Dio, la Morte e il Nulla

Marcello Veneziani

Dio, la Morte e il Nulla

Oltre le vittime che lasciano per terra, il crimine più terribile dei fanatici dell’Islam lo compiono in cielo: il loro peccato mortale, la loro bestemmia satanica, è far coincidere la morte e Dio.

Per loro, chiunque vive va ucciso nel nome di Dio: gli infedeli come i devoti in altre fedi, e gli ignari, inclusi i bambini; e gli islamici tiepidi, deviati, integrati in occidente, o fedeli a un’altra corrente islamica. 

E non solo, ma anche loro stessi, i datori di morte, i puri, devono morire. Il feroce imperativo della natura, mors tua vita mea, viene reso ancora più feroce e diventa mors tua mors mea: uccido voi perché siete il male, così vi spedisco all’inferno e mi sacrifico anch’io perché se muoio uccidendo nel nome di Dio, vado in paradiso.

La morte universale, per castigare gli uni e premiare gli altri. La vita priva di senso, acquista valore e significato solo morendo, restituendola al Mittente. Che dovrebbe aver creato il mondo, gli uomini e le cose solo al fine di vederli distruggere per amor Suo.

All’uccisione dell’umanità, che solo per ragioni d’impossibilità pratico-logistiche si riduce ad alcuni campioni dimostrativi presi a caso, si accompagna infatti la distruzione del mondo, a partire dai simboli più significativi di ogni civiltà, siano i Budda in Afghanistan, i templi di Palmira o la Sagrada Familia di Barcellona.

Il peggior peccato contro Dio è considerarlo coincidente con la morte, identico alla morte. Non la creazione, non la nascita, non la vita, non l’ordine naturale, la sua bellezza e il suo eterno tornare, ma la morte è la volontà di Dio e di chi si perde in Lui e agisce in Suo nome.

Dio è Odio, purissimo odio, per i viventi che Lui stesso ha messo al mondo. Questo non è Islam, ma fanatismo “ideologico”, che radicalizza l’Islam e prende alla lettera il linguaggio metaforico dei simboli e delle religioni. 

Se qualcuno prendesse alla lettera le storie e le prescrizioni del Talmud e la Torah, potrebbe compiere atroci crimini in nome di Dio. 

Il “Dio è morto” di Nietzsche era ancora un annuncio e un grido. Il Dio è morte dei terroristi porta a compimento il nichilismo.

Il fanatismo dei terroristi coincide con l’essenza del nichilismo d’occidente: Dio è morte, pensa l’Occidente ateo, dunque per vivere bisogna cancellarlo, rimuoverlo insieme alla morte. La premessa è uguale, anche se gli uni cancellano il Dio-morte nel nome della vita e gli altri cancellano la vita nel nome del Dio-morte.

Lo spirito nichilista d’Occidente è ben riassunto da Elias Canetti nel suo Libro contro la Morte (Adelphi): “Comincio a credere che queste due parole, Dio e morte, vogliano dire la stessa cosa, che siano la stessa cosa”.

Identica visione hanno i fanatici e i nichilisti, anche se abissalmente diversi i percorsi, perché l’una prevede si salvarsi da Dio-morte per vivere più a lungo, l’altra prevede di salvarsi dalla vita gettandosi e gettando nelle braccia del Dio-morte.

Non mettiamoli sullo stesso piano, per carità. Ciò non esclude che una società fondata sulla vita e sul nulla come la nostra, possa poi favorire modelli e comportamenti che producono, anche inconsapevolmente, morte e autodistruzione, tramite velocità, droga, alcol, voracità, disperazione e depressione, dissipazione, smisurato egoismo, brama illimitata di potenza e di piacere.

Alla fine, per opposti percorsi, si compone il triangolo diabolico: Dio, la Morte e il Nulla. Ecco con chi e con cosa dobbiamo vedercela: con l’ombra nera del nostro nichilismo, una versione cruenta, sanguinosa del legame divino e mortale col Nulla.

Dobbiamo attrezzare tutti i possibili arsenali difensivi per proteggerci e per sradicare il male del fanatismo: ma dobbiamo fare i conti pure con quella funesta matrice che serpeggia anche in Occidente.

Non possiamo pensare che si possa opporre alla furia di morte dei terroristi, semplicemente la difesa della democrazia e del benessere, la libertà individuale e i diritti umani.

C’è qualcosa di più radicale, di più essenziale in gioco, rispetto a cui il resto sembra appartenere a un piano diverso.

Dobbiamo rifare i conti con la verità della vita e della morte, con la nostra finitudine, la nostra mortalità; dobbiamo rifare i conti con il senso della vita, la visione del mondo e del destino, e non limitarci a distrarci, a non pensarci, a dotarci solo di mezzi e respingere gli scopi.

Il fanatismo islamico porta a cruenta conclusione il viaggio occidentale da Dio al Nulla.


MV, Il Tempo 21 agosto 2017


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