Fanculo la Catalogna e la sua telenovela, stanno preparando il 'Mondo Nuovo' sotto i nostri nasi

Di Mauro Bottarelli , il 9 ottobre https://www.rischiocalcolato.it

Fanculo la Catalogna e la sua telenovela, stanno preparando il “Mondo Nuovo” sotto i nostri nasi




“(ANSA) – ROMA, 9 OTT – Una nave tunisina e una barca a bordo della quale vi erano una settantina di migranti sono entrate in collisione al largo delle coste di Tunisi. Nell’incidente, secondo quanto si apprende, vi sarebbero numerose vittime.(ANSA). QA 09-OTT-17 10:22 NNNN”. E ancora: “Alcuni dispersi. Maggior parte dei migranti tratti in salvo (ANSA) – ROMA, 9 OTT – Nella collisione tra la nave e il barcone, avvenuta in acque Sar maltesi, sarebbero morti otto migranti ed alcuni sarebbero dispersi.

La maggior parte delle persone che erano a bordo del barcone sono state tratte in salvo. (ANSA). QA 09-OTT-17 11:18 NNNN”. Ma guarda un po’ le combinazioni, a volte. Come ricorderete, la scorsa settimana vi avevo parlato dell’emersione di un nuovo fronte migratorio, la cosiddetta “rotta tunisina” denunciata da sindaci e procuratori siciliani: “sbarchi fantasmi” di uomini tra i 20 e 40 anni, nessuna donna o bambino, che una volta giunti su territorio italiano venivano burocraticamente muniti di foglio di via, con cui si pulivano il culo, prima di sparire.



Ed ecco che arriva la tragedia a levare pressione dal governo, il quale pensava di aver risolto la questione pagando gli ex trafficanti libici tramutatisi in guardiani, un po’ come Soros mutato da speculatore a filantropo. Siano 8 o 15, poco cambia: se c’è il morto in mare, tutto torna in discussione. Oltretutto nella dibattuta area “search and rescue” maltese, quella che Minniti ha provato per settimane a coinvolgere nel piano di gestione degli arrivi, senza successo. E magari torneranno buone anche le ONG, stranamente sparite dagli schermi radar dopo l’accordo libico e il vademecum del Viminale.

Ci saranno storie da raccontare, gente che scappa da guerra e fame, cadaveri che riaffiorano dal mare, necessità di intervento: la retorica dell’accoglienza è pronta a gettare un bel tappeto sulla questione tunisina, di fatto il piano del governo di Tunisi di svuotare le carceri di delinquenti, offrendo loro la possibilità di scegliere: libertà lasciando il Paese o galera. Indovinate cosa scelgono? Tutti felicissimi di venire a pagarci la pensione, ci mancherebbe.

E guarda caso, questo strano speronamento con poche vittime ma molto impatto, arriva a poche ore dall’appello a freddo proprio del ministro dell’Interno, Marco Minniti, durante un forum organizzato dalla redazione di “Avvenire”. Se ve lo siete perso, vale la pena di sentire le sue parole. “La legge sullo ius soli va approvata entro questa legislatura, anche senza correzioni. Lo dico con nettezza: credo che si debba fare di tutto per approvarla, anche così com’è, in questa legislatura. Più difficile sarebbe correggerla, perché si accorcerebbero i tempi parlamentari per approvarla”. Insomma, al netto delle critiche di essere troppo di destra, ecco una bella virata calcolata a sinistra. E ancora: “Lo ius soli ha a che fare col tema dell’integrazione.

Perché chi si integra bene, difficilmente aderirà ai proclami dei terroristi”. Infine, “il mio obiettivo è andare verso il superamento dei grandi centri d’accoglienza, superare Isola Capo Rizzuto, superare Mineo, per passare a strutture piccole e meglio gestibili”. E cosa è accaduto, proprio in perfetta contemporanea con le parole di Minniti?


Non solo Anis Hanachi, il fratello dell’attentatore di Marsiglia, è stato arrestato a Ferrara con l’accusa di complicità nel duplice omicidio della scorsa settimana alla stazione della città francese ma si è scoperto che era in Italia da poco, ha indottrinato lui Ahmed, l’assalitore ovviamente morto e, soprattutto, è stato un foreign fighters in Siria. Insomma, perfetto. Da un lato sei vuoi evitare radicalizzazioni, devi far passare lo ius soli e accettare gli arrivi da dislocare in centri più piccoli e gestibili per integrare, dall’altro l’emergenza terrorismo resta altissima nel nostro Paese.

Casualmente, domani al Senato si discuterà la legge europea che contempla, oltre a mille tagliole di censura legate al linguaggio dell’odio e al razzismo, anche il contrasto al terrorismo on-line, tra cui quella che potrebbe portare a pene detentive per chi guarda filmati ritenuti legati a propaganda o indottrinamento al terrore. Il tutto, con la campagna elettorale alle porte. Quante cazzo di coincidenze ragazzi, roba da non credere. Sono paranoico? Forse ma di di sicuro lo siamo in due, stando a questo tweetdi Alex Stamos, capo della sicurezza di Facebook, che vi invito a leggere nella sua interezza.

