Fini e Sallusti, caso chiuso

Massimo Fini


Fini e Sallusti, caso chiuso

Per Alessandro Sallusti.


A me premeva che tu riconoscessi la mia integrità morale e professionale. E questo hai fatto. Su Woodcock e tutto l’universo mondo si possono avere, legittimamente, opinioni diversissime com’è stato spesso fra noi, anche se non sempre perché a mia volta devo riconoscere che nonostante io sia un antiberlusconiano doc dal 1986, quando l’allora Cavaliere, non ancora politico, presentò il Milan all’Arena con contorno di majorettes, attricette e cantanti, cioè all’americana, preannunciando la fine del nostro giocattolo preferito, Il Giornale e i media della destra hanno avuto sempre molta attenzione per il mio lavoro di intellettuale e di scrittore, mentre se fosse stato per la cosiddetta sinistra (compreso Il Manifesto di cui sono stato, in un loro periodo di défaillance, anche azionista) io non sarei esistito, culturalmente, in questo Paese.


A bere posso andare avanti fino alle sei del mattino e oltre. Benissimo quindi per la bicchierata. Perché, in questo caso, sarai tu a non avere scampo.



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