Fermi tutti, Selvaggia Lucarelli è tornata a parlare di Siria. L’ultima volta era insorta contro il selfie di Antonio Razzi scattato a Damasco al fianco di Bashar Al Assad. Venne giù un fiume in piena di indignazione. Parole, parole, parole, parole che piangevano morti e rifugiati senza menzionare, nemmeno di rado, le ragioni profonde di questa guerra che ha disintegrato un intero Paese.




Meglio non confondere i già confusi e farli entrare direttamente, senza troppe domande, nel flusso informatico dei giusti, nella grande famiglia della democrazia, nel campo del Bene.


Selvaggia Lucarelli ricevette il plauso della “folla solitaria” del web ma anche molte critiche, tra cui quella del sottoscritto che proprio in quei giorni era nella capitale siriana a fare un reportage sui feriti di guerra. Nella parte governativa, non tra i ribelli. Pubblicai una fotografia con Ala, un soldato ferito alla mano, invitandola ad andare sul campo per vedere con i proprio occhi cosa stesse realmente succedendo da quelle parti. Pertanto mi ripose con la tecnica raffinatissima di chi non ha argomenti: “300mila morti!”. Fino a prova contraria in guerra si muore.


Ma andiamo avanti.


Qualche settimana dopo si recò così ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, accompagnata dal suo compagno, un belloccio sulla trentina che pare un hipster. Chi ha viaggiato nel Vicino e Medio Oriente sa perfettamente che andare ad Erbil come a Beirut, è come farsi una gita turistica in un resort a 5 stelle. Ma sorvoliamo e andiamo ancora avanti. Di ritorno dal suo viaggio la nostra Selvaggia pubblicò un album fotografico su uno dei tanti campi profughi sparpagliati nel Paese (iracheni fuggiti dalla barbarie dello Stato Islamico e non siriani scappati dalle zone governative).



In quegli scatti c’è tutta la volgarità dell’occidentalismo. Due coloni bianchi a spasso con gli occhiali da sole specchiati, manco fossimo ad Ibiza, a bordo di un mega SUV con i vetri oscurati, manco fosse un safari.


Ma Selvaggia è tornata. Questa volta ci mostra sul suo profilo Facebook una fotografia scattata dagli operatori della Ong Adaleh Foundation (con sede in Turchia) a Douma, roccaforte dei ribelli nella provincia di Damasco.


Gli abitanti, seduti a tavola, in mezzo alle macerie, festeggiano la fine del Ramadam. Tutto bellissimo, ma il non-detto è molto più interessante del già-visto. Questa città infatti è controllata da ben cinque anni da un gruppo di matrice salafita, Jaysh al Islam, che letteralmente vuol dire “L’armata dell’Islam”.


Sostenuti economicamente dall’Arabia Saudita, il loro obiettivo è quello di rovesciare il governo di Assad e instaurare uno Stato fondato sulla sharia. Che dire? La nostra apologeta del lifestyle occidentale tutto rossetti e costumi da bagno firmati, si è schierata ancora una volta contro la parte laica e multi-confessionale della Siria.


Delle due l’una: o Selvaggia Lucarelli è pagata dai fondamentalisti (com’è pagata da tutti quei brand che pubblicizza nell’etere) o è un’idiota utile.