COME PORTERANNO VIA LA VOSTRA RICCHEZZA

Maurizio Blondet 20 ottobre 2017

COME PORTERANNO VIA LA VOSTRA RICCHEZZA


Premessa: I  consumatori americani sostengono da soli il 18 per cento del prodotto lordo mondiale (per questo sono così obesi).  Per tutti questi anni di recessione hanno mantenuto i consumi alti (e sostenuto eroicamente l’economia mondiale), nonostante i redditi e salari calanti, al solito modo: indebitandosi. 


Mutui per la casa, rate per il SUV; studenti che s’indebitano per  pagarsi l’università, contando che poi guadagneranno abbastanza  per estinguerlo negli  anni; e  quando non si arriva a fine mese, debiti sulla carta di credito: un debito che ha raggiunto i mille e passa miliardi di dollari.  Con  quelli delle auto (1200 miliardi) e quelli studenteschi (1400),   sono cifre spaventose, che gravano su ogni busta paga  – per chi ce l’ha. 


Chi ha una  busta paga, se  la vede decurtare dai  prelievi dei creditori. Alla fin fine, non   rimane più niente.  Gli americani non  possono indebitarsi di più.


“Una  singola spesa  imprevista, come un pneumatico che esplode o una visita dal medico, manderebbe all’aria la maggior parte delle persone”,  scrive  Mazzalai.


Voi capite il dramma angoscioso della finanza: una riduzione anche modesta delle spese  del consumatore americano andrebbe a  ripercuotersi in  una caduta del Pil mondiale.


E non solo quello.  Già cominciano a risalire i pignoramenti di immobili, le insolvenze sui debiti   del college, i fallimenti sulle carte di credito.  Si sta tornando al 2008 e alla crisi dei subprime, quando le banche che avevano indebitato gente che non poteva permettersi  di pagare un mutuo,   avevano girato il credito (e il suo rischio) ad ignari fondi di investimento,  che pensavano così di lucrare gli interessi.  Ciò che non avvenne, perché milioni di debitori non furono in grado di pagare i ratei del mutuo.


La cosa peggiore però per la finanza  globale  è un’altra. Ricordiamo la verità fondamentale: “: il 98 per cento del ‘denaro’ è creato dalle banche. Le quali  creano denaro  dal nulla indebitando il prossimo.  Se il prossimo non s’indebita più, scompare denaro. Se il  prossimo diventa insolvente,  è  ancora denaro che scompare.


Deflazione da debiti eccessivi


E’  per questo che oggi  si è instaurata la deflazione: i prezzi non aumentano anzi tendono a calare, il circolante non circola con la dovuta velocità, c’è meno denaro per cui tutto si paralizza, consumi e produzioni. Le banche si riempiono di crediti inesigibili, che impediscono loro di indebitare ulteriormente.  Lo scadimento di valore di quei debiti aggrava ulteriormente la sparizione di denaro dal circolo.


E’ il destino maledetto della moneta-debito:  deve continuare a indebitare tutti e di più, ma bisogna anche che i debitori paghino le rate in continuo aumento: cosa impossibile.  Si è arrivati al punto che non si è potuto (voluto)  condonare il debito di un piccolo paese come la Grecia, perché il debito pubblico greco, i suoi buoni del Tesoro, erano  stati dati come “garanzia” per debiti ulteriori da chi li deteneva – specificamente, le banche  germaniche e, a distanza le francesi.


E la Deutsche Bank ha il più grosso portafoglio al mondo di “derivati” – che sono,  nelle forme più assurde e inventive, pur sempre debiti garantiti da altri debiti – quindi tutto si fa, in Europa, per  puntellare  Deutsche Bank. Perché se crolla quella crolla il mondo.


La banca centrale europea come le altre occidentali, cerca da mesi di stimolare la domanda nell’economia reale  (e l’inflazione)  iniettando miliardi di liquidità, Quantitative Easing (QE): ossia crea denaro dal nulla (elettronico) e lo usa per comprare “attivi” finanziari (azioni, obbligazioni,  ossia sempre  debiti) emessi da banche, aziende,  governi.


Non sta funzionando.  Quel denaro è pur sempre moneta-debito, creata indebitando,  e  chi la riceve paga un interesse. I governi  indebitati  pagano interessi 0, per ora; il che permette allo Stato Italia di indebitarsi sempre più, quasi gratis; ma presto il QE dovrà finire, ormai la BCE ha comprato tutto il comprabile, e finirà comunque quando al posto di Draghi andrà un tedesco o un olandese. 


