Il Partito di Rischio Calcolato (ovvero come uscire dalla crisi)

01/03/2012 Tratto da Rischiocalcolato.it

Alt! No non sta nascendo un partito e neppure un movimento, state sereni.

Spesso Rischio Calcolato e chi vi scrive vengono additati come cassandre catastrofiste, niente di più sbagliato. Rischio Calcolato in questi 24 mesi non si è solo limitato a registrare e interpretare la realtà sociale ed economica italiana ma ha fornito anche delle soluzioni.

Il problema nasce perchè  descrivere e commentare la realtà è un lavoro continuo, fatto di migliaia di post su argomenti disparati, le soluzioni invece sono contenute in pochi articoli che, sepuure spesso richiamati con link e citazioni, sono annegati nel mare magnum costituito dal flusso dei "fatti".

Dunque qui di seguito cito ancora una volta il Corpus delle Soluzioni. Ovvero il programma politico di Rischio Calcolato e personalmente non esito a dichiarare fin da ora che ove un qualsiasi partito politico,  le facesse sue io, funnyking (al secolo Paolo Rebuffo) ne sarei iscritto e militante attivo.

Quanto segue è il il frutto del lavoro della squadra che anima i blog RischioCalcolato.it e ScenariPolitici.net , non c'è nulla di originale solo buon senso e un minimo di visione politica. 

Il Corpus delle Soluzioni

a) Proposte Immediate per evitare la Bancarotta estratto:

Mossa 1: mandare una lettera agli inquilini (ben oltre 1 milione) che vivono in immobili di proprieta' pubblica, di enti locali, di edilizia popolare, o in mano ad enti. Parliamo di ben oltre 1 milione di inquilini, molto spesso che pagano affitti irrisori e molto spesso tutt'altro che poveri. Nella lettera c'e' scritto "lei potra' acquistare la sua abitazione, entro 30 giorni dalla presente, a prezzo ridotto del 30% rispetto ai valori di mercato. Comunque dovra' fornire sua dichiarazione ISEE sempre entro 30 giorni. Se non esercitera' tale opzione, sappia che nel caso lei abbia Reddito ISEE superiore a 20.000 euro (...e sono davvero tanti, non esattamente dei poveracci), la sua casa verra' venduta all'asta, con prezzo in base d'asta pari a quello a lei proposto maggiorato del 5%, entro 75 giorni da oggi".

Il valore di queste abitazioni e' valutabile prudenzialmente in 120-150 miliardi, a cui si aggiungono altri 40-50 miliardi di immobili sfitti in mano pubblica (anch'essi messi all'asta on line). Prevedibile che alla fine almeno 1/4 degli immobili verranno acquistati dagli attuali inquilini, ed un altro 1/4 all'asta. Il ricavo sarebbe di 80-100 miliardi. Teniamoci bassi: 70 miliardi per prudenza.


Mossa 2: dire SI all'accordo con la Svizzera, sulla Tassazione dei capitali Italiani detenuti nelle banche elvetiche, come fatto da Germania e UK. Il ricavo sarebbe di 20 miliardi. Teniamoci bassi: 15 miliardi per prudenza.


Mossa 3: Sappiamo che Crediti e anticipazioni attive per le amministrazioni Pubbliche valgono 240 miliardi; trattasi essenzialmente di crediti fiscali. Reviglio indica un valore di libro di quasi 370 miliardi (ma i dati sono di diversi anni fa che probabilmente s'e' ampliato) ed un valore di realizzo presumibile massimo poco superiore ai 100 miliardi. In queste voci ci sono le multe non pagate, canone RAI non pagati, le tasse degli anni scorse notificate a "presenti" evasori e non pagate, etc. L'operazione fu fatta anche nel 1999-2005 facendo incamerare 26 miliardi, ma fu un'operazione parziale. Ebbene ripetiamo l'operazione a largo spettro. Dalla Cessione dei Crediti possono ricavarsi tranquillamente 60 miliardi.  Teniamoci bassi: 45 miliardi per prudenza.


