire dalle foglie le quali, tra l’altro (lo si è scoperto di recente) con questa disposizione godono della migliore insolazione.


Il caso più sorprendente, analizzato al computer, è il fiore di girasole, con le sue migliaia di gialli semi disposti in perfetta successione “alla Fibonacci“.



E chi ha insegnato alle api a costruire quel capolavoro di ingegneria che è il loro alveare, con le sue cellette, tutto eseguito secondo sezione aurea e Fibonacci?


Bisogna guardarsi, certo, da forzature apologetiche e riconoscere che non tutto, nella natura, è misura ed armonia. L’ordine sembra convivere con il disordine, almeno apparente.


Ma c’è da capire coloro che, dai tempi pagani sino ad oggi -in ambienti non solo cristiani ma anche ebraici, musulmani, buddisti, non dimenticando la tradizione delle Logge- dicono di scorgere nella “sezione aurea“ le impronte digitali del Deus absconditus, del Dio che si cela e al contempo si rivela, lasciando tracce , indizi, segnali nella Sua creazione.



La scoperta attuale dei ricercatori austriaci della presenza del “numero divino“ nella circolazione del sangue , simbolo stesso della vita umana, sarà ulteriore conferma per chi crede di scorgere qui un enigma su cui indagare e meditare.


©Corriere della Sera


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