Dopo la Libia, un'altra debacle sulle sanzioni USA alla Russia? Ma l'importante è incularci coi vitalizi

https://www.rischiocalcolato.it Di Mauro Bottarelli , il 26 luglio 2017

Dopo la Libia, un’altra debacle sulle sanzioni USA alla Russia? Ma l’importante è incularci coi vitalizi




Ringalluzzita dalla richiesta di Al-Sarraj di navi italiane in acque libiche per contrastare il traffico di uomini, l’Italia rischia ancora una volta di arrivare drammaticamente in ritardo su una materia di priorità massima di politica estera. Ma si sa, qui conta la forma (in vista delle elezioni) e non la sostanza, quindi avanti con il teatrino. Al-Sarraj, di fatto, ci ha trattato come i parenti poveri, quelli che stanno un po’ sul cazzo e che cucinano male, il giorno di Natale: a pranzo si va da Macron, poi si passa nel pomeriggio a bere il caffè e a farsi gli auguri da quel questuante di attenzione mediatica di Paolo Gentiloni.

In compenso, mentre a Palazzo Chigi ci davano un contentino i cui benefici – in punta di Triton e della sentenza della Corte UE di stamattina – sono tutti da vedere, in Parlamento andava in onda lo show per beoti e populisti in senso deteriore, ovvero gli anti-casta.



In un tripudio di accuse incrociate fra PD e M5S si discuteva di vitalizi da abolire, per somma gioia di chi ritiene che un Paese con il 133% di ratio debito/Pil godrà di qualche beneficio da questa manovra che recupera l’argent de poche ma, di fatto, spiana la strada al governo Draghi che verrà. Già, perché a dispetto delle semplificazioni giornalistiche, non solo questa riforma non serve a cancellare i vitalizi, già aboliti nel 2012 per i parlamentari in carica ma, soprattutto, crea un precedente pericoloso per ricalcolo delle pensioni di tutti.

Questa legge, infatti, interviene solo su una cosa: ricalcola retroattivamente i vitalizi dei parlamentari che li hanno maturati nel corso degli anni passati. Di fatto, si apre la strada a ricalcolare le pensioni degli italiani con il metodo contributivo. Stranamente, quanto auspicato da Tito Boeri, dall’ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli e dal report sull’Italia dell’FMI dello scorso giugno. Brindate pure alla fine dei privilegi della casta, poche centinaia di milioni, dopodiché non lamentatevi per la facilità con cui – nottetempo, alla Giuliano Amato – la vostra pensione subirà un haircut in stile greco. Ve ne accorgerete dal bruciore al culo.

Ma si sa, il pubblico ottiene ciò che richiede: demagogia. E oggi i giornali saranno pieni di questo, mentre nessuno ha messo abbastanza in evidenza quanto accaduto ieri alla House of Representatives e che avrà il suo bis domani al Senato USA: un voto bipartisan da 419 favorevoli e 3 contrari alle nuove sanzioni contro Russia, Iran e Corea del Nord.

Per quanto riguarda il Cremlino, le restrizioni saranno molto dure e toccheranno in particolar modo il presidente, al quale sarà limitata la possibilità di togliere o alleggerire le sanzioni, oltretutto con la possibilità per il Congresso di porre il veto su “decisioni che vadano contro la linea di politia estera americana verso la Russia”. E con il Russiagate che sempre domani vedrà davanti al Comitato intelligence del Senato proprio il figlio maggiore di Trump e l’ex capo della campagna elettorale, Paul Manafort, il numero uno della Casa Bianca ha ben deciso di incassare e non ribattere. Nemmeno un singolo tweet: la luna di miele del G20 di Amburgo è già finita?



Pare di sì, almeno a giudicare dalle parole rilasciate poche ore fa da Kurt Volker, inviato speciale USA per l’Ucraina: “La Russia si trova già in Ucraina con tutti i suoi armamenti pesanti. Lì si trovano adesso più carri armati russi di quanti carri armati hanno tutti i paesi dell’Europa occidentali messi insieme… Eventuali forniture di armi americane all’Ucraina daranno a Kiev “la possibilità di difendersi nel caso in cui la Russia compia passi ulteriori nel territorio ucraino. La Russia sostiene di non fare niente del genere e di non volerlo fare, se è così le forniture di armi difensive non comportano nessun rischio per nessuno”.

