Cosa unisce l'addio di Schaeuble al caos Ryanair? Il fatto che, alla fine, la dura realtÓ va affrontata

Di Mauro Bottarelli , il 27 settembre 2017 https://www.rischiocalcolato.it

Cosa unisce l’addio di Schaeuble al caos Ryanair? Il fatto che, alla fine, la dura realtà va affrontata




Sul futuro politico della Germania sappiamo ancora poco e niente, a parte che Angela Merkel ha promesso il governo entro Natale (e sicuramente dopo le elezioni in Bassa Sassonia del 15 ottobre). Ci sono, però, un paio di certezze a latere: Wolfgang Schaeuble, l’arcigno ministro delle Finanze, abbandonerà il suo potente dicastero per diventare il nuovo presidente del Bundestag. E, di conseguenza, per italiani e Club Med inizia il conto alla rovescia verso i cazzi amari. Dopo le indiscrezioni di ieri, la versione online della “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, quotidiano vicino ai conservatori tedeschi, oggi scriveva infatti che il ministro delle Finanze uscente sarà proposto il 17 ottobre dal capogruppo della CDU, Volker Kauder e da quello della CSU, Alexander Dobrindt, per la presidenza del Parlamento.



E l’ex delfino di Helmut Kohl avrebbe anche già accettato. Un ruolo di prestigio per un uomo che ha segnato la storia del Paese, visto che era al fianco di Helmut Kohl come ministro dell’Interno nell’anno cruciale della caduta del Muro e della Riunificazione ma anche una mossa strategica che libera una casella fondamentale nel nuovo esecutivo che nascerà. Insomma, la Merkel è pronta da mettere sul piatto delle trattative la pietanza irresistibile per i Liberai, tanto che già circola il nome di Wolfgang Kubicki come pretendente al dicastero più pesante. Il falco dei falchi.



Certo, il fatto che Schaeuble non sia personaggio facile da pensionare e che avesse, negli ultimi tempi, lanciato chiari segnali di voler proseguire la propria avventura politica possono far leggere questa mossa come il classico contropiede della leadership CDU/CSU per stroncare sul nascere ogni velleità ma appare lampante come questo sia un segnale forse più all’esterno che all’interno del Paese: leggi BCE e partner poco virtuosi sui conti.


Quindi, leggi Italia. Per quanto i rapporti con Mario Draghi non siano mai stati idilliaci, per usare un eufemismo, alla fine Schaeuble si è sempre dimostrato – alla prova dei fatti – cane da guardia del rigore che molto ha abbaiato ma morso pochino. Al netto delle montagne russe innescate nel 2011 e dell’intransigenza sulla Grecia, Berlino ha lasciato che i nostri governi tecnici e politici post-Berlusconi potessero continuare a macinare deficit.



E questo, nonostante un debito pubblico che continuasse a crescere rispetto a un Pil stagnante, “salvare” banche e spacciare mance e mancette elettorali come gli 80 euro. E che dire dei falsi lavori del Jobs Act, di fatto il moltiplicatore della precarietà, per portare al rialzo di qualche decimale il tasso di occupazione, al netto di misure una tantum e non strutturali – vedi la decontribuzione sui nuovi assunti o quella recente su i mezzi industriali – all’interno di un quadro macro che ancora non ha detto addio alla crisi?


Un vero falco del rigore avrebbe detto davvero “nein” e lo avrebbe imposto, con la forza, in sede europea: Schaeuble ha minacciato molto ma, alla fine, ha sempre ceduto alla mediazione di Pierre Moscovici. E alla scelte unilaterali di Draghi, di fatto sordo e tetragono verso ogni lamentela sia del ministro che della Bundesbank, quando c’è stato da mettere il campo il bazooka monetario.



Se davvero dovesse arrivare un liberale all’Economia, temo che i tempi del poliziotto in fondo buono finiranno e inizieranno in fretta quelli del poliziotto cattivo. Perché se prometti di arrivare con il deficit all’1,8%, avendo già goduto di flessibilità e ti presenti con il 2,4%, sono anche un po’ cazzo tuoi se, quando cambia insegnante, le giustificazioni del tipo “motivi familiari” non attaccano più.


E a dirlo, stamattina ad “Agorà” , seppur con toni più diplomatici dei miei, è stato lo stesso Antonio Tajani, particolarmente interessato ai movimenti politici in atto a Berlino. Senza scordare che il blitz di CDU/CSU consentirà temporalmente di arrivare con uno Schaeuble pensionato di lusso in via ufficiale in anticipo rispetto al fondamentale board del Consiglio direttivo BCE del 25 e 26 ottobre prossimo, occasione nella quale – salvo ennesimo calcione alla lattina – Mario Draghi svelerà tempi e modi del tapering del QE.



