La storia della conquista degli USA da parte dei Neocon - I

Pubblicato il 25 settembre 2017 da Il nodo gordiano

La storia della conquista degli USA da parte dei Neocon - PARTE I


“Le Porte dell’Inferno” di Gustave Doré per l’ “Inferno” di Dante. Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate. – Dante, “Divina Commedia,” Inferno (Parte 1), Canto 3, Verso 9
Prefazione del Saker: i quattro articoli seguenti, riuniti qui in uno solo, sono un’eccezione alla regola del Saker, cioè quella di non ripubblicare nel blog  articoli già pubblicati in passato. In questo caso, su richiesta di Paul Fitzgerald e Elizabeth Gould, ho deciso di fare un’eccezione per l’importanza e l’interesse del tema trattato: le origini del movimento Neoconservatore.


Sono particolarmente grato a Paul e Elizabeth,  che hanno accettato la mia richiesta di rimuovere le restrizioni originali del copyright su questo materiale per consentirne la pubblicazione sul blog del Saker. L’analisi che hanno scritto, propone un approfondimento molto prezioso sulle radici e sulla storia del fenomeno Neocon.


Parte 1 – L’imperialismo americano porta il mondo verso la visione dell’Inferno di Dante


Prima che i missili Tomahawk comincino a volare tra Mosca e New York, gli Americani dovrebbero auto-informarsi meglio e più velocemente sulle forze e sulle persone che affermano che la Russia abbia coperto [in inglese] l’attacco chimico da parte del Governo siriano contro il proprio popolo. 


La prova non sembra aver più importanza nella corsa per trasformare ulteriormente il mondo nella visione dell’Inferno di Dante: sono diventate sufficienti le accuse mosse da fonti anonime e false, basate su vere e proprie truffe. La paranoia e la confusione di Washington hanno una incredibile somiglianza con gli ultimi giorni del Terzo Reich, quando la leadership a Berlino era diventata completamente scollata dalla realtà . Le tensioni si sono sviluppate sin dall’autunno con le accuse che i media russi abbiano interferito [in inglese] nelle nostre elezioni presidenziali e che costituiscono una crescente minaccia alla sicurezza nazionale americana.


L’ultimo comunicato [in inglese] di WikiLeaks ha fortemente insinuato che c’erano degli hacker sotto contratto con la CIA, e non i Russi, dietro la fuga di notizie riguardanti le email della Clinton. Gli Stati Uniti hanno una tradizione di lunga data nell’accusare [in inglese] gli altri di cose che non hanno fatto e nel diffondere notizie false per dare sostanza alle accuse, con la finalità di fornire una motivazione per la guerra. Il lavoro dei servizi segreti di controspionaggio è disinformare il pubblico e condizionare l’opinione pubblica, e questo è ciò che è. L’attuale campagna governativa statunitense per diffamare la Russia su ogni cosa che fa, ha tutti i segni di una classica campagna di disinformazione ma questa volta ancora più folle.


Considerato che Washington ha messo Russia, Cina e Iran nella sua lista nera degli anti-globalisti da cui nessuno è autorizzato a sfuggire, non dovrebbero sorprendere le accuse lanciate contro di loro.  Ma l’accusa  ai Russi di minare la democrazia americana e di interferire in un’elezione, equivale a un atto di guerra [in inglese], che semplicemente non si potrà cancellare. Questa volta gli Stati Uniti non stanno demonizzano un nemico ideologico (l’URSS) o religioso (al Qaeda, ISIS, Daesh ecc.). Di questa ultima avventura nella più buia propaganda ne stanno facendo invece una guerra di razza, come i Nazisti nel 1941 fecero dell’invasione della Russia una guerra di razza, una guerra che gli Stati Uniti non possono giustificare o vincere.


Il livello e la veemenza della recente campagna di disinformazione sono andati via via crescendo. Ma il pubblico americano ha vissuto per così tanto tempo in un contesto culturale di notizie false (precedentemente definito propaganda) che molti sono cresciuti accettandole [in inglese] proprio come se fossero vere. George Orwell aveva previsto che sarebbe successo ed ora è così. Come grande sostenitore dell’intervento militare statunitense a Cuba e noto praticante [in inglese] della cosiddetta “stampa gialla” [stampa scandalistica], nel 1897 William Randolph Hearst rimproverò [in inglese] l’illustratore che aveva inviato a Cuba e che non aveva trovato nessuna guerra da illustrare, dicendo “Tu dammi le immagini e io ti darò una guerra”.


