CLIMA: COSA NE PENSANO DAVVERO GLI SCIENZIATI? - PARTE I

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CLIMA: COSA NE PENSANO DAVVERO GLI SCIENZIATI? - PARTE I


In occasione della strillata attenzione mediatica sui "cambienti climatici" di presunta origine antropica, in seguito alla decisione dell'amministrazione Trump di recedere dagli accordi sul clima stilati a Parigi nel 2015 (che fanno parte dell'Agenda 21, di cui abbiamo parlato qui), proponiamo in esclusiva questo articolo inedito contenente informazioni che i media mainstream difficilmente vi daranno... un'informazione corretta crea una società sana! [Redazione]


Imperversa il dibattito sui cambiamenti climatici In tutto il mondo scienziati in numero sempre crescente stanno vagliando i dati ed esprimendo il proprio dissenso dalla “opinione condivisa” dell’IPCC dell’ONU che il riscaldamento globale sia provocato dalle attività umane.




 Nota di Ed Ring, Direttore di EcoWorld.com: sull’argomento del cambiamento climatico abbiamo pubblicato più materiale che mai in virtù di una ragione assai semplice: il dibattito non è ancora concluso per quanto concerne la causa, la gravità finale o i rimedi inerenti; in realtà il dibattito non è mai giunto a una conclusione, laddove uno dei più madornali esempi storici di distorsione mediatica ha visto la stampa convenzionale accettare la nozione che fosse terminato oppure sorvolare sull’emarginazione di chiunque si ostinasse a darvi seguito.


Verrebbe da pensare che data la posta in gioco – la riorganizzazione integrale dei nostri sistemi politico ed economico – il dibattito sia il benvenuto, che coloro i quali lo invocano siano salutati come esempi di moderazione e buon senso invece di essere stigmatizzati come fanatici ideologizzati o imbonitori corporativi. Il fatto che si consideri presumibilmente “concluso” il dibattito riguardante qualcosa il cui rimedio comporta trasformazioni talmente radicali e repentine dovrebbe suscitare l’allarme di chiunque, almeno a parole, abbia a cuore i diritti umani, le libertà individuali, la libera impresa e una società aperta.


Il concetto che chiunque metta in discussione l’allarmismo sul riscaldamento globale venga apertamente demonizzato dovrebbe preoccupare qualsiasi studioso di storia. La soluzione – controllo governativo su virtualmente qualsivoglia elemento emetta gas, fra cui CO2, che per piante e alberi è necessario per la sopravvivenza, nonché elevatissime nuove imposte (magari mascherate come meccanismi “cap and trade” [in sintesi, commercio di emissioni che superano un tetto massimo, ndt] favorevoli a Wall Street, ma il cui costo è a carico dei consumatori) – dovrebbe destare la preoccupata attenzione di chiunque tenga ad avere un governo rappresentativo e conferisca valore al concetto di proprietà privata.


Forse a essere in pericolo è il buon senso. Se la Terra si sta davvero riscaldando a causa della CO2 determinata dall’attività umana, in che modo si può intervenire? Sequestreremo 20-30 gigatonnellate di CO2 all’anno, quando con il denaro complessivo necessario a tale scopo riusciremmo a disinquinare tutti i fiumi, a bloccare il depauperamento oceanico delle risorse ittiche, a eliminare gli agenti inquinanti dell’aria e a fermare la malaria?


Pur accettando le conclusioni dei modelli climatici – problematici miscugli che costituiscono l’imperativo scientifico a monte dell’allarmismo inerente all’AGW [riscaldamento globale determinato dall’attività umana] e delle conseguenti politiche – non è forse vero che dovremmo sequestrare letteralmente l’ottanta per cento della CO2 attualmente ascritta alle attività umane?


