Dall'elogio sconveniente del pesante

JEAN CAU

Dall'elogio sconveniente del pesante;




«Oramai - argomenta lo scrittore francese _ tutto fluttua: amore, amicizia, dovere, Crickett, rasoi, piume, politica e presto inventeremo anche i sacchetti della spazzatura dove, leggeri, getteremo idee e cuori. Vedete: tutto, politica compresa, si svolge in tv; (...) si spegne, si accende, si salta da un canale all'atro, il politico scompare sostituito dal gangster, dalla ragazza che si contorce senza veli, sostituita dai bambini scheletri che muoiono di fame...».



"Si converrà- chiosa verso la fine del suo elogio Jean Cau- che Bic e Crickett usa e getta hanno ucciso l'amore e distrutto la sensibilità, poiché abbiamo disimparato a essere fedeli a qualcosa e dunque a qualcuno.Provate a dire: ‘Amo il mio Crickett...'



Mio nonno a volte tornava furioso dalla vigna. ?Ah! gridava, avevo dimenticato il coltello!'(Diceva ‘il', non il ‘mio'. Era il coltello in sé, il re, l'unico. Si diceva anche :'Ammezzeremo il maiale'.Non il ‘nostro').Aveva dell'incredibile che avesse dimenticato il coltello- da qui il suo malcontento- poiché lui e il coltello erano legati indissolubilmente, davanti a Dio, dai legami della terra. Un uomo senza coltello in tasca al villaggio? Impossibile. Perché non una lepre senza orecchie o, in autunno, una vigna senza grappoli?



:"Nel regno dei Bic, dei Crickett e della plastica si può caricare un uomo col peso delle sue colpe e dei suoi crimini?(...)Un uomo che si rade con un Bic avrà forse avventure galanti ma non amerà mai profondamente una donna".



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