1923 - 2017 - MINISTRI DELLA GIUSTIZIA - TROVA LE DIFFERENZE

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1923



Alfredo Rocco


(Napoli, 9 settembre 1875Roma, 28 agosto 1935) è stato un politico e giurista italiano, al cui nome è legato il codice penale da lui varato e tuttora in vigore, nonché del codice di procedura penale, rimasto in vigore dal 1930 fino al 1988, quando è stato emanato il Codice Pisapia-Vassalli.


Biografia


Figlio di un ingegnere, la sua famiglia fu definita da Indro Montanelli "un allevamento di cavalli di razza"[1]. Tutti i suoi quattro figli emersero nel Novecento sul piano nazionale come giuristi: oltre ad Alfredo, Arturo (professore di diritto e procedura penale alle università di Ferrara, Sassari, Napoli e Roma, fondatore della scuola moderna del tecnicismo giuridico), Ugo (professore ordinario di diritto processuale civile a Napoli) e Ferdinando Rocco, presidente del Consiglio di Stato dal 1947 al 1950.


Professore ordinario di procedura civile all'Università di Parma (1906-1909) e a quella di di Palermo (1909-1910), di diritto commerciale alla Università di Padova (1910-1925), di legislazione economica del lavoro alla facoltà di scienze politiche e poi di diritto commerciale in quella di giurisprudenza dell'Università La Sapienza di Roma, ateneo cui fu rettore dal 1932 al 1935.



Rocco, già vicino al partito radicale, diventa nazionalista nel 1913, mentre è professore a Padova: egli rimette insieme il circolo nazionalista locale - scioltosi alla fine del 1912 - e pubblica nel gennaio 1914 l'opuscolo Che cosa è il nazionalismo e che cosa vogliono i nazionalisti, nel quale espone all'opinione pubblica il programma teorico del movimento, dai forti toni imperialistici e antidemocratici. Durante la crisi interventista del 1914-15, Rocco è un acceso sostenitore dell'ingresso dell'Italia nella Grande guerra.[2].


Dal 1920 al novembre 1922 Rocco fu presidente e amministratore delegato della società editrice del quotidiano «L'Idea Nazionale», organo dell'Associazione Nazionalista Italiana[3]. Sviluppò un rapporto molto stretto con i fratelli Perrone, proprietari dell'azienda Ansaldo, che gli fornirono lauti finanziamenti. Dovette però cedere la proprietà del giornale nel 1922, quando l'azienda fallì e i finanziamenti furono interrotti.



Nel 1921 fu eletto alla Camera dei deputati del Regno d'Italia. Prima della marcia su Roma si schierò a favore della fusione dell'Associazione nazionalista italiana con il Partito nazionale fascista, poi realizzata nel 1923, e si interessò particolarmente della questione di Fiume, recandosi in varie occasioni nella città per incontrare d'Annunzio[4]. Dopo la formazione del governo Mussolini fu più volte sottosegretario dal novembre 1922 al 1924, e in seguito fu eletto Presidente della Camera dei deputati il 24 maggio 1924. Dal 1925 al 1932 fu Ministro di grazia e giustizia e affari di culto e promosse la codificazione penale del fascismo, firmando il codice penale e quello di procedura penale del 1930, e conciliando la scuola penale Classica e quella Positiva col sistema del cosiddetto "Doppio Binario", ovvero l'alternanza fra pena e misura di sicurezza.


È stato presidente della Confederazione Italiana di Scherma dal 1924 al 1925.


Albert Einstein scrisse al ministro una lettera (riportata nella raccolta Come io vedo il mondo - Mein Weltbild) in cui affermava che non fosse necessario che gli scienziati italiani dovessero giurare fedeltà al partito fascista per continuare le loro attività didattiche e scientifiche. Nel 1935 gli fu conferito dalla Reale Accademia d'Italia il premio Mussolini.


Nominato senatore del Regno il 1º marzo 1934, morì a Roma nel 1935.


Fra i suoi allievi, il civilista Giuseppe Ferri.


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2017




Andrea Orlando


(La Spezia, 8 febbraio 1969) è un politico italiano, ministro della giustizia dal 22 febbraio 2014, prima nel Governo Renzi e successivamente nel Governo Gentiloni.


Precedentemente ha rivestito la carica di ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nel governo Letta dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014.


Dal 2006 è membro della Camera dei deputati dove è componente della commissione bilancio e della commissione parlamentare antimafia.


Il 23 febbraio 2017 annuncia la sua candidatura[1] alle elezioni primarie per la segreteria del Partito Democratico assieme a Matteo Renzi e Michele Emiliano, arrivando secondo dopo Renzi col 19.5%.[2]


Biografia


Consegue la maturità scientifica al liceo Scientifico Antonio Pacinotti di La Spezia.[3]



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