Non è forse al di fuori delle nostre possibilità? Perché non attuare una riforestazione del pianeta? Perché non ripristinare le foreste di mangrovie che un tempo inibivano i flutti di marea lungo le costiere tropicali in modo che si possano rigenerare e impedire nuovamente alle tempeste stagionali di inondare le isole tropicali, e perché non impedire la distruzione delle barriere coralline e così porre termine alla sconsiderata pesca industriale in loco? Esiste una valida agenda ambientale del tutto disgiunta dall’allarme connesso al riscaldamento globale – ed esistono anche numerosi scettici che hanno comunque molto a cuore la questione ambientale.


Il senso comune ci suggerirebbe di mettere in discussione non l’agenda degli scettici, bensì quella degli allarmisti del riscaldamento globale che fanno affidamento sulla paura e su un approccio scientifico discutibile. Se esiste una “industria della negazione”, chi se ne avvantaggerà? Una manciata di gruppi di ricerca sottofinanziati? Se esiste un’agenda occulta, è assai più probabile che derivi dalla “industria dell’allarme”.


Le agenzie governative intascano maggiori introiti fiscali, le Nazioni Unite ottengono una fiumana di entrate, le compagnie assicurative riscuotono premi più elevati, i procuratori intentano un maggior numero di azioni legali, Wall Street ricava una nuova fonte di provvigioni e competenze, le corporazioni ottengono ulteriori sovvenzioni, vari attivisti, accademici, politici, consulenti professionali e organizzazioni no-profit del settore ambientalista acquisiscono una nuova fonte di finanziamento e influenza che spariglia le carte, le imprese di piccole dimensioni vengono distrutte in quanto non possono permettersi di conformarsi alle nuove norme, mentre le famiglie di ogni dove pagano costi punitivi per energia, acqua e terreno. È questo il futuro che vogliamo? Forse, se tutto questo allarmismo dell’AGW fosse vero!


Il Convegno Internazionale sui Cambiamenti Climatici del 2008 descritto nel presente servizio, tenutosi a New York City agli inizi di marzo, ha visto la presenza di alcuni fra i più credibili (nonché accreditati) partecipanti mai convenuti a un’iniziativa connessa al clima. Le loro relazioni sulla climatologia sono state disparate, come si conviene a un convegno scientifico, e i più erano “scettici”, e anche questo si addice a un evento di questa natura. Ma sebbene il rapporto lo descriva come ben coperto dai media, in realtà non è stato così. Per la maggior parte, questi ultimi lo hanno ignorato.


Il paragone adeguato non concerne il fatto che alcuni dei media abbiano o meno dato notizia di tale evento, bensì se l’evento abbia riscosso lo stesso livello di attenzione riservato al più recente comunicato stampa dell’IPCC (Intergovernmental Panel On Climate Change-Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) delle Nazioni Unite; sotto tale profilo la copertura è risultata inesistente e, in fin troppi casi, incline a proporre una derisoria e servile caratterizzazione dell’evento come l’ultimo rantolo dei “Flat Earthers” [sostenitori della teoria che la Terra sia piatta, ndt].


Numerosi individui coscienziosi, relativamente esenti da pregiudizi, percepiscono semplicemente che la scienza del clima è superiore alle loro forze; hanno bisogno di riconoscere che tale inibizione non ha fermato coloro che riportano le notizie o i membri delle comunità politica e dello spettacolo sui cui pronunciamenti costoro hanno fatto affidamento.


E coloro i quali credono all’allarmismo dell’AGW in quanto si adatta a distorsioni preesistenti oppure promuove un’agenda politica o economica, bene, costoro tengano presente questo: la scienza – una volta rimossi la corruzione e l’opportunismo che hanno infettato gran parte della comunità scientifica per quanto concerne la questione del presunto riscaldamento globale – non ha ideologia, né scopi reconditi; è del tutto imparziale. La scienza confida nello scetticismo e in ultima analisi si fonda sulla verità.


