Guardare all'esperimento di Tehching Hsieh per riscoprirsi sano di mente

di Camillo Langone ILFOGLIO.IT

Il performer ha vissuto per un anno legato a una donna con una corda lunga due metri e mezzo, senza mai potersi staccare e senza mai poterla toccare


“Ci sono tre istituzioni che io adoro: la casa di cura, la prigione e il monastero”.



Questo dice Marina Abramovic, santona dell’arte performativa, ad Hans-Ulrich Obrist in “Vite degli artisti, vite degli architetti” (Utet). Nel libro sono molte le interviste utili e quella della Abramovic è la più utile proprio perché la più sgradevole. Vi si elogia un performer ancora più masochista e fanatico, Tehching Hsieh, il cui capolavoro è consistito nel vivere per un anno legato a una donna con una corda lunga due metri e mezzo, senza mai potersi staccare e senza mai poterla toccare.



Dove risiede l’utilità di queste pagine?



Eccola: se dopo averle lette non provi alcun interesse a partecipare anche solo come spettatore a una di queste manicomiali performance hai la certezza di essere sano di mente, e chiudi il libro rinfrancato.


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