E, guarda caso, a stretto giro di posta l’Ucraina ha sospeso le forniture di energia elettrica per i territori della regione di Donetsk controllati dai separatisti filorussi: lo ha riferito il direttore ad interim della società energetica statale UkrEnergo, Vsevolod Kovalciuk, citato dall’agenzia Unian. Le forniture di energia verso le zone della regione di Lugansk in mani ai ribelli erano già state interrotte ad aprile per il mancato pagamento del servizio. Stando a Kovalciuk, il fabbisogno dei territori occupati è coperto dalle forniture russe e dalla produzione locale. In ogni caso, la contemporaneità del segnale appare chiara.

E la Russia sta a guardare? No, né militarmente, né politicamente. Nel primo caso, ministro della Difesa, Serghiei Shoigu, ha reso noto che “la Russia accresce le potenzialità combattive del distretto militare meridionale, in risposta all’aumento della presenza militare straniera vicino ai confini russi. In queste condizioni, la Russia è costretta a prendere misure simmetriche per neutralizzare le minacce che emergono contro la sicurezza nazionale e a svolgere azioni di contenimento strategico nonché ad aumentare le potenzialità combattive del distretto Sud”.

Ma non basta, perché “la Russia ha schierato quattro battaglioni di polizia militare nelle zone di de-escalation in Siria”. Tanto per gradire.


E la politica? “L’approvazione da parte della Camera dei rappresentanti USA di nuove sanzioni contro Russia, Iran e Corea del Nord è una notizia triste e che suscita rammarico, ha affermato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. E ancora: “Adesso si può dire che le notizie sono assai tristi dal punto di vista dei rapporti russo-americani e delle prospettive del loro sviluppo, e sono altrettanto lamentevoli dal punto di vista del diritto internazionale e dei rapporti commerciali internazionali.

La risposta russa sarà decisa in base ad analisi approfondite e la decisione sarà sicuramente presa dal presidente Putin. Tuttavia, aspettiamo che la bozza diventi legge”.

Chi invece non ha perso tempo a prendere posizione, chiedendo al proprio governo di reagire di conseguenza, è stato il capo del dipartimento commercio della Camera di commercio e dell’industria tedesca (Dihk), Volker Treier, a detta del quale “il nuovo pacchetto di sanzioni Usa contro la Russia potrebbe alla fine colpire il settore dell’energia europeo e l’economia tedesca”. Per Treier, “le nuove sanzioni anti-russe possono avere implicazioni extraterritoriali. Se alle aziende tedesche verrà proibito di partecipare alla costruzione di pipeline, importanti progetti nel campo delle forniture energetiche potrebbero essere sospesi e, in questo caso, anche l’economia tedesca sarebbe pesantemente colpita. Ora l’Unione europea deve fare uno sforzo per fare luce sulla situazione ed evitare l’effetto extraterritoriale delle nuove norme statunitensi. Sembra che gli USA stiano perseguendo i proprio interessi economici”.



L’Italia ha nulla da dire al riguardo? Angelino Alfano ritiene che questo argomento non sia degno di nota? Nessuna implicazione per ENI, dopo la colossale inculata presa in Libia e al netto del nuovo contrasto con Parigi su Fincantieri? Proprio il caso di rischiare nuovi fall-out economici per le scelte russofobiche e tutte di politica interna di Washington?

A Berlino, fiutata l’aria generale, sono corsi già ai ripari e il Bundestag discuterà a breve quali passi chiedere in tal senso in sede europea, noi invece? Ah già, il nostro responsabile della Farnesina è lo stesso che a fine giugno dichiarò che “l’Italia non riconosce l’annessione della Crimea alla Russia in nessuna forma. E’ una posizione chiara e ferma in ambito dell’Unione Europea, del G7 e in ogni altro forum”.


Bravissimo, una scelta davvero lungimirante. Quasi come quella di non trattare il capitolo libico, lasciando che ci pensasse il Quai D’Orsay. Ma festeggiate pure il falso addio ai vitalizi, il sacco futuro delle pensioni in nome dell’Europa e la pietosa pantomima di al-Sarraj per non farci sentire totalmente delle merdacce. Il conto, però, arriverà presto. E salato. O pensiamo forse che un’agenda servilista ci garantirà l’approdo dell’Agenzia del farmaco a Milano?

Non ci sperate, quella è già a Bratislava: il gruppo di Visegrad andrà spaccato, corrompendo qualche membro, o no?


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