– Ed “Redwood” Ring, direttore e amministratore delegato di EcoWorld,
    15 marzo 2008, http://www.ecoworld.com




Si riaccende il dibattito: nell’ambito del convegno sul clima gli scettici sul riscaldamento globale contestano le asserzioni sull’opinione condivisa e sostengono l’avvenuta soppressione di conclusioni scettiche sulle previsioni allarmistiche

– Marc Morano, 15 marzo 2008


Gli scienziati scettici sui timori per il clima modificato dall’attività umana, convenuti al Convegno Internazionale sui Cambiamenti Climatici del 2008 tenutosi a New York City, hanno descritto “storie di puro orrore” relative a come alcune riviste scientifiche abbiano adottato un “comportamento scandaloso e immorale” nel tentativo di impedire loro di pubblicare il proprio lavoro sulle testate riviste dai pari.


Il pionieristico convegno del 2-4 marzo, che ha visto la presenza di oltre cento oratori e la partecipazione di oltre cinquecento convenuti, è stato l’occasione per presentare il rapporto di un team di scienziati internazionali i quali hanno costituito un gruppo allo scopo di controbattere all’IPCC delle Nazioni Unite. (Nota: l’autore del presente rapporto ha partecipato attivamente al convegno.)


L’evento, che ha riscosso una rilevante attenzione da parte dei media statunitensi e internazionali, ha visto anche la partecipazione di numerosi scienziati di tutto il mondo, che hanno fatto o fanno tuttora parte dell’IPCC. Il convegno si è svolto pochi mesi dopo la pubblicazione di un eclatante Rapporto di Minoranza del Senato degli Stati Uniti, che annovera oltre 400 eminenti scienziati i quali hanno di recente contestato le asserzioni relative al riscaldamento globale causato dall’attività umana. Gli oltre quattrocento scienziati del rapporto smantellano integralmente le asserzioni secondo cui “tutti gli scienziati concordano” sul riscaldamento globale provocato dall’uomo.


Tuttavia, come ha notato il 6 marzo il reporter ambientale del New York Times Andrew Revkin:


“Come tutti sappiamo, la climatologia non è un gioco numerico (esistono pile di dichiarazioni firmate da persone provviste di titoli di studio specialistici per tutti gli ambiti della questione).”


Inoltre, un’indagine canadese condotta presso alcuni scienziati, divulgata il 6 marzo 2008, ha presentato ulteriori riscontri del fatto che il presunto “consenso” è inesistente. Un sondaggio d’opinione su oltre 51.000 scienziati presso la Association of Professional Engineers, Geologists and Geophysicists of Alberta (APEGGA) ha rilevato che il 68 per cento di costoro si trova in disaccordo con la dichiarazione secondo cui “il dibattito sulle cause scientifiche del recente cambiamento climatico è risolto”.


Secondo l’indagine, solo il 26 per cento degli scienziati ascriveva il riscaldamento globale a “attività umane quali l’impiego di combustibili fossili”.


Il direttore esecutivo dell’APEGGA Neil Windsor ha affermato: “Non siamo affatto sorpresi. Non esiste alcun palese consenso degli scienziati del quale siamo a conoscenza.”


Il trattamento riservato agli scienziati scettici


Nella vignetta: - Okay! Credo che il genere umano stia causando il riscaldamento globale! - Molto bene... ridate all'eretico i suoi fondi di ricerca.
Nel corso del convegno, gli scienziati hanno messo in risalto la scarsissima tolleranza che istituzioni e riviste scientifiche hanno manifestato nei confronti dei punti di vista scettici sulla questione climatica.


“Noi [colleghi scienziati scettici] abbiamo parlato perlopiù di lavoro e di prossimi documenti, quindi abbiamo seguito il solito rituale delle lagnanze relative ai direttori delle riviste e alla ridicola trafila a cui talora siamo costretti a sottoporci per vedere pubblicati i nostri articoli. Ad ogni modo, alcuni colleghi hanno raccontato storie decisamente raccapriccianti su quanto loro accaduto allorquando hanno cercato di pubblicare documenti in cui si esaminavano punti di vista opposti a quelli del ‘consenso’; un tipo di comportamento decisamente scandaloso e immorale da parte di alcuni direttori. Ne sono rimasto sconvolto.”


