Qui è tutto un magna magna

Marcello Veneziani

Qui è tutto un magna magna


Se giri per Roma ma anche in tutta Italia, o se giri tra i canali televisivi, ti accorgi di un fenomeno massiccio, pervasivo, esagerato: la schiacciante prevalenza delle mangerie.


Non so come altro raggruppare i molteplici luoghi del cibo che si abbattono per le città e soprattutto per le vie del centro: pizzerie, kebab, sushi-bar, roba cinese, cucina etnica, street food, focaccerie, paninoteche, gelaterie, forni, ristoranti, trattorie.


Appena chiude un negozio, una libreria, spunta subito al suo posto uno spaccio di mangime (per uomini e bestie, la differenza si assottiglia). A far da contorno ci sono quei supermercati aperti h24 dove puoi ricorrere in caso di fame fuori orario, crisi d’astinenza o ipoglicemie notturne.


Con alcune perversioni: per esempio trovi dappertutto cibi per cani, gatti e vegani, ma non trovi quasi mai alimenti per diabetici che pure sono alcuni milioni, e sono costretti alla dieta non da una scelta, una credenza o un capriccio, ma da una necessità e da una malattia.


Poi vai a casa, fai zapping tra i canali e i programmi con cuochi, gare di gastronomia, guru dell’alimentazione, più signore incompetenti ma impenitenti in cucina invadono ogni rete, ti fanno ingrassare già a vista d’occhio, creano un’indigestione psico-visiva, un’abbuffata di cibi e pietanze, più tanta teoria e fenomenologia della panza piena.


Anche le conversazioni ormai vertono sui cibi e sui ristoranti migliori, o come contrappasso, sulle diete e la forma fisica. Persino nello spazio l’astronauta Nespoli cucina le lasagne. È il contributo italiano all’impresa spaziale.


Impressiona girare per le vie del centro storico, tra magnifiche chiese, antichi templi e rovine fascinose e trovare sempre e solo odori di fritto, effluvi di ketch-up, file mangerecce.


E come attrazioni turistiche davanti ai ristoranti esposizioni di carbonare senza tempo, pizze imbalsamate, cofane di fettuccine ridotte a installazioni d’arte grassa… Le strade grondano di colesterolo, non c’è angolo che non sia farcito da sacche d’adipe e sacchi d’immondizia, che poi sono in larga parte gli stessi cibi post mortem.


Per non dire dell’effetto devastante che producono nel centro storico i rifiuti dei b&b selvaggi, seminati per strada, in una specie di Digestione Corale, di Evacuazione turistica di massa. E bottiglie, bottiglie dappertutto, e lattine e rottami di pizze e cartoni che le contenevano.


Come se non bastasse, si fa pure volantinaggio e proselitismo intorno alle pizzerie e alle trattorie per invogliare la gente a ingozzarsi.


In isconto dei peccati di gola sorgono ovunque palestre e centri per riacquistare la forma o meglio per smaltire grassi ed essere pronti a ricaricarsi di cibi. Così il ciclo è completo e paghiamo due volte, per abbuffarci e per digerire, riducendo la nostra vita a un corridoio tra la cucina e il cesso, una specie di tubo digerente che si è fatto casa. La bulimia è pianificata a livello commerciale per renderci totalmente gastro-dipendenti e consumatori.


Poi vi lamentate dell’assenza di cultura, di insensibilità alla bellezza e all’arte, di refrattarietà alla lettura e ai luoghi di culto. O vi lamentate dell’obesità crescente, dei corpi sformati. Sono saltati sia i valori spirituali che quelli clinici. Scende il decoro, salgono i trigliceridi.

Dall’etica alla cotica.


È così temerario stabilire un nesso tra questo magna-magna generale e il degrado urbano e morale, la corruzione politica e sociale, il rincoglionimento seriale del nostro paese? C’è parentela tra l’abbuffarsi come imperativo avido di massa e l’assenza di passato e di futuro che ci connota, c’è una relazione tra fast food e reset mind (tradotto in napoletano, panza piena e capa vacante)? Ciccia.


La caduta di Roma antica avvenne tra banchetti e indigestioni, mangiare, vomitare per rimangiare, grassezza mezza bellezza. Le magnate piegarono i romani più dei barbari.


Ora ci risiamo. Mai come in questo caso Roma è lo specchio e la gigantografia dell’Italia, la Capitale del Prodotto Interno Lardo. Roma passò dai Sette Colli ai Quattro Formaggi.


MV, Il Tempo 30 ottobre 2017


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