Hearst alla fine ha ottenuto la sua guerra e l’esperimento americano sull’imperialismo è cominciato [in inglese].


Gli Americani ora dovrebbero sapere che le guerre del loro paese sono terreno fertile per notizie faziose, di parte, xenofobe e false, e che gli Stati Uniti sono in uno stato permanente di guerra dal 1941. Anche se gli obiettivi sono cambiati negli anni, non è invece cambiato lo scopo della propaganda. Durante la guerra, gran parte delle culture sono costrette, persuase o semplicemente minacciate di dover accettare le risapute falsità che demonizzano i nemici, ma non importa quanto spesso siano state ripetute e dette chiaramente: nessuna bugia può reggere se la guerra non finisce mai. Henry Luce del Time and Life Magazine, il leggendario “paladino della Guerra Fredda”,  considerava la sua lotta personale contro il comunismo “una dichiarazione di guerra privata”. Aveva perfino chiesto [in inglese] a uno dei suoi superiori se l’idea potesse essere o no “probabilmente illegale e probabilmente folle”?


Tuttavia, nonostante i suoi dubbi sulla propria sanità, Luce ha permesso alla CIA di utilizzare il suo Time/Life Magazine come una copertura [in inglese] per le operazioni dell’Agenzia e di fornire credenziali al personale della CIA.


Luce non era il solo ad essere al servizio delle guerre di propaganda della CIA. Alcuni documenti [in inglese], resi pubblici di recente, rivelano che la propaganda della CIA riguardava tutti i principali mezzi di comunicazione. Durante la Guerra Fredda decine tra i più rinomati giornalisti e opinionisti consideravano un privilegio evitare che l’opinione pubblica americana si allontanasse dal controllo della CIA.


Ora che la nuova Guerra Fredda è diventata calda, ci vogliono far credere che i Russi abbiano violato questo muro di giornalisti non così attendibili e abbiano scosso le fondamenta di tutto ciò che dovremmo avere a cuore, cioè la correttezza del processo elettorale statunitense e la “libertà di stampa” in America.


La propaganda nera non è altro che mentire. I governi autoritari mentono regolarmente. I governi totalitari lo fanno così spesso che nessuno ci crede. Un governo basato su principi democratici, come gli Stati Uniti, dovrebbe dire la verità, ma quando i documenti [in inglese] dello stesso governo statunitense rivelano che ha mentito più e più volte per decenni, il gioco è finito.


Gli imperi hanno già seguito in precedenza questa strada, una che non finisce bene. Oggi agli Americani è stato detto di considerare il punto di vista russo come falso e di ignorare qualsiasi notizia che sfidi i media ufficiali ed il governo degli Stati Uniti su ciò che è vero e ciò che è falso. Ma per la prima volta a memoria d’uomo gli Americani sono diventati consapevoli del fatto che quelle persone, definite [in inglese] una volta “i folli” dal Segretario di Stato Colin Powell,  hanno portato il paese sul precipizio.


I sicari [in inglese], uomini e donne, neoconservatori  di Washington hanno una lunga lista di bersagli che passano da una generazione all’altra. La loro influenza sul governo americano è stata catastrofica, tuttavia non sembra avere mai finire. Il senatore J. William Fulbright aveva identificato 45 anni fa il loro sistema irrazionale per  portare avanti una guerra senza fine in Vietnam, nell’articolo [in inglese] del New Yorker “Riflessioni prigioniere della paura”:


La cosa veramente eccezionale di questa psicologia della Guerra Fredda è il “transfer” totalmente illogico dell’onere della prova da chi accusa a chi li interroga … I “paladini” della Guerra Fredda, invece di dire come potevano sapere che il Vietnam fosse una parte del piano di espansione mondiale del Comunismo, hanno  manipolato i termini della discussione pubblica così tanto da poter pretendere dagli scettici la dimostrazione che non lo fosse. Se gli scettici non potevano allora continuare la guerra,  fermarla sarebbe stato rischiare sconsideratamente la sicurezza nazionale.


Fulbright si era reso conto che “i folli” residenti a Washington avevano capovolto il mondo e concluse dicendo: “Arriviamo al massimo livello illogico: la guerra è la via della prudenza e della sobrietà fino a quando la causa della pace non viene dimostrata con impossibili regole di prova (o mai) o fino a quando il nemico si arrende. Gli uomini razionali non possono confrontarsi gli uni con gli altri su questa base.” Ma questi non erano uomini razionali e il bisogno di aumentare la loro ricerca irrazionale è solo aumentato con la sconfitta in Vietnam.


