Agosto, il tempo delle mosche

Marcello Veneziani

Agosto, il tempo delle mosche


Nel silenzio immobile del pomeriggio, ronza sovrano un moscone. L’irriverenza della mosca. Protagonista assoluta della controra, la mosca è l’unica che si fa sentire nell'inerzia pomeridiana e che mostra a quell’ora una vitalità sconosciuta a uomini e bestie accasciati dal caldo.


Desta speciale ammirazione e forse invidia la sua totale libertà negata invece a ogni altro essere vivente.


Le senti ronzare nelle stanze dei morti, nel silenzio tombale o celestiale dei pomeriggi estivi, sprezzanti del calore e del cordoglio; le senti violare il sacro silenzio dell’eucaristia, nelle chiese accaldate d’estate, quando neanche i ventagli accennavano un rumore; le senti esibirsi nei momenti di massimo silenzio in scuole e caserme, quando non doveva volare una mosca.


Ai pranzi solenni violano il cibo e le cerimonie. La sublime libertà della mosca, la sacrilega noncuranza del suo ronzare, la divina strafottenza dei suoi giri...


L’arma chimica per combattere le mosche era il flit, l’arma bianca era il picchietto. La prima volta che apparve su un giornale un mio lavoro fu quando avevo tre anni: era il corpo di una mosca schiacciato col picchietto sulla pagina di un quotidiano.


Fui incaricato da mia madre di uccidere le mosche in cucina. Non solo per disinfestazione ambientale ma per tenermi impegnato, perché all’epoca ero nullafacente.


Lei sosteneva che “le mosche sono giornaliste” nel senso che amano posarsi sui giornali, forse attirate dall’odore dell’inchiostro, e allora stendeva sulla tavola lenzuolate di quotidiani per attirarle nel gioco fatale.

La cultura come esca, la lettura come alibi. Ed io, armato di picchietto con retina in plastica gialla e manico di metallo ricurvo, provvedevo a sterminarle.


Fu il mio primo incarico per un giornale. La mia prima cosa che apparve su un quotidiano fu una mosca schiacciata. L’esordio precoce nell’attività giornalistica cominciò con una stroncatura, firmando mosconi in cronaca nera; ma da killer e non da semplice cronista.


Non si conoscevano le generalità della vittima, ma il corpo era sbattuto in prima pagina.


MV


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