b) Il Taglio della Spesa e le Liberalizzazioni

E' necessario un taglio della spesa pubblica* di 200 miliardi di euro all'anno per riavere un futuro. Prima di proseguire  vorrei che rileggeste queste poche righe scritte da Antonio Martino:

*spesa totale di tutte le amministrazioni pubbliche secondo la classificazione fatta dalla Banca d'Italia.

dal Blog di Antonio Martino (verso la bancarotta):

......I nostri problemi non sono la patologia accidentale di un sistema di trasferimenti sano ma l'esito fisiologico, prevedibile e previsto, di un sistema sbagliato. Pensare che si possa crescere quando lo Stato e le altre amministrazioni pubbliche assorbono oltre il 51% del reddito nazionale è semplicemente donchisciottesco e del tutto irrealistico. Mai nessun paese al mondo ha avuto uno sviluppo sostenuto quando la spesa pubblica supera il 40% del reddito nazionale. La Svizzera è quasi priva di risorse naturali, non ha una popolazione omogenea, avendo lingue nazionali, religioni ed etnie diverse, eppure è il paese più ricco in Europa. Perché?
E' l'unico paese europeo nel quale la spesa pubblica non supera il 35% del pil e ha un federalismo cantonale vero, non l'orrendo scimmiottamento che ne abbiamo perpetrato in Italia, dove vengono considerati enti locali la Lombardia e la Sicilia, rispettivamente con 9,5 e 5 milioni di abitanti. La Confederazione Elvetica, con sette milioni di abitanti, ha ben ventisei canoni autonomi. Quello è vero federalismo, il nostro non lo è........

Ci sono dodici punti di PIL di troppo che vengono intermediati dallo stato. Sono 200 miliardi di euro che vanno lasciati nella disponibilità di imprese e cittadini italiani per tornare ad essere un paese in cui vale la pena di vivere. 50 miliardi servono per arrivare al pareggio di biliancio, 150 devono essere utilizzati per un taglio feroce alla pressione fiscale. Fatto questo, l'economia e la società italiana smetterà di regredire e tornerà a crescere. Il debito pubblico non sarà più un problema.


Parte 1 - Proposte per ridurre di 200 miliardi la Spesa Pubblica (cliccate sulla voce per  vederli)

La Casta, (i costi della politica) 

La Pubblica Amministrazione 

Le Pensioni

Etf Italia (Abbattere i Costi del Debito Pubblico)

La Difesa e le Forze Armate 

La Sanità 

Contributi alla produzione ed agli investimenti, Prestazioni sociali extra previdenziali, Aiuti e trasferimenti, investimenti 

Privatizzazione RAI 

Acquisti di beni e servizi, consumi intermedi 

Dismissioni e valorizzazione del Patrimonio Pubblico 

Parte 2 - Le Riforme (cliccate sulla voce per vederli)

Istruzione 

Mercato del Lavoro 

Liberalizzazioni

C) La Riforma Costituzionale Fondamentale   In ultimo inserisco la vera "Golden Rule" che da sola riformerebbe non solo l'economia ma il patto sociale fra stato, cittadini e generazioni.  

Ecco le due semplici regole da iscrivere a caratteri di fuoco nella costituzione.

a) Il vincolo del pareggio di bliancio

e più importante di tutto

b) Il tetto limite alla spesa pubblica fissato al 40% del PIL

Vi sembrerà incredibile ma basterebbero solo poche, meditate, righe iscritte nella costituzione per trasformare in poco tempo l'Italia in un paese solvibile e con un futuro.

Sposiamo dunque (quasi) in pieno la proposta di riforma costituzionale di Nicola Rossi che giace ad ammuffire in parlamento.