Avendo dimenticato la lezione del Vietnam e dopo un tragico bis in Iraq,  che lo stimatissimo Generale William Odom [in inglese] considerava “equivalente ai Tedeschi a Stalingrado” [in inglese], i folli sono nuovamente in azione. Senza nessuno che li fermi, hanno lanciato una versione aggiornata della Guerra Fredda contro la Russia, come se nulla fosse cambiato da quando è finita l’ultima nel 1992.


L’originale Guerra Fredda è stata immensamente costosa per gli Stati Uniti e condotta al picco del potere militare e finanziario americano. Gli Stati Uniti non sono più quel paese. Dato che si trattava della cosiddetta “minaccia” ideologica del Comunismo, gli Americani devono questa volta chiedersi, prima che sia troppo tardi, che tipo di minaccia possa essere stavolta una Russia capitalista/cristiana per i leader del “mondo libero”?


Intorbidendo le acque in un modo mai visto dall’epoca del senatore Joe McCarthy e all’altezza della “Paura Rossa” degli anni ‘50, la “legge contro la disinformazione e la propaganda” emanata [in inglese] senza fanfare da Obama nel dicembre 2016, autorizza ufficialmente una burocrazia di censura governativa paragonabile solo al Ministero della Verità del romanzo 1984 di George Orwell.  Riferendosi al “Global Engagement Center” [in inglese, Centro di Impegno Globale], lo scopo ufficiale della nuova burocrazia sarà quello di “riconoscere, capire, esporre e contrastare gli atti di propaganda e disinformazione di stati stranieri e non governativi.”


Ma il vero scopo di questo  Centro Orwelliano sarà quello di gestire, eliminare e censurare le opinioni dissidenti che sfidano la nuova versione della verità di Washington, e di intimidire, aggredire e imprigionare chiunque ci provi. La criminalizzazione del dissenso non è nulla di nuovo in tempo di guerra, ma dopo 16 anni di guerra incessante in Afghanistan, una sconfitta simil-Stalingrado in Iraq e con Henry Kissinger che consiglia il Presidente Trump sulla politica estera, il Global Engagement Center ha già assunto le caratteristiche di una pericolosa farsa.


Il brillante cantautore satirico americano degli anni Cinquanta e Sessanta, Tom Lehrer, attribuì il suo ritiro anticipato dalle scene ad Henry Kissinger, dicendo che “la satira politica è diventata obsoleta nel 1973, quando Kissinger è stato insignito del Premio Nobel per la Pace”. I tentativi ipocriti di Kissinger di assicurare una “pace onorevole” nella guerra in Vietnam sono da considerare quantomeno ridicoli. Le sue lunghissime negoziazioni prolungarono la guerra per altri 4 anni, costando la vita a ventiduemila americani e un numero indefinito di vietnamiti. Secondo Larry Berman, ricercatore dell’Università della California e nel 2001 autore di [in inglese] Niente pace, niente onore: Nixon, Kissinger e il tradimento in Vietnam, non ci si aspettava che gli accordi di pace di Parigi organizzati da Kissinger funzionassero davvero: sarebbero dovuti servire solo come giustificazione per una guerra aerea brutale e permanente una volta violati. Berman scrive [in inglese]:


Nixon capì che ottenere la pace sarebbe stato impossibile, così come vincere la guerra, quindi programmò una fase di stallo indefinita con l’utilizzo dei B-52 per sostenere il governo del Vietnam del Sud fino alla fine della propria presidenza… ma il Watergate rovinò il piano.


La guerra in Vietnam aveva interrotto la presa dell’establishment orientale sulla politica estera molto prima dell’entrata in scena di Nixon e Kissinger. La distensione con l’Unione Sovietica era avvenuta durante l’amministrazione Johnson, nel tentativo di portare un po’ di ordine nel caos, e Kissinger l’aveva portata avanti durante le presidenze Nixon e Ford.


Ma la distensione, pur attenuando una crisi, ne creò una ancora peggiore, scardinando la lunga lotta interna allo “stato profondo” per il controllo della politica americana nei confronti dell’URSS. Il Vietnam rappresentò molto più di una semplice sconfitta strategica: fu un fallimento concettuale [in inglese] all’interno della battaglia cinquantennale per contenere il comunismo di stampo sovietico. I Pentagon Papers [i “Documenti del Pentagono”] rivelarono l’entità della doppiezza e dell’incompetenza del governo statunitense ma, piuttosto di riconoscere la sconfitta e tracciare una nuova rotta, i suoi proponenti ribatterono con una campagna ideologica machiavellica conosciuta come l’esperimento nell’analisi competitiva o, in breve, Team B [in inglese].


