Sei austriaci su 10 non vogliono immigrati, punto. E se anche il Wall Street Journal apre gli occhi…

Di Mauro Bottarelli , https://www.rischiocalcolato.it/


Sei austriaci su 10 non vogliono immigrati, punto. E se anche il Wall Street Journal apre gli occhi…



Sono andato a letto cosciente e preparato, quindi stamattina ho affrontato la rassegna stampa con l’animo di chi sapeva che sarebbe stata una sorta di allarme rosso per la democrazia mondiale a causa delle scelte politiche sovrane, libere e indipendenti di uno Stato con 8,7 milioni di abitanti. Ma si sa, mai farsi cogliere con la guardia abbassata. Ad “Omnibus”, su La7, si è verificato il salto di qualità: non potendo più mettere in campo il solito allarme da “no pasaran” generico e ad ampio spettro, come quegli antibiotici che vanno bene un po’ per tutto, ecco che un Metternich dei giorni nostri come Marco Follini, suggeriva la nuova chiave di lettura critica: Kurz è troppo giovane e senza esperienza, quindi le sue politiche sono dettate, di fatto, dall’immaturità.


Dunque, non solo uno che è diventato ministro degli Esteri austriaco a 27 anni è diventato stronzo di colpo solo perché ha vinto le elezioni con una piattaforma di destra e anti-immigrazione.




Ma, soprattutto, indietro tutta sul concetto di ricambio generazionale: insomma, stanno raschiando il fondo. E con i denti, nemmeno più con le unghie. Non c’è niente da fare: ancora stamattina c’era chi aveva il coraggio di chiamare l’FPO forza neonazista, andando a frugare nell’adolescenza di HC Strache e dimenticando che tre quarti dell’attuale leadership italiana di sinistra in gioventù sosteneva Stalin e Ho Chi Minh.


La cosa grave non è questa patetica deriva accusatoria ma, bensì, il fatto che in base a questi ragionamenti chi ha votato Sebastian Kurz, il 31% degli aventi diritto, si ritrova per proprietà transitiva a fare la figura dell’allocco credulone che si è fatto abbagliare da un lattante della politica che adotta tesi di destra per convenienza. Chiedo scusa: perché negli ultimi quattro anni, in sede UE, nessuno ha fatto notare che l’Austria era rappresentata nella sua politica diplomatica da un incapace senza competenza ed esperienza, oltretutto anche un po’ nazista? Forse perché non era così, che ne dite?



O forse da fastidio altro? Ovvero che, con l”alleanza più che probabile con la FPO, il governo austriaco potrebbe porre con più convinzione l’attenzione su un tasto molto sensibile: la neutralità austriaca in politica estera e il suo non essere membro NATO come prodromo per un riavvicinamento ad Est della vecchia Mitteleuropa che non passi solo dal rapporto con il Gruppo di Visegrad ma direttamente con la Russia di Vladimir Putin, con Viktor Orban a fare da pontiere tra Vienna e Mosca?


Si sa, se metà dei Balcani entrano a far parte dell’Alleanza Atlantica, tutti a sventolare bandierine per festeggiare la crescita del fronte anti-russo ma, se per caso, le dinamiche volgono in senso opposto, apriti cielo: i cosacchi sono pronti ad abbeverarsi ai McDonald’s nel frattempo aperti a Graz come a Salisburgo, quindi scatta la quarantena.




Fu così per l’FPO di Joerg Haider, sarà così anche per quella di Kurz, se si andrà oltre. Più che altro, se Washington alzerà il telefono e farà squillare l’apparecchio a Bruxelles, mandando nel panico SuperCiuk. Insomma, il dialogo Ovest-Est fra Europa ed ex mondo sovietico va bene ma soltanto se mediato dallo spettrometro NATO: ovvero, atlantizzando Balcani ed ex-URSS prima di permettere un rapporto mediato di collaborazione e diplomazia fra i Paesi coinvolti.


E siccome esiste già la rogna balcanica rappresentata dall’intransigente Serbia, ci manca soltanto un’Austria che rafforza la sua natura di indipendenza e neutralità nei rapporti con i vari Stati: Kurz cederà in politica estera a quella che è l’agenda dell’FPO? La scelta del ministro ad hoc ci dirà molto al riguardo.



