ARCHIVIO - Senz'anima. Intervista a Massimo Fini

http://www.ariannaeditrice.it/ di Massimo Fini - Fiorenza Licitra - 06/08/2010

Senz'anima. Intervista a Massimo Fini


La quinta essenza della modernità è il brutto sì inteso in senso paesaggistico, ma soprattutto etico e morale?

«Sì, il brutto è la volgarità che vuol dire non stare nei propri panni. Un primitivo può essere rozzo, ma non è mai volgare. Noi col benessere, con gli status symbol siamo quasi tutti fuori dai nostri panni, anche esteticamente e fisicamente. Grazie ai mass media, sono venuti meno alcuni concetti di fondo come la riservatezza, per cui rovesciare le propria budella, le faccende più intime e private è una prassi.

Nell’Africa nera - prima che la distruggessimo - i valori principali erano il silenzio e l’autocontrollo; in fondo, senza essere Africa nera, erano anche i nostri valori di un tempo. Tutto questo è scomparso a favore dell’esibizione, del farsi vedere, ma in una società che rende tutti anonimi, perché appunto non ci sono più le comunità e si esiste solo se si appare, è chiaro che la gente tenda a fare di tutto pur di apparire ».

 

E’ venuto quindi a mancare il pudore?

«Esatto. In un libro precedente, Il Ribelle dalla A alla Z, diviso a voci, ho scritto semplicemente che il pudore è scomparso. La cosa però più impressionante è la scomparsa dell’onestà, che negli anni ’50 era un valore per tutti: per la borghesia se non altro perché dava credito, per il mondo contadino non parliamone, una stretta di mano era un sigillo e così anche per il mondo proletario. Adesso è esattamente il contrario. Non si vive bene in una società che non ha valori condivisi, è come vivere senza criterio.

Questo non è solo un discorso italiano, ma dell’Occidente».


Crede che la nostra democrazia riuscirà a intercettare definitivamente le teocrazie orientali, trascinandole così alla nostra stessa deriva?          

«E’ il tentativo che sta facendo la nostra democrazia, non solo con le società teocratiche, ma anche ad esempio nel caso dell’Africa nera, che aveva una concezione magica, animista per cui un bosco non era la somma di alberi, ma un’entità; un Africa che aveva una concezione delicata e poetica del mondo che noi abbiamo spazzato via completamente.

Altre culture, come quella islamica o quella tradizionale afghana, tentano di resistere, ma non a caso siamo lì a bombardare tutti i giorni e ad ammazzare senza altra ragione che voler sostituire la nostra storia con la loro, oltre ovviamente agli interessi materiali.

Concettualmente noi non tolleriamo l’altro da sé: con tutta la nostra retorica del diverso, chi è differente dal nostro modello e dai nostri valori va convinto con le cattive, più che con le buone. Ai miei occhi, in Iran e in Afghanistan si sta combattendo una battaglia decisiva di un Medioevo sostenibile contro la modernità. E’ una grande partita e io sono tutto dalla parte del Mullah Omar. Del resto mi fa più simpatia lui che fugge in moto dai suoi inseguitori di un Bush che inghiotte un salatino e sviene».         


E’ meglio avere un’ideologia non condivisibile, forse persino sbagliata, che non averne affatto?

«Proprio in questo mio ultimo libro Senz’anima scrivo che vorrei essere un talebano, un kamikaze, un fascista, un nazista, un ebreo che lotta con tutte le sue forze per rimanere un uomo, insomma che avrei voluto essere tutto fuorché uno che ha vissuto nella democrazia italiana per sessant’anni, poiché più dell’orrore mi fa orrore il nulla, di fronte al quale è meglio un mondo di valori anche sbagliati…che poi bisogna vedere chi decide cos’è sbagliato per chi.

Noi viviamo nel nulla e questo è il motivo del profondo disagio nel mondo occidentale, così come in Italia dove se vai nel ricco Nord Est si trova un’infelicità che neanche nel più lurido tugurio africano si prova; un ricco Nord Est in cui si lavora dieci ore al giorno e non si è sereni mai».

 

Stefano Zecchini in un recente articolo ha scritto che oggi un presentatore televisivo - come un po’ lo sono i nostri politici, aggiungo io - ha più potere di un cardinale del ‘700   

«Sì, la vera classe dirigente italiana oggi è formata dai conduttori di talk-show, dai calciatori, dalle veline e dai politici che non sono più politici, ma solo dei mascheroni televisivi. La cosa più grave è che non c’è più un pensiero che orienti la politica, che pensi se stesso e insieme la modernità.