Allora i nostri Buoni del Tesoro dovranno cercare compratori sui “mercati”, che ci chiederanno interessi altissimi. Impagabili.


E’ in questo momento  delicato e fragile, in cui la BCE spende le sue ultime cartucce, che  Bridewater Associats, il più colossale fondo d’investimento del mondo, ha scelto di “shortare”, ossia scommettere sul prossimo ribasso azionario di Eni S.p.A., il nostro gigante energetico. Sul ribasso di Eni ha scommesso  300 milioni.


Ma non basta: ha scommesso altri 310 milioni di dollari sul ribasso di Enel SpA, altri centinaia di milioni per scommettere sul  crollo di Unicredit, Intesa San Paolo, Assicurazioni Generali… Insomma ha puntato 1,3 -1,4 miliardi di dollari sul collasso  dell’intera economia italiana, sui nostri fragili “gioielli”, alcuni dei quali (ENI) posseduti a maggioranza da Cassa Depositi e Prestiti, il  gran prestatore pubblico,  ma   anch’essa SpA, dunque scalabile. 


Da chi prende miliardi a tasso zero per le sue speculazioni.



Come giustamente ha scritto Zero Hedge, Bridgewater non ha solo  sfidato l’Italia;  ha “chiamato” il bluff dell’intera Unione Europea e  del suo sistema finanziario”.  Draghi sta perdendo le ultime cartucce. Lo speculatore non poteva scegliere un momento più propizio per far saltare la  disfunzionale finzione chiamata “euro”.


“Cosa faranno Roma, Bruxelles e Francoforte?”, si chiede sarcastico Zero Hedge: “Dovranno pompare  denaro  in Italia, e in grandissime quantità.  Alla Merkel non piacerà, né piacerà al suo  nuovo partner di coalizione, il FDP; inoltre la Bundesbak comincerà azioni legali”.


In realtà, al contrario dei nostri politiici e “tecnici” insipienti che si lasciano sempre cogliere di sorpresa,  sono anni che la classe dirigente tedesca  – che non ha mai voluto trasferire un euro agli altri  – si prepara a questo momento. Schauble, fino a  che è stato ministro dell’economia, ha elaborato il progetto di trasformare lo ESM (orwellianamente chiamato “Fondo Salva-Stati”) in un Fondo Monetario Europeo: paesi che “non rispettano la disciplina di bilancio”, come il nostro,   saranno commissariati. Saranno i tecnici ESM, che ci presteranno i soldi per  chiudere i nostri buchi,   a “governarci”.


“Siete più ricchi di noi tedeschi”
L’Italia perderà   la sua sovranità. Magari a molti italiani piacerebbe: in fondo siamo stati tanto entusiasti europeisti per questo, sperando che gli stranieri ci governino al posto dei  nostri  politici. Ovviamente non capiamo che i “tecnici” ESM ci governeranno NON per il nostro bene, per  valorizzare le nostre attività economiche, renderle più competitive, migliorarle, riformare  il nostro apparato pubblico corrotto e inefficiente: questo richiede investimenti, ossia spese. No:  ci governeranno  nell’interesse esclusivo dei creditori , come ha sempre fatto il Fondo Monetario quando si è occupato di ”risanare” i paesi insolventi del Terzo Mondo: svuotandoli delle ricchezze nazionali.


Hanno l’occhio sulle   vostre ricchezze private


I dirigenti tedeschi sanno benissimo di cosa svuotarci: dei ricchi risparmi e patrimoni in mano agli italiani,  a cui guardano con  avidità  per nulla dissimulata.  Alla domanda come mai Berlino non rende l’euro una zona monetaria normale, rifiutandosi di trasferire ai paesi deboli i suoi surplus, Jens Weidmann – il capo della Bundesbank  – ha risposto:  «Sa che una ricerca tra i paesi dell’area euro  ha dimostrato  che le famiglie italiane hanno più patrimonio delle famiglie tedesche?