Ma è anche e soprattutto altro ancora a far arricciare certi nasini all’insù, ovvero la politica nei confronti dell’immigrazione. Kurz ha di fatto vinto mutuando quella della FPO, a cui ha anche drenato voti in tal senso tra l’elettorato della destra più moderata, quello tentato dal voto all’FPO che mai aveva messo in conto e che poi, stante la svolta a destra, ha trovato invece riparo sotto il più borghese e presentabile ombrello dell’OVP, soprattutto nelle grandi città.


Ma poco cambia, come ha fatto notare a scrutini conclusi proprio il leader dell’FPO, HC Strache: l’Austria è al 60% di destra. Ed è vero, perché chi ha votato OVP, spostando in alto l’asticella dei consensi negli ultimi sei mesi, ha di fatto votato l’FPO dal volto umano ma cercando la medesima rassicurazione politica: basta con le porte aperte. Ora e per sempre.




O, quantomeno, per un bel po’. E non sono biechi skinheads ruttanti birra quelli che hanno avanzato questa proposta ma normali cittadini, per la gran parte politicamente moderati e centristi, stufi di vedere le proprie città e i propri Paesi trasformati non solo in suk di nullafacenti a carico dello Stato con la scusa dello status di profugo ma anche di stranieri, da tempo su territorio austriaco, che hanno preso talmente alla lettera la questione dell’integrazione da voler loro integrare l’austriaco medio, trasformandolo nella migliore delle ipotesi in un apolide a casa propria e nella peggiore – ma non più peregrina – in un meticcio senza identità con tendenze etno-suicide.



E a dirlo non sono io, bieco razzista ma bensì il “Wall Street Journal” in questo straordinario reportage nella sorella maggiore dell’Austria,




quella Germania che ha visto ieri la Merkel e la sua CDU battuta nettamente dalla moribonda SPD in Bassa Sassonia, il Land che ospita gli stabilimenti della Volkswagen. E cosa ci dice quell’articolo, che vi consiglio caldamente di leggere? Due cose. Primo, la Germania della porte aperte voluta dalla Cancelliera comincia a chiedersi seriamente e con preoccupazione, anche in strati sociali che si pensavano esenti da certe tendenze, chi stia integrando chi nel Paese: ovvero, son gli stranieri ospitati a diventare u po’ tedeschi o i tedeschi che ospitano a diventare, ogni giorno di più, un po’ stranieri a casa propria, sempre con meno radici e tradizioni?


Domanda non da poco e tutt’altro che retorica, perché porta con sé un ragionamento da pelle d’oca per le anime belle e in tempi in cui Leoluca Orlando, con sprezzo del ridicolo, intende denunciare l’UE per genocidio relativamente ai naufragi nel Mediterraneo: voglio un Paese in cui, quando camino per strada, non mi riconosco più etnicamente?




Voglio uno sradicamento che il mondialismo imperante declina in progresso multiculturale e, invece, è soltanto azzeramento della mia tradizione, della mia patria, del mio modo d’essere e, infine, della mia razza (perché se esiste il razzismo, ontologicamente esistono le razze)? Insomma, se sono cresciuto in un Paese dove vedere un africano era un evento, voglio davvero invecchiare nello stesso Paese ma con il paradigma invertito, ovvero stupirmi di vedere un austriaco autoctono?


Secondo e non meno importante. Attenti, perché inconsapevolmente Kurz ha fatto in campagna elettorale il lavoro sporco per la Merkel in vista della creazione della coalizione di governo, tramutando l’Austria del patto di centrodestra a trazione FPO in un proxy potenziale di quello che potrebbe essere la Germania del prossimo futuro, stante le spinte immigrazioniste. E se ha muovere certe pedine, da qui a mesi, sarà la Germania con i suoi 82 milioni di abitanti e non l’Austria con i suoi 8,7 milioni, allora ci sarà da ridere.


Per me, sicuramente. Meno per Bruxelles.


Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli


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