La marcia da Roma

Marcello Veneziani

La marcia da Roma


Val la pena continuare a vivere a Roma? Me lo chiedo sempre più spesso, quasi ogni giorno, navigando tra il degrado, le sporcizie, il caos e i disservizi.


Avverto come tanti una sensazione di estraneità e rigetto in mezzo a migranti sempre più invasivi e prevalenti negli spazi pubblici – mezzi, strade, strutture sanitarie; fiumane di turisti per i quali noi abitanti siamo trasparenti, d’intralcio, quasi quanto loro per la nostra vita quotidiana.


E romani sempre più barricati dentro sé stessi, che vivono col selfie e non vedono oltre la loro trippa, che abitano da allogeni la loro città.


Ma se potessero, quanti romani andrebbero via dalla Capitale? Temo tanti, forse i più e non solo i più giovani, anzi più gli anziani dei giovani.


Capisco chi resta per necessità, chi per lavoro, chi per gli affetti, chi perché ha beni non trasferibili, o semplicemente non saprebbe dove andare o non ne avrebbe i mezzi per farlo. Ma chi è svincolato da tutto questo, chi può sottrarsi, chi ormai è libero, cosa lo trattiene, oltre l’abitudine? I motivi per andarsene ci sarebbero.


A Roma si vive sempre peggio, la città è sempre più ostile e sgradevole ai suoi abitanti, oltre che sporca e inefficiente. Vanno via i ragazzi, vanno via i pensionati, pensano di andar via anche gli altri. È andata peggiorando di anno in anno, di amministrazione in amministrazione, fino all’estrema unzione dei Raggi ultravioletti.


Una città affonda nel malessere ma la sindaca si unisce all’Anpi e grida al pericolo fascista. L’annuncio di una innocua manifestazione nostalgica nel ricordo di quel che accadde un secolo fa o lo scontro extraparlamentare tra il fascista Di Battista senior e il potenziale “golpista”, generale Pappalardo.


Altro che anarchici, terroristi, islamisti, rom, il pericolo vero sono loro, i fascisti, quella è l’emergenza prioritaria per Roma…


Resta l’Amor-Roma, espressione rotonda perché palindroma, il fascino di un luogo speciale, restano i ricordi e gli scorci magici, qualche magnifica serata, qualche glorioso mattino di luce e di azzurro, le vertiginose bellezze dell’arte e del sacro, lo sciupio di antichità e le prodigiose chiese, sparse per le strade e le piazze di Roma, la sfacciata santità di una città pure così perdutamente cazzara.


A volte il brutto si distrae, dorme o si concede qualche tregua. Ma la voglia di andarsene si fa sempre più forte perché avverti che Roma sta sempre più dileguando il suo cuore vitale, la sua anima carnosa, i suoi venti di ponente e i suoi angoli d’incanto.


Le ottobrate romane erano mitiche, proverbiali. Ora vedi una goffa metropoli che arranca, ha il fiatone, non trova una sua dimensione, sembra l’infinita pausa pranzo di un set, ma gli attori se ne sono andati, restano le bucce e le lattine, i ratti e i gabbiani, entrambi fuori posto.


Perché Roma non è sul mare ed era la città dei gatti…


Invasa da orde incolonnate di turisti e da orde sparpagliate di migranti, sommersa da b&b e barboni, ingolfata da ringhiose proteste e minacciosi cortei, più fiumane di motorini e negozi mangerecci che si sono mangiati ogni bottega e ogni libreria, i romani sono ormai considerati di troppo nella loro città, superflui, grotteschi, d’ostacolo per la visita delle sue rovine.


Loro, gli stranieri, i visitatori, vengono a vedere il nostro passato, mica il nostro presente. Del resto, camminando per le vie del centro, tutto sembra già fatto da secoli, le uniche tracce di vita presente oltre le auto, sono i sacchi d’immondizia…


Caput mundis, caput mortis.


Roma ha perso quella magica coralità e quella affabile cordialità che ti faceva sentire sempre dentro, mai fuori contesto. Ci toccherà prima o poi di andarcene, perché si vive male e si vive sempre più soli.


Meglio rifugiarsi in paese, se non fosse la riproduzione in scala del malessere romano; ma in piccolo, forse, è più sopportabile.


Se tutte le strade portano a Roma, da Roma si può partire per tutte le mete.


Anzi, visto che è improponibile e vietato ripetere lo storico percorso inverso, che dite se il 28 ottobre facciamo una bella marcia da Roma? Via, andiamocene via…


MV, Il Tempo 16 ottobre 2017


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