MASSIMO FINI PENSIERO II

MASSIMO FINI

MASSIMO FINI – VUOTO E TRUFFA DELLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA

A volte mi viene un pensiero, un pensiero terribile, che so che non dovrei avere, che mi fa paura, ma che non posso impedirmi di formulare: che cosa sarebbe stato il Novecento senza il comunismo, il nazismo, il fascismo? Comunismo, nazismo e un po' meno il fascismo, ma solo perché fenomeno italiano, hanno lasciato dietro di sè lutti, tragedie, infamie, una lunga scia di orrori ma hanno dato anche motivazioni, illusioni, speranze a milioni di uomini, sia a coloro che in quelle ideologie credevano sia a coloro che, con altrettanta convinzione, le combattevano.


 Comunismo, nazismo e fascismo sono stati anche un crogiolo di energia. Che cosa sarebbe stato quindi senza di loro il Novecento? Sarebbe stato una lunga, lunghissima, estenuante, sterile noia molto simile a questi ultimi cinquant'anni di pace e di democrazia. È fuori discussione che la prima metà del Novecento, squassata dalle ideologie, sia stata molto più ricca dal punto di vista creativo, in letteratura, nelle arti figurative, nel pensiero filosofico, della seconda vissuta nella pace, nella libertà, nella democrazia (se si escludono i Paesi dell'Est europeo).

L'ultimo vero filosofo è stato Heidegger, nato nel 1889, adesso abbiamo Popper, questa specie di Zdanov e di Lukàcs liberale che è riuscito a ficcare nel girone infernale del totalitarismo anche Platone e Aristotele senza tener minimamente conto dell'epoca e del contesto in cui operarono. L'ultimo grande scrittore europeo è stato Franz Kafka, adesso abbiamo Susanna Tamaro e i «cannibali» Stalin, Hitler, Mussolini furono dei personaggi nefasti, in misura diversa, ma certamente dei giganti rispetto a coloro cui, nel dopoguerra e in democrazia, siamo stati costretti a dare la patente e la nomea di statisti

. E' fuor di dubbio che comunismo, nazismo e fascismo siano stati potenti suscitatori ed evocatori di energie, negative ma anche positive. La democrazia e la pace, si sa, non sono esaltanti. Il grigiore è il prezzo che dobbiamo pagare loro.

Ma, diceva quel furbacchione di Churchill, la democrazia «è il peggiore dei sistemi ad eccezione di tutti gli altri». Se si riferiva alla democrazia rappresentativa mi permetto di avere qualche dubbio. Per conto mio, dopo cinquant'anni di esperienze, mi sono fatto la convinzione che la democrazia rappresentativa sia un metodo per metterlo nel culo alla povera gente col suo consenso. Una truffa.

Noi votiamo gente che non ci rappresenta affatto, chè una volta messo il deretano sulla cadrega pensa solo al miglior modo per conservarla. Al momento del voto vengono da noi a mendicare il consenso, strisciano come vermi -del resto sono vermi- per pietire una crocetta sul loro nome plebeo, ammiccano come puttane per catturare la nostra attenzione, ma «passata la festa, gabbato lo santo», si dimenticano che sono stati eletti per essere al nostro servizio e anzi, dall'alto dei loro privilegi, ci guardano con arroganza come se invece che popolo fossimo paria, una casta inferiore il cui compito è quello di prosternarsi davanti ai loro augusti piedi.

Nella democrazia rappresentativa noi paghiamo della gente perché ci comandi. C'è niente di più masochistico?

Oltretutto si tratta di individui di cui in realtà non sappiamo nulla e che, massimamente col sistema maggioritario, scegliamo in base ad autentiche idiozie, come il sorriso, la cravatta, il modo di vestire.

E in ogni caso i nostri rappresentanti, qualora anche ci rappresentassero, non contano nulla perché le decisioni, economiche e tecnologiche, che incidono sulla nostra vita, vengono prese a migliaia di chilometri di distanza, completamente fuori dal loro controllo.

E sempre più spesso non sono nemmeno più decisioni di uomini, ma movimenti ciechi di un meccanismo, quello industriale e monetario, che viaggia ormai per conto suo.

Noi siamo convinti di avere fatto dei grandi passi avanti in tutto e principalmente nella democrazia.

Ma la democrazia rappresentativa, minata dal principio della delega, è di una qualità infinitamente più scadente della democrazia diretta che era in uso nei villaggi dell'Europa preindustriale, preilluminista, premoderna. Qui i capifamiglia, riuniti in assemblea, decidevano tutto ciò che riguardava il villaggio; chi doveva essere il maestro di scuola, chi il pastore del gregge comunale, quali terre dovevano mietere a maggese, come dovevano essere ripartite le tasse.

Certo i contadini dell'ancien regime non partecipavano alla grande politica che si faceva a Versailles, ma è anche vero che le decisioni che si prendevano a Versailles non avevano alcuna incidenza sulla vita dei contadini.

La democrazia diretta -si obietta -è possibile solo in piccole comunità. Ecco un'altra buona ragione per frantumare lo Stato, «il più freddo di tutti i mostri» come lo chiamava Nietzsche, e tornare a comunità più circoscritte, più coese, più umane. La democrazia rappresentativa è una farsa, è vuota come una zucca, è sterile come un bardotto, è noiosa e inutilmente ilare come «Domenica in».

E a me torna quel terribile pensiero. Certo rispetto alle grandi ideologie guerrafondaie la democrazia e la pace, col loro macinar l'acqua, col loro tran tran quotidiano fatto di intrighi e di infamie piccole piccole, ci mettono al riparo da lutti, da tragedie e dall'orrore.

Ma a me più dell'orrore fa orrore il nulla.

Da "Il Borghese" del 05/11/1998


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