SULL'EUTANASIA 1

Brani tratti dal libro di Vittorio Messori: 'Scommessa sulla morte', Edizioni Sei.

Cerchiamo di spiegarci, ricordando anzitutto che di "eutanasie" ce ne sono almeno due.
Ce ne è una di fronte alla quale il conformista di "area radicale" travestito da alternativo, da sovversivo, impone di indignarsi, definendola "disumana".
Ma ce ne è un'altra che lo stesso conformista definisce "umana", "avanzata"; e in nome della quale è disposto a "battersi contro l'oscurantismo", naturalmente "clericale".


In realtà, le motivazioni profonde di entrambe le eutanasie sono comuni: e in ogni caso imbarazzanti e oscure.


La prima eutanasia (la "cattiva"), è detta "sociale" ed è quella praticata nel nostro secolo, su scala industriale, dai nazisti. I quali, non va taciuto, godevano in realtà di buone sponsorizzazioni.
Negli anni Venti, Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina, proponeva la soppressione di intere categorie sociali: dai vecchi, agli idioti, agli incurabili. Ma già Platone, il filosofo greco, raccomandava: " I cittadini non sani di corpo siano lasciati morire".


La seconda eutanasia (quella "buona") è detta "agonica". Ed è propugnata da quegli stessi che inorridiscono davanti alla spaventosa "igiene sociale" praticata dalle SS hitleriane. Questa è "criminale", mentre quella è "progresso civile", perché sarebbe tesa ad evitare al morente inutili sofferenze. Benefica sin dal nome: eutanasia, cioè "morte a fin di bene", "morte per pietà, "per amore".

Anzi, accanto a divorzio ed aborto, l'eutanasia nella sua variante "agonica" è il terzo, inevitabile anello che completa la catena che le culture moderne sfoggiano al collo. L'eutanasia è la Terza Persona della Trinità di quel radicale che - malgrado i patetici sforzi per essere considerato "di sinistra", per avere anche'egli diritto al magico titolo di "compagno" - altro non è che figlio legittimo del liberismo capitalista e borghese dell' Occidente.
....

Cuore del "messaggio" del liberal-radicale è, come egli stesso dice "il diritto alla mia felicità". Tutto ciò che contrasta questo programma deve essere attaccato come dannoso: mors tua, vita mea.

Dietro questa cultura che esalta divorzio e aborto c'è un preciso movente egoistico, seppure annegato in un fiume di nobili parole. In realtà, quel che in concreto si vuole è liberarsi con la minor fatica - e con la benedizione, più il contributo spese della società - del coniuge o del feto divenuti ingombranti e sgraditi.
.....

Dice un documento recente dell'episcopato tedesco, che qui citiamo non per il suo contenuto "religioso" - non è ancora il momento - ma per lo spunto di verità umana che contiene: "La maggiore difficoltà dell'assistenza ai morenti consiste nel fatto che la morte di un uomo esige che colui che assiste si confronti con la propria morte."

Chi può reggere questo confronto? Come possono farlo i figli delle culture che si sono organizzate proprio per evitarlo? Lo reggerà forse il radicale con la sua mistica della "festa", del "gioco", del "divertimento", della "salute", della "bellezza" ? Lui che (basta sfogliare i suoi giornali, guardare la loro pubblicità) proclama degna di essere vissuta solo la vita che dona piena soddisfazione? Lui che ha decretato che bisogna esibire i piaceri e nascondere le lacrime? Quel radicale che anche quando digiuna per le sue "cause umanitarie" sembra farlo per conservaare una linea snella?"


Tratto da: "Scommessa sulla morte" di Vittorio Messori, Edizioni Sei, pag. 58-59-61.


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