Il (quasi) è riferito ad un piccolo dettaglio: Nicola Rossi ha scelto il limite del 45% di spesa di tutte le amministrazioni pubbliche sul PIL, noi preferiamo il 40%, limite oltre il quale pensiamo  risulti difficile se non impossibile avere una crescita economica sostenibile nel tempo. (a meno che non si viva in una nazione con poca poplazione e molte risorse naturali...e non ci sembra il nostro caso)

Ad ogni modo pubblichiamo qui stralci del Paper che l'Istituto Bruno Leoni ha pubblicato sulla questione, questo è il link alla versione integrale


......Basta la regola costituzionale a rendere virtuose le scelte dei governanti? La storia non ci ha talora insegnato che le Costituzioni possono piegarsi e plasmarsi alle esigenze di chi governa, prima ancora che ai bisogni di chi è governato? L'art. 81 della nostra Costituzione, subito prestato a un'interpretazione debole, non è proprio la dimostrazione di ciò? In effetti, come detto, introdurre meramente il vincolo del pareggio sarebbe quasi come dare nulla più che un'esortazione al legislatore, di poco differente, in fin dei conti, da quello che prevede l'attuale art. 81.


Non a caso, nessuna delle proposte pendenti in Parlamento contiene esclusivamente il riconoscimento del principio. Ad esso debbono accostarsi necessariamente ulteriori disposizioni che lo rendano effettivo e resistente rispetto a qualsiasi interpretazione o prassi troppo generosa nei confronti delle scelte di spesa pubblica.


Se così concepita, l'introduzione del pareggio di bilancio non solo avrebbe il senso di imbrigliare le politiche di spesa, ma sarebbe anche l'occasione per dare loro credibilità: «Il primo [passo da intraprendere al fine di avvicinarsi ad una autentica riforma fiscale] è quello di riconoscere esplicitamente che una efficace norma costituzionale è necessaria a prescindere dal suo specifico contenuto, entro certi limiti. Il bilancio pubblico non può essere lasciato alla deriva nel mare della politica di una democrazia...........


....prescrivere soltanto che le uscite siano pari alle entrate, senza ricorso all'indebitamento, non è un vincolo sufficiente a garantire la responsabilità fiscale delle pubbliche amministrazioni, né nei confronti della popolazione attuale né nei confronti delle generazioni future. Perché tale responsabilità sia espressione di scelte di spesa credibili, essa deve accompagnarsi almeno a tre misure. La prima misura consiste nella fissazione di un tetto di spesa, che obblighi i governanti a razionalizzare e ottimizzare l'allocazione delle risorse disponibili. Vi è chi ha parlato anche di un tetto alla pressione fiscale, che rappresenta pur sempre un criterio sostanziale che supera il vincolo formalistico espresso dal saldo. Tuttavia, è preferibile spostare il tetto dal lato della spesa, anche per una questione simbolica di palesare, agli occhi dei governanti e dei governati, il fatto che i primi non possono spendere oltre un certo limite, come avviene in ogni sana gestione domestica.....


....La seconda misura consiste nella dettagliata proceduralizzazione del ricorso alle deroghe, da rinviare alla apposita legge rinforzata, al fine di evitarne l'abuso. Queste ipotesi sono evidentemente le più delicate, dal punto di vista della tenuta del principio rispetto alla volontà politica. Per questo, più che cercare di definirle puntualmente a monte, è necessario prevedere bene, nella legge di contabilità, le procedure e le maggioranze necessarie ad evitare che vengano abusate e che rientri dalla finestra quella «imprudenza delle autorità pubbliche nell'indebitarsi e nello spendere»4 che si cerca di far uscire dalla porta.


....La terza misura riguarda la previsione di meccanismi efficaci di enforcementÈ necessario introdurre dei sistemi di controllo che consentano la verifica del rispetto da parte del governo e del parlamento del vincolo di pareggio. A tal proposito, si potrebbe riprendere il requisito, proposto dalla commissione per le riforme istituzionali della IX Legislatura (cd. Commissione Bozzi), di una maggioranza qualificata per l'approvazione delle leggi rinviate dal Presidente della Repubblica per manifesta violazione dell'art. 81 (si pensi che fino alla presidenza Cossiga su 23 rinvii, 21 sono stati motivati ex art. 81 Cost.); si potrebbero prevedere un controllo preventivo della Corte dei conti sugli atti aventi forza di legge, un ricorso diretto e preventivo alla Corte costituzionale della medesima Corte, come già in parte in esame alle Commissioni riunite I Affari Costituzionali e V Bilancio della Camera, un rafforzamento dei controlli della Corte dei conti sugli enti territoriali, previsti dalla finanziaria del 2006.



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