E mi risulta difficile credere che dietro questa messe di concomitanze ci sia solo il fato. Per un paio di motivi. Primo, appare strano che in Italia si sia sostanziato un filotto investigativo simile legato ai fatti di Marsiglia, visto che in Francia le autorità hanno fermato una quindicina di persone nei giorni scorsi, poiché ritenute legate all’attentato e tutte rilasciate con tante scuse poche ore dopo. E poi, se era stato classificato come atto di un radicalizzato singolo, com’è questa possibile rete tipo Spectre che salta fuori e poi si sgonfia?

Secondo motivo, nel silenzio generale di chi è troppo occupato a seguire quella colossale troiata che è la telenovela catalana, giovedì scorso l’Assemblea Nazionale ha approvato a larga maggioranza le nuove leggi anti-terrorismo volute da Emmanuel Macron. Stando al governo, dal 1 novembre le nuove norme permetteranno di uscire dallo stato di emergenza che andava avanti dal 2015, prorogato per sei volte di fila. La riforma darà maggiori poteri al governo e ai prefetti in molti ambiti, riducendo il ruolo dei giudici. Forse la misura più controversa è la chiusura temporanea dei luoghi di culto per un periodo massimo di sei mesi in casi di emergenza.



Ma anche sulle decisioni riguardo la residenza di un individuo a rischio, sulle perquisizioni, sul controllo dei cellulari e delle comunicazioni personali, l’esecutivo potrà agire a propria discrezione. Tra gli altri provvedimenti previsti, viene ampliato l’uso delle intercettazioni e aumentato il controllo alle frontiere: il perimetro geografico dei controlli d’identità verrà esteso a un raggio di venti chilometri dai porti, dagli aeroporti internazionali e i posti di frontiera.

La legislazione speciale ha limitato il potere della magistratura e aumentato quello della polizia, che ha arrestato oltre 400 sospettati e condotto più di 4mila perquisizioni. Ora la discussione passa al Senato, dove il voto è atteso per fine mese. Insomma, lo stato di emergenza diventa legge ordinaria: ovvero, perenne. Gran bel colpo. Anche di spugna, soprattutto sui molti capitoli oscuri della recente storia di anti-terrorismo francese, in primis la provenienza delle armi usate nella strage del Bataclan, casualmente sottoposta al vincolo del segreto militare.

Ma gli Stati seri fanno così, cercano di prendere due piccioni con una fava: imporre il controllo sociale con l’alibi dell’emergenza terrorismo e, sfruttando la stessa, cominciare a blindare seramente le frontiere per tamponare il caos migratorio in arrivo. Vogliamo parlare della Germania? Ieri a Berlino si è tenuto un Incontro cruciale a porte chiuse tra la Cancelliera tedesca, Angela Merkel e il suo alleato bavarese della Csu, Horst Seehofer, in vista della messa a punto di un programma di governo.

La principale richiesta della componente bavarese dell’Unione CDU-CSU sarebbe proprio porre il tetto di 200mila immigrati l’anno, una tema cui la Cancelliera si è già detta contraria ma che, invece, pare aver trovato spirali di apertura.


Stando a Seehofer, sono state proprio le politiche della Merkel sul tema dell’immigrazione a favorire la forte affermazione di Alternative fur Deutschland. Detto fatto, la CSU ha pubblicato una lista di dieci richieste, tra cui quella di tornare alle radici conservatrici della coalizione, oltre al tetto sugli immigrati: “Dobbiamo combattere l’avanzata dell’AfD e far tornare indietro i nostri elettori”. La Merkel è pronta al grade passo indietro? Una cosa è certa, avendo a che fare con CSU e Liberali, difficilmente potrà mantenere la barra dritta sul tema migranti: a meno di un ripensamento della SPD verso una nuova, Grosse Koalition. Il rischio, in quel caso, sarebbe però quello di un ulteriore boom di AfD.

Gli analisti sono certi: il voto di domenica in Bassa Sassonia potrebbe orientare molto le decisioni della Cancelliera. Anche perché, se questo grafico



ci mostra come l’elettorato over-40 non creda a una vera riunificazione del Paese, quest’altro parla chiaro:



stando a uno studio previsionale dell’Institut der Deutschen Wirtschaft di Colonia, la popolazione della Germania salirà a 83,1 milioni entro il 2035. Il motivo? Il flusso continuo di migranti, sia economici che umanitari. Ma, guarda caso, dei 16 lander, sette vedranno invece un calo demografico, segnatamente nella ex DDR, dove i giovani scappano all’estero per mancanza di opportunità, i migranti non vogliono andare e l’invecchiamento della popolazione appare un tema ineludibile. Addirittura, in Sassonia-Anhalt, la previsione di calo della popolazione è del 10,6%. Ora, guardate questi altri due grafici:




sicuri che saranno proprio i migranti a pagarci le pensioni e garantire la stabilità dei conti? Nei Paesi seri si comincia a ragionarci su e si blindano le frontiere, pensando ad altre soluzioni. Qui, invece, pensiamo allo ius soli. Buona estinzione a tutti. Con o senza pop-corn.


Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli



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