E se le turbolenze politiche tedesche hanno calmato il rally dell’euro, motivazione utilizzata all’ultima riunione per giustificare attendismo e cautela sul ritiro degli stimoli, stranamente dall’Eurotower continuano a uscire spifferi in base ai quali sempre più membri del board si dicono preoccupati per l’overshooting della moneta unica sul dollaro. Da qui al 25 ottobre c’è molto tempo, vedremo quante frecce verranno sparate contro Mario Draghi dalla Germania nel frattempo.


E vedremo, soprattutto, l’atteggiamento da un lato di Schaeuble, anche solo a livello di dichiarazioni e dall’altro dell’Italia, talmente impegnata sullo ius soli da aver fatto sparire dalle cronache il lavorio del ministero delle Finanze sul DEF, di fatto alla ricerca di almeno 8 miliardi senza alzare l’IVA. Padoan tace. Brutto segno.



E anche Gentiloni tace, nonostante il dato ISTAT di oggi sulla fiducia di imprese e famiglie. E anche Matteo Renzi, miracolosamente, per una volta tace. C’è poco da fare: alla fine, il conto arriva sempre da pagare. Puoi sentirti più furbo degli altri, magari anche esserlo ma la merda sotto il tappeto, alla fine, salta fuori. A volte, proprio quando hai ospiti. Paradossalmente, le fortune contabili dell’Italia potrebbero cominciare a scricchiolare proprio in contemporanea con quelle del principe dei furbi, quel David O’Leary patron di Ryanair, il quale oggi ha dovuto comunicare di aver esteso la cancellazione dei voli fino al marzo del 2018 e non per sole sei settimane dal primo annuncio di dieci giorni fa:



un cambio di programma per 400mila passeggeri dopo che le 2.100 cancellazioni da metà settembre a fine ottobre avevano già lasciato a terra 315mila persone. D’altronde, quando il costo del personale incide sui ricavi solo per il 10% contro il 25% medio anche dell’altra low-cost concorrente, vuol dire che stai facendo viaggiare piloti e personale di volo al limite delle possibilità. Cancellando ferie, riposi obbligatori (visto che pilotano aerei, non il tram numero 2 che mi porta in Duomo), permessi: tutto.


In nome della produttività estrema e del coefficiente di riempimento velivoli al massimo: Ryanair non è liberismo, è uno schema Ponzi e adesso arriverà la resa dei conti. Il famoso prezzo da pagare per tutti.



Che, somma delle beffe, si incrocia proprio con l’Italia, visto che il vettore irlandese era interessato ad Alitalia ma proprio oggi, in contemporanea con l’annuncio delle nuove cancellazioni, ha reso noto che ogni passo in tal senso è da ritenersi ritirato ufficialmente. Peccato, avrebbero fatto una bella coppia insieme. Come gli ubriachi che si reggono l’un l’altro per cercare di arrivare a casa. E, attenzione, nessuno che abbia in mano un biglietto di Ryanair tramutatosi magicamente in carta igienica, osi lamentarsi: se vai e torni da Londra con 29 euro, metti in conto che ci sia qualcosa che non va.


Magari, il fatto che ai piloti, dopo un po’, giri il cazzo di essere trattati come bestie da soma e incrocino le braccia. E lo stesso varrà, in un futuro prossimo, per Amazon, visto che già oggi è in atto uno sciopero dei corrieri che sta rallentando le consegne in tutta Italia.



Il motivo? Cooperative che gestiscono i furgoni che continuano a cambiare e a subentrare ad altre, con condizioni di lavoro sempre peggiori e sempre al ribasso ma in base al principio del “prendere o lasciare”. Tra non molto, toccherà anche a chi lavora nei centri di smistamento e che viene cronometro anche per andare a pisciare, affinché il vostro frullatore arrivi in tempo. Volete volare pagando il corrispettivo di un treno regionale o ricevere comodamente a casa i libri? C’è un prezzo da pagare, sempre.


A volte, quel prezzo si chiama diritti e riguarda tutti noi. Altre volte si chiama azzardo e riguarda anche in questo caso tutti noi, peccato che sia stato deciso da altri. Per regalarci 80 euro. Prezzi, solo prezzi, sempre prezzi. Da pagare.


Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli


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