Noi che avevamo espresso una filosofia straordinaria da Eraclito fino ad Heidegger, ci affidiamo sempre più a un meccanismo sperando che vada avanti, ma anche “i padroni del vapore” sanno che non può continuare all’infinito  la dinamica del produci, consuma crepa» .

 

Anche la Chiesa ha ceduto alle lusinghe dell’umanesimo   

«La Chiesa ha abbracciato qualcosa di peggio come la modernità. Wojtyla è stato a un passo dal distruggere quello che rimaneva del cattolicesimo: era un prete che si occupava di politica e di tutto fuorché di ciò di cui si dovrebbero occupare i preti, cioè della cura dell’anima, per chi ci crede.

Ratzinger sembrava elevare di livello il discorso, come nel caso relativismo culturale, che io non condivido, ma che era comunque un tema forte. In breve è stato travolto anche lui, ma in Italia tutto si corrompe rapidamente. Quando l’attuale Papa era ancora cardinale scrisse una cosa importante e cioè che il progresso non aveva migliorato l’uomo e la società, ma che si prospettava come un pericolo per la specie umana.

Comunque la Chiesa non intercetta più le esigenze spirituali degli uomini, tanto è vero che poi questi o si rivolgono ad altre religioni, o si affidano a credenze povere e di scarsissimo valore come l’astrologia. D’altronde una volta che hai ucciso Dio, non puoi resuscitarlo: quando Nietzsche, in anticipo sui tempi, proclama la morte di Dio non è che Lo uccide, ma constata che Dio è morto nella coscienza degli uomini».

 

Riprendo quello che le disse una volta Fellini “ L’Italia è un paese in cui la realtà supera l’immaginazione”    

«Detto da Fellini che di immaginazione ne aveva non poca è abbastanza impressionante, ma è vero. Se pensiamo alla politica  e ai suoi scandali, chi si avrebbe mai immaginato che saremmo arrivati a questi livelli?

Che un ministro della Repubblica si faccia regalare mezzo appartamento e poi dica che non lo sapeva, sono cose incredibili! Non siamo però stati sempre così: i primi del ‘900 un ministro si suicidò per la vergogna di esser stato accusato di aver portato via un po’ di cancelleria dal suo ufficio.

E se pensiamo a Einaudi, a De Gasperi non erano certo come questa gente di cui siamo circondati; anche se andiamo a vedere in tempi più recenti e prendiamo ad esempio Fanfani, vero uomo di potere, che non ambiva al denaro e abitava in un condominio nel quartiere Prati, mica in una casa regalata di fronte al Colosseo. C’è un crollo verticale dei valori e in particolare del pudore: i nostri rappresentanti politici non si vergognano neanche più. In quelle che noi chiamiamo società primitive perdere la faccia era la cosa più grave che potesse succedere a un uomo».     


E questo ha a che fare anche con la parola data. Mi richiama alla mente il romanzo di Hemingway Vero all’alba per cui una cosa che all’alba è vera, a mezzogiorno è falsa. Chiaramente con tutt’altro profilo.        

« Devo dire che il grande corruttore in tutta questa storia è stato Eugenio Scalfari, è lui che ha cominciato a dire una cosa e poi il suo contrario, anche se sei mesi dopo. Poi piano piano ha ingranato…nello specifico mi ricordo di un suo articolo su Carter, che può richiamare Hemingway, perche nella prima parte affermava una cosa e nella seconda esattamente l’opposto.

Più in generale è venuta meno quella che Bocca chiamava “la società degli eccellenti”, cioè la società che facesse da filtro. Fino agli anni ’50 e ‘60 le dinamiche e i comportamenti erano molto diversi, un personaggio come Berlusconi non sarebbe stato né immaginabile né possibile.

La Democrazia Cristiana sottobanco ne faceva di tutti i colori, ma rispettava per lo meno la forma: una volta che qualcuno era scoperto con le mani nel sacco era la fine. Come dice La Rochefoucauld “l’ipocrisia è il pedaggio che il vizio paga alla virtù”.

Ancora nel ’92 sette ministri del governo Amato raggiunti da un avviso di garanzia si dimisero, oggi c’è un Presidente del Consiglio che è raggiunto da tutto, fuorché dai carabinieri, quindi figurati di conseguenza gli altri».


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