Così ha scritto sul proprio blog (http://wmbriggs.com/blog/) il 4 marzo un partecipante al convegno, ovvero il Dr. William M. Briggs, statistico del clima presso il Probability and Statistics Committee dell’American Meterological Society nonché condirettore di Monthly Weather Review.


L’eminente fisico ungherese Dr. Miklys Zágoni, ex sostenitore del riscaldamento globale il quale ha di recente cambiato opinione sui timori per il clima e ora rientra nel novero degli scettici, ha presentato riscontri scientifici che confutano le crescenti paure inerenti alla CO2. Il mentore scientifico di Zágoni, lo scienziato nonché fisico dell’atmosfera ungherese Dr. Ferenc Miskolczi, si è dimesso dal proprio incarico presso la NASA in quanto disgustato dalla mancanza di libertà scientifica del suddetto ente. Miskolczi, il quale al convegno ha peraltro presentato le sue scoperte riviste dai pari, ha detto che avrebbe voluto divulgare la sua nuova ricerca che dimostrava come “le teorie sfuggite di mano relative all’effetto serra contraddicono le equazioni sul bilancio energetico”, ma sostiene che la NASA si è rifiutata di consentirglielo.


“Sfortunatamente, il mio rapporto professionale coi miei supervisori alla NASA si è deteriorato a un livello per me intollerabile. La mia idea di libertà scientifica non può coesistere con le recenti pratiche dell’ente di maneggiare i risultati scientifici relativi ai nuovi cambiamenti climatici,”


ha affermato Miskolczi secondo un articolo del 6 marzo su DailyTech.com

.
Il meteorologo Joseph D’Aleo, primo direttore di meteorologia presso The Weather Channel nonché ex presidente del Committe on Weather Analysis and Forecasting dell’American Meteorological Society, ha evidenziato che numerosi suoi colleghi non hanno partecipato al convegno in quanto “temevano che la loro partecipazione potesse compromettere il loro impiego”. D’Aleo ha descritto il timore di punizioni tipico di numerosi scettici come uno “stato di cose desolante”, ma si è anche detto convinto che esista


“con tutta probabilità una maggioranza silenziosa di scienziati esperti nei campi della climatologia, meteorologia e scienze affini i quali non avallano quella che viene definita come la posizione del ‘consenso’”.


Altri scienziati hanno ripreso tali asserzioni. Lo scienziato dell’atmosfera Dr. Nathan Paldor, docente di Meteorologia Dinamica e Oceanografia Fisica presso l’Università Ebraica di Gerusalemme nonché autore di quasi 70 studi rivisti dai pari, nel dicembre 2007 ha dichiarato che gli scettici riscontrano difficoltà di gran lunga superiori nel pubblicare sulle testate riviste dai pari. Paldor (il quale non ha partecipato al convegno tenutosi a New York) nella suddetta occasione ha scritto:


“Numerosi colleghi con cui ho avuto modo di conferire condividono queste opinioni e riferiscono la preclusione verso la possibilità di pubblicare sui media pubblici o scientifici il proprio punto di vista scettico.”


Nel febbraio 2008 l’ambientalista canadese Dr. David Suzuki ha richiesto pubblicamente che i politici scettici sulla “crisi” climatica di origine umana vengano schiaffati “in prigione poiché quanto stanno facendo è un atto criminoso”.


(Vedere inoltre l’approfondito rapporto di luglio 2007, nel quale si descrive il modo in cui gli scienziati scettici hanno subito minacce e intimidazioni.)



