In Usa torna l'interesse sui titoli tossici

27/2/2012 di Glauco Maggi per 'La Stampa'

il mattone americano del mercato reale si sta risvegliando, dicono i numeri di gennaio, ma la spia più significativa della ripresa non viene dai movimenti dei prezzi (leggero calo) e delle vendite (buon incremento) delle case, quanto dalle mosse degli investitori, fondi ed hedge fund, nel settore del "mattone finanziario".

Sì, proprio quei famigerati bond «subprime» (tossici) che nessuno voleva più tre anni fa e che hanno affondato le borse e fatto fallire la Lehman Brothers. L'interesse verso gli Mbs (Mortgage Backed Securities, titoli basati sui mutui) è tornato, e ad animare il trend ci sono alcuni di quei gestori che avevano visto giusto nello scommettere contro, quando la bolla si stava gonfiando, e ora si fidano ancora del loro fiuto per anticipare la corsa (futura ma sicura) di queste obbligazioni. Ad attirarli è un mix di quotazioni molto basse, di sperabile miglioramento dell'economia, e di rinascente fiducia nel mercato immobiliare.

L'associazione nazionale degli intermediari americani (Nar) ha comunicato qualche giorno fa che a gennaio gli scambi di case già sul mercato sono aumentati del 4,3% a un tasso annuo di 4,57 milioni, il più alto dal maggio del 2010. Le vendite di case sono cresciute del 13% nell'ultimo semestre, e anche se non è ancora in vista il livello dei 6 milioni di affari che viene considerato ottimale dagli esperti in una economia florida, «il trend è chiaramente verso l'alto», commenta Ian Shepherdson, capo economista di High Frequency Economics.

A incoraggiare ci sono pure le prospettive del mercato del lavoro. Se cresce come negli ultimi due o tre mesi (a gennaio si sono aggiunti 243 mila posti, e il tasso di disoccupati è sceso all'8,3%) le famiglie che possono pagare i loro mutui aumentano, e le case ipotecate diminuiscono. E' appunto ciò che interessa a quegli investitori in bond sorretti dai mutui, che infatti hanno iniziato a comprare.

Greg Lippman era un trader di Deutsche Bank che capì con pochi altri, nel 2006-2007, che il mattone stava scoppiando e che le obbligazioni costruite sui mutui andavano vendute "short", guadagnando con quella scommessa negativa. Oggi ha una finanziaria con altri partner, e insieme a fondi comuni come Fidelity e a vari hedge funds fa parte di una avanguardia di speculatori che puntano su quegli stessi titoli per cavalcarne il rialzo, dopo aver goduto del tracollo.

I prezzi dei bond sono ancora tanto scontati che persino se i prezzi delle case calano ancora del 10%, e i mutui falliti aumentano, questi investitori sono convinti di trarne un profitto. In un rapporto spedito ai suoi clientela, citato dal New York Times, Lippman ha spiegato: «Data la sua significativa sottoperformance nel 2011, noi crediamo che il prodotto (gli Mbs Ndr) ha una quotazione così scontata rispetto al mercato che non si vedeva da tanto tempo».

In aggiunta ai dati confortanti sul mercato del mattone, pure la notizia recentissima che le grandi banche hanno accettato di pagare 26 miliardi di dollari ai governi statale e federale per chiudere le cause sulle vendite scorrette di mutui ai consumatori è stata letta come un ulteriore e forte segnale di ritorno alla normalità.

Di qui l'idea di Lippman, e degli altri neospeculatori, di esporsi pesantemente ai bond ex tossici. La corsa alla nuova Bolla è partita.


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