Non penso però che qualcuno auspichi un trasferimento di patrimoni dall’Italia alla Germania…»


E’ proprio quel che dice. Voi italiani avete tanto debito pubblico? Pagatevelo  coi vostri risparmi! E il nostro governo l’ha  anche fatto: accettando il bail-in, ossia il salvataggio delle banche insolventi (e da loro  malversate) coi soldi dei risparmiatori.  Accettato il principio, è esposto al miglior offerente il patrimonio finanziario  di noi privati (si dice, 4500 miliardi),   i cespiti pubblici di cui è azionista la Cassa Depositi e Prestiti, la stessa Cassa che è SpA…


Christian Lindner.
Il fondo Bridgewater, in fondo, è a quel monte di risparmi che aspira: aspira letteralmente. Il capitalismo terminale, basato sul  debito e ossia  sul vuoto,  risucchia come un potente aspirapolvere ogni ricchezza reale, ogni “pieno”, perché ha bisogno di qualche garanzia “solida”  pe  le sue montagne di debiti garantiti da altri debiti, l’uno sull’altro in equilibri instabili.


Ma  voi vi illudete che la Germania verrà in nostro soccorso? Dovrebbe farlo, direte, per il bene della zona euro; se fa bancarotta l’Italia crolla anche la Germania.


Ingenui: i tedeschi hanno pensato e  si sono preparati. Da anni. Dopo  la vittoria-batosta elettorale, Angela Merkel si affiancherà il FDP, il partito liberaldemocratico.  Il successore di Schauble sarà quasi certamente il leader del FDP, Christian Lindner.  Il quale ha espresso   le sue idee in interviste: “La Germania faciliterà uscita dall’euro dei paesi membri”, come sunteggia Wall Street Italia.


Lindner “ è convinto che il prossimo ministro delle Finanze tedesco [ossia lui]  dovrebbe lavorare a favore di una revisione dei trattati che contempli l’eventuale uscita dall’euro di un membro dell’Eurozona”.   Indovinate  a quale membri pensa .  Lindner è contrario all’idea di Schauble, di trasformare  lo ESM in un FMI europeo, “in grado di fornire sostegno finanziario ai Paesi in crisi”. 


Ma quale sostegno! “In un’unione monetaria nella quale le regole sul deficit di Maastricht sono rispettate non c’è necessita di un fondo di salvataggio permanente”, ha detto Lindner. Persino “sulla possibilità di creare un fondo interbancario europeo a tutela dei depositi”  Lindner si è detto “scettico”.


Quindi, una volta che lui sarà al posto di Schauble,  resteranno nell’euro (e nella UE)  solo i paesi che rispettano le regole di Maastricht:   debito pubblico al 60% del Pil e deficit non superiore al 3%. Gli altri sbattuti fuori, sui “mercati” mondiali.


Con Jens Weidmann al posto di Draghi  nella BCE, l’espulsione è garantita: Weidmann ad agosto già ha detto che, secondo lui,non c’è bisogno di prolungare il quantitative easing – il che significa: italiani, pagate gli interessi sui debiti a prezzi di mercato, il patrimoni li avete.

Perchè  Berlino ha rimpatriato  le sue riserve auree


Naturalmente voi   vi aggrappate all’idea  che la Germania non arriverà a distruggere la zona euro, perché ciò la danneggerà  troppo. Che  espulsi quelli che indeboliscono l’euro, si  ritroverà col Marco, rivalutato del 20-30 per cento,  e le sue amate esportazioni cadranno; che inoltre, nel caos che seguirà, sarà in pericolo la Deutsche Bank ripiena di derivati. Già il solo trasferimento da Londra all’Europa della stanza di clearing dei derivati potrebbe “quasi raddoppiare le richieste di margin call  da 83 miliardi di dollari a 160 miliardi”, in buona parte dovranno pagare le banche tedesche. Anche  la Germania ha  goduto dei  bassi tassi  BCE, che gli ha fatto risparmiare 24 miliardi l’anno; eccetera eccetera.


Ma è ovvio che la classe dirigente ci ha pensato, ed ha provveduto  ai tempi bui. Altrimenti perché avrebbe rimpatriato, tenacemente, per anni, le sue riserve auree? 674  tonnellate di lingotti d’oro, di cui 300 da Fort Knox, ma altre 374 da Parigi? Non è Parigi il socio forte della UE a guida tedesca? Che bisogno c’era?


Ma sì. L’oro è, sappiatelo, la sola moneta   che ha il suo “attivo dentro di sé”. La  sola moneta il cui valore non dipenda un debitore solvibile, ossia  da qualcun altro che, in qualche parte  del mondo, stia pagando un interesse. La riserva aurea è il materasso  per  le grandi cadute della finanza globale, la garanzia “solida”  su cui appoggiare i futuri debiti.


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