Quei demoni che si abbattono contro le casalinghe

Camillo Langone IlFoglio.it

Quei demoni che si abbattono contro le casalinghe 



Sulla carta di identità della mia amica Michela non c’è scritto “casalinga”, il suo vero mestiere, ma “disoccupata”, perché così le è stato imposto dall’anagrafe bolognese secondo la quale le casalinghe non esistono più: in quella che fu la città delle arzdaure, delle massaie consacrate a tagliatelle e tortellini, oggi le donne di casa sono private del diritto di esistere, devono entrare in clandestinità.




L’ideologia dell’Occidente morente non tollera che una donna si possa dedicare al proprio uomo, ai propri figli, al proprio nido: perché non tollera la famiglia (nel piccolo caso umiliante di Michela come nel grande caso tragico di Charlie Gard alla famiglia non è riconosciuta alcuna autonomia: deve soltanto inchinarsi davanti allo Stato e alle sue diramazioni).




A Bologna come ovunque in Europa la donna bisogna che si trovi un lavoro purchessia, non importa se pagato da schifo e nemmeno sufficiente a coprire le spese, a quel punto inevitabili, di tate e colf.




E se, come spesso accade, il lavoro è incompatibile con la maternità, si preferisca il primo alla seconda, e un popolo si estingua per far contento il potere.


Uffici e assessorati non possono ammettere che una moglie giovane e per giunta italiana, non la solita maomettana ingabbiata dal Corano, rimanga a casa per oblazione e scelta. I demoni dell’estraniare si avventano contro l’angelo del focolare: sia chiamato l’esorcista.


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