Le critiche verso l’opinione condivisa o “consenso”


Numerosi eminenti scienziati presenti sono rimasti decisamente colpiti dal convegno sul clima tenutosi a New York.


Il meteorologo e ricercatore del fenomeno uragani Stanley B. Goldenberg del NOOA (National Oceanic and Atmospheric Administration) di Miami ha elogiato il convegno sponsorizzato dal’Heartland Institute, e ha riferito al New York Times:


“Il fatto è che questo convegno testimonia che esistono numerosi scienziati affermati, stimati e in molti casi di fama mondiale, i quali hanno condotto in vari ambiti del ‘cambiamento climatico’ accurate ricerche i cui esiti divergono recisamente da quelli dell’IPCC [dell’ONU].”

Joseph D’Aleo non ha espresso che elogi per il convegno, infatti il 4 marzo ha scritto sul suo sito web (www.IceCap.us):


“Si è trattato del migliore convegno sul clima cui abbia partecipato in trent’anni di appartenenza alle associazioni professionali. Il raduno di due giorni ha visto oltre 100 eccellenti presentazioni a opera di scienziati provenienti da Australia, Canada, Inghilterra, Francia, Ungheria, Nuova Zelanda, Polonia, Russia, Svezia e, naturalmente, Stati Uniti.”


La spesso ripetuta nozione di “centinaia” o addirittura “migliaia” di scienziati allineati con l’ONU nell’approvazione di un unico “consenso” non regge a un esame accurato. Di tutti gli scienziati associati all’ONU, solo 52 hanno partecipato all’UN IPCC Summary for Policymakers, che ha dovuto attenersi ai dettami dei delegati e leader politici dell’ONU secondo una procedura descritta come più somigliante a uno scontro sui principi programmatici di una riunione di partito che a un procedimento scientifico.


Numerosi attuali ed ex scienziati ONU non condividono l’IPCC Summary for Policymakers e molti di essi hanno partecipato al convegno degli scettici sul clima tenutosi a New York. Inoltre, le cosiddette dichiarazioni di “consenso” di gruppi scientifici quali la National Academy of Sciences, l’American Meteorological Society e l’American Geophysical Union sono votate da all’incirca due dozzine di membri dei vari consigli direttivi, senza coinvolgimento diretto degli scienziati della ‘base’ nelle votazioni stesse.
D’Aleo ha affrontato la questione delle lamentele di alcuni giornalisti dei media convenzionali i quali hanno evidenziato che il convegno sul clima non ha prodotto una comunicazione scientifica convergente ma, al contrario, ha postulato molteplici spiegazioni del cambiamento climatico. D’Aleo ha scritto:

“Vi erano opinioni diverse, come si conviene in ambito scientifico, e tutte sono state rispettate. Non c’erano né il pensiero di gruppo né il modo di pensare stagnante che riscontriamo in occasione di altri cosiddetti convegni sul clima.”


Per quale motivo i media dovrebbero aspettarsi una comunicazione scientifica uniforme da un grande convegno sul clima? A quanto pare ai giornalisti andrebbe ricordato che l’evento insolito è l’IPCC dell’ONU (in fin dei conti, si tratta del Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) e non il convegno sul clima tenutosi a marzo a New York City. D’altronde è pur vero che il convegno degli scettici ha presentato un assortimento di posizioni scientifiche, tuttavia i giornalisti non dovrebbero sorprendersi per tale diversità di vedute. Al contrario, il quesito che costoro dovrebbero porsi è il seguente: come mai i fenomeni climatici sostenuti dall’IPCC dell’ONU sono caratterizzati da una tale conformità e mancanza di dissenso?