Lawrence J. Korb, ricercatore del Center for American Progress e viceministro della Difesa dal 1981 al 1985, in un articolo [in inglese] del Los Angeles Times dell’agosto 2004 intitolato “È tempo di mettere da parte il Team B”, presentò ciò che lui riteneva essere la vera tragedia rappresentata dall’11 Settembre:


I resoconti della Commissione sull’11 settembre e del Comitato del Senato sull’Intelligence hanno mancato il vero problema della comunità dell’intelligence, che non è l’organizzazione o la cultura ma il concetto del Team B. E i veri malvagi sono i falchi che hanno creato questo concetto, partendo dalla riluttanza ad accettare i giudizi equilibrati degli esperti dell’intelligence.


Parte 2 – Come i neocon premono per la guerra falsificando i conti


Una vignetta del 1898 raffigura gli editori Joseph Pulitzer e William Randolph Hearst vestiti come personaggi della vignetta del giorno, una satira del ruolo dei loro giornali nel fomentare l’opinione pubblica verso la guerra – di Leon Barritt (Wikimedia)


La maggior parte degli Americani estranei dai circoli politici di Washington non sa nulla del Team B, da dove venga o di cosa sia responsabile, né sono consapevoli delle sue radici nella Quarta Internazionale, la branca trotskista dell’Internazionale Comunista. Lawrence J. Korb attribuì al Team B il fallimento dell’intelligence rappresentato dall’11 settembre, e così scrisse sul Los Angeles Times in un articolo [in inglese] del 2004:


Le radici del problema risalgono al 6 maggio 1976, quando l’allora direttore della CIA George H.W. Bush creò il primo Team B. Il concetto di una “analisi competitiva” dei dati fatta da una squadra alternativa fu contrastata da William Colby, predecessore di Bush alla guida della CIA. Anche se il resoconto del Team B conteneva pochi dati fattuali, ricevette un’accoglienza entusiastica da parte di gruppi conservatori come il Committee on the Present Danger [Comitato sul Pericolo Attuale]. Però il resoconto si rivelò essere grossolanamente inaccurato. Il Team B aveva ragione su una cosa: le stime della CIA erano sbagliate. Ma erano sbagliate nella direzione opposta.


Korb spiegò che uno studio del 1978 del Comitato del Senato sull’Intelligence aveva concluso che la selezione dei membri del Team B aveva prodotto una composizione errata di prospettive e valutazioni politiche. Ed un’analisi del 1989 concluse che la minaccia sovietica era stata “fondamentalmente sovrastimata” nei rapporti annuali della CIA. Eppure il fallimento del Team B nel 1976 non scoraggiò i falchi dal contrastare i giudizi della CIA nei successivi tre decenni.


Ora da tempo dimenticate, le origini del “problema” del Team B in realtà risalgono alle opinioni politiche radicali e ai pregiudizi di James Burnham, al suo sodalizio con il rivoluzionario comunista Lev Trotsky e la creazione di potenti gruppi ad hoc della classe dirigente orientale: il Comitato sul Pericolo Attuale e il Consiglio per la Sicurezza Americana [in inglese]. dall’inizio della Guerra Fredda, fine anni ’40, una strana coalizione di ex-trotskisti radicali e associazioni economiche di destra aveva esercitato forti pressioni per aumentare i budget militari, acquisire sistemi d’arma avanzati e intraprendere una azione aggressiva per affrontare il comunismo sovietico.


Il Vietnam aveva lo scopo di dimostrare la brillantezza delle loro teorie, ma come descritto dallo scrittore Fred Kaplan nel Wizards of Armageddon a pagina 336:


Il Vietnam ha svelato il lato oscuro di quasi tutti coloro all’interno della macchina della sicurezza nazionale americana. Ed ha fatto venire alla luce qualcosa di squallido e inquietante sulla stessa impresa degli intellettuali della difesa. Ha rivelato che la nozione di forza alla base di tutte le loro formulazioni e scenari era un’astrazione, praticamente inutile come guida per l’azione.


Kaplan termina scrivendo “La disillusione per alcuni divenne pressoché totale”. Il Vietnam rappresentò molto più di una sconfitta strategica per gli intellettuali della difesa americana; rappresentò un fallimento concettuale [in inglese] nella cinquantennale battaglia per contenere il comunismo di stampo sovietico, ma per la Team B, quella disillusione rappresentò l’opportunità di una vita.


CONTINUA


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