Molti giornalisti sono talmente abituati a presenziare agli incontri virtualmente già forniti di copione dell’UN IPCC Summary for Policymakers, incontri che raggiungono un “consenso” predeterminato secondo cui è l’umanità a pilotare la crisi


La copertura del convegno da parte dei media


Il convegno sul clima ha guadagnato l’attenzione di numerosi esponenti dei media, fra cui New York Times, BBC, Washington Post, ABC News, Associated Press, Reuters, China Post, CNSNews.com, CNN, Sun di New York, Fox News, Times of India, Ceske Noviny della Cecoslovacchia, Investor’s Business Daily, Financial Post del Canada, United Press International, WorldNetDaily.com e Wall Street Journal.


Parte della copertura mediatica convenzionale ha ben presto toccato il fondo. Ad esempio consultate il rapporto NewBusters in cui Miles O’Brien della CNN accusa gli scienziati del convegno di essere dei “Flat Earthers”. Altri media, fra cui il New York Times, hanno presentato una cronaca onesta. Nonostante gli sforzi di numerosi esponenti dei media di irridere il raduno, il fatto che giornalisti quali Miles O’Brien della CNN e Bill Blakemore di ABC News siano intervenuti, viste e considerate le loro passate cronache sugli argomenti climatici, per il convegno ha rappresentato una mezza vittoria.


Inoltre, nel corso del convegno il Business and Media Institute (BMI) ha presentato il proprio esauriente studio che evidenzia il modo in cui i notiziari riferiscono del riscaldamento globale. Lo studio dal titolo “Global Warming Censored” ha rilevato che i notiziari televisivi via cavo mettono a tacere il dibattito e fanno affidamento su “politici, star del rock e comuni cittadini per i servizi scientifici”. BMI ha peraltro espresso critiche sulla copertura mediatica dei notiziari relativa al Convegno Internazionale sui Cambiamenti Climatici. WorldNetDaily.com ha fatto altrettanto con un servizio dal titolo “Mainstream media’s mockery”. American Thinker è intervenuto autorevolmente con un resoconto assai esauriente dal convegno.


(Nota: per un campione della copertura mediatica, vedere la parte due del presente rapporto [disponibile tramite la pagina web citata in calce all’articolo].)



Smascherati i miti fondanti


Uno degli articoli più incisivi sul convegno è stato quello di John Tierney del New York Times (6 marzo), il quale ha messo in evidenza l’erronea nozione che i finanziamenti del “settore industriale” alimentino lo scetticismo in materia di clima. Tierney ha scritto:


“I critici ritengono davvero che vi siano da guadagnare più denaro e più gloria mettendo in dubbio il riscaldamento globale piuttosto che adeguandosi alle tesi della maggioranza? Pongo tale quesito non perché io metta in discussione l’integrità e la competenza dei ricercatori e dei gruppi ambientalisti che stanno ottenendo miliardi di dollari da enti governativi, corporazioni, fondazioni e privati cittadini preoccupati per il cambiamento climatico.”


Un rapporto dell’agosto 2007 esaminava in che modo i sostenitori del riscaldamento globale provocato dall’attività umana godono quanto a finanziamenti di un monumentale vantaggio rispetto agli scienziati scettici. Tierney ha citato una dichiarazione di Joseph Bast, presidente di Heartland:

“Le donazioni da parte di società del settore energetico non hanno mai superato il cinque per cento del nostro budget in qualsivoglia anno, né esiste alcuno sponsor corporativo che finanzi una qualsiasi parte di questo convegno.”


Tierney ha inoltre evidenziato il fatto che le cosiddette “soluzioni” al riscaldamento globale rappresentano per molti un modo di far soldi; ha scritto:

“A Washington il sistema cap-and-trade [in sintesi, commercio di emissioni che superano un tetto massimo, ndt] per ridurre le emissioni di anidride carbonica (del tipo criticato nel corso del convegno tenutosi questa settimana) è popolare – in misura non irrilevante – a causa dei membri delle lobby corporative che intravedono l’opportunità di far soldi grazie ai crediti di anidride carbonica”, quindi ha aggiunto che “fra l’altro vi sono consistenti fondi da distribuire a ricercatori che studiano il cambiamento climatico e le nuove tecnologie energetiche”.


Visioni diversificate, dissenso crescente

Il convegno degli scienziati dissenzienti di New York City si è tenuto dopo che in molti avevano dichiarato il 2007 come “l’apice” dell’allarmismo climatico e vi avevano fatto riferimento come all’anno in cui i timori concernenti il riscaldamento globale causato dall’attività umana avevano “morso la polvere” in quanto numerosi studi rivisti dai pari contraddicevano le paure per la CO2 in ascesa. Al convegno hanno preso parte molti degli oltre 400 scienziati annoverati nel Rapporto di Minoranza del Senato degli Stati Uniti del dicembre 2007.


Gli scienziati scettici hanno presentato sul cambiamento climatico visioni diversificate, tuttavia in linea generale si sono ritrovati attorno a vari punti chiave:

  1. attualmente la Terra rientra agevolmente all’interno della variabilità climatica naturale;
  2. quasi tutti i timori concernenti il clima sono indotti da non comprovate previsioni realizzate su modello al computer;
  3. numerosi studi rivisti dai pari continuano a sconfessare le paure per la CO2 in ascesa; e
  4. il “consenso” è stato costruito per scopi politici e non scientifici.

In nazioni quali Germania, Brasile, Olanda, Russia, Argentina, Nuova Zelanda, Portogallo e Francia, gruppi di scienziati si sono di recente pronunciati pubblicamente per contrastare e sfatare i timori concernenti il cambiamento climatico causato dall’uomo. Inoltre numerosi scienziati, peraltro convinti ambientalisti, ritengono che la promozione della paura per il clima abbia “cooptato” e “dirottato” il movimento dei verdi.


Il film dell’ex vicepresidente degli USA Al Gore dal titolo Una scomoda verità e i rapporti dell’IPCC dell’ONU hanno spinto numerosi scienziati scettici a pronunciarsi pubblicamente e a unirsi al crescente gruppo della ‘resistenza’. Nel maggio 2007 il climatologo Robert Durrenberger, già presidente della American Association of State Climatologists, ha dichiarato:


“Al Gore mi ha riportato alla lotta e mi ha spinto a condurre rinnovate ricerche in ambito climatologico. Quindi, in virtù di tutte le informazioni erronee sul cambiamento climatico propinate da Al Gore e dal suo esercito, ho deciso che i ‘veri’ climatologi dovrebbero tentare di aiutare il pubblico a comprendere la natura del problema.”



A partire dalla divulgazione del Rapporto di Minoranza del Senato degli Stati Uniti in data 20 dicembre 2007, in cui si esaminano i punti di vista di centinaia di scettici, esiste un flusso costante di scienziati da tutto il mondo i quali continuano a dichiararsi dissenzienti rispetto alla presunta “crisi climatica”.


A pochi giorni dall’inizio del convegno sul clima, la D.ssa Joanne Simpson, prima donna a conseguire un dottorato in meteorologia, ha dichiarato il proprio “scetticismo” a riguardo del catastrofico riscaldamento causato dall’uomo. In una lettera aperta postata il 27 febbraio 2008 dall’ex climatologo dello stato del Colorado Roger Pielke, Sr., il quale ha descritto la D.ssa Simpson come una “dei più eminenti scienziati degli ultimi cent’anni”, la studiosa, già in forza alla NASA nonché autrice di oltre 190 studi, ha scritto:


“Dato che non sono più affiliata ad alcuna organizzazione e non ricevo finanziamenti di alcun tipo, posso parlare in tutta franchezza”, spiegando che “il principale fondamento dell’asserzione secondo cui il rilascio di gas serra da parte dell’uomo è la causa del riscaldamento si basa pressoché interamente su modelli climatici. Tutti noi conosciamo la fragilità dei modelli riguardanti il sistema aria-superficie, basta guardare le previsioni del tempo. Come scienziata resto scettica.”


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