Il Luteranesimo Cinquecento Anni Dopo - PARTE I

don Curzio Nitoglia http://www.doncurzionitoglia.com/

Il Luteranesimo Cinquecento Anni Dopo

PARTE 1


La Chiesa di Cristo è romana


S.Pietro è venuto a Roma per ispirazione divina1e vi è stato martirizzato nel 64. La sua tomba e le sue ossa si trovano sotto la basilica di S. Pietro2. Cristo lo ha scelto quale Suo Vicario in terra e i suoi successori – i Vescovi di Roma,ossia i Papi – dovranno continuare la sua missione sino alla fine del mondo. Quindi la Chiesa di Cristo è romana per volontà di Gesù medesimo.


In Matteo (XVI, 18-19) viene rivelata la natura della Chiesa che Gesù ha fondato e rifulge la prerogativa singolare che avrà Pietro su tutta la Chiesa. Infatti, quando Pietro (Mt., XVI, 18) confessa, divinamente ispirato, che Gesù è il Messia, a sua volta Gesù Cristo dice solo a Pietro: “Tu sei Pietro e su questa pietra Io fonderò la mia Chiesa”. San Leone Magno commenta: “Essendo Io (Cristo) la Pietra inviolabile, anche tu (Simon Pietro) sei Pietra, poiché sei rafforzato dalla mia potenza”3. Giuridicamente questa costituzione di governo viene definita in maniera propria applicando al Papa il termine “Vicario di Cristo”.


In Matteo (XVI, 19) Gesù dice a Pietro: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli”. Con ciò Gesù vuol farci capire che nella Chiesa Pietro assumerà per partecipazione il posto di padrone di casa, il quale per essenza è di Cristo, l’originario e principale Possessore delle chiavi, che rappresentano il possesso e la piena proprietà dell’edificio.


Pietro e solo lui avrà per partecipazione il possesso delle chiavi che gli danno il supremo potere nella Chiesa. Nel Vangelo di Giovanni (XXI, 15) Gesù rende Pietro Pastore supremo delle pecore (Apostoli/Vescovi) e degli agnelli (sacerdoti/fedeli).


Alla fine della sua missione in terra Cristo, dopo aver insegnato agli Apostoli che Egli è per essenza il Pastore delle anime per condurle in Cielo, dichiara solennemente davanti ai Dodici che solo Pietro è per partecipazione il Pastore supremo della Chiesa. Agnelli, pecorelle e pecore indistintamente sono sottoposti alla giurisdizione di Pietro, ma agnelli, pecorelle e pecore non cessano di essere di Cristo. Infatti Gesù di essi ripete per tre volte “meos/meas”.


Quindi Gesù mantiene il suo potere di Pastore, ma costituisce Pietro suo Vicario in terra. Sant’Ambrogio, commentando il versetto di San Giovanni, usa per la prima volta il termine “Vicario di Cristo” riferito a Pietro4.


Roma è la Città Santa della Nuova Alleanza


Perciò Roma è la Città Santa della Nuova ed Eterna Alleanza, che ha rimpiazzato Gerusalemme, la Città Santa della Vecchia Alleanza, la quale purtroppo ha rinnegato e ha fatto crocifiggere il Messia.


Roma oramai è la città eterna, caput mundi. 


Ella ha assunto l’eredità greco/romana antica, l’ha conservata, l’ha epurata dai suoi elementi di religiosità politeistica pagana, l’ha perfezionata naturalmente con la filosofia patristico/scolastica e poi l’ha innalzata all’ordine soprannaturale convertendola a Cristo, come la “grazia che presuppone la natura, non la distrugge, ma la perfeziona” (S. Tommaso d’Aquino, S. Th., I, q. 1, a. 8, ad 2).


S. Benedetto ci ha tramandato la classicità


Grazie a S. Benedetto da Norcia e all’Ordine benedettino Roma ha civilizzato e cristianizzato i barbari, ha conservato e ci ha trasmesso i tesori della letteratura greco/romana, che altrimenti sarebbero andati persi. L’Europa e la Cristianità europea sono il frutto dell’opera civilizzatrice della Roma dei Papi.


Il Papa, come Vicario di Cristo, è il garante dell’unità della Chiesa e con il sostegno dell’Imperatore lo è stato anche dell’unità della Cristianità europea, in cui fino al Trecento si parlava la stessa lingua latina, si conservava una cultura filosofica perenne sostanzialmente comune e la stessa fede cattolica, sino a quando Martin Lutero (erede di Arminio contro Varo) non è venuto a spaccarla in due parti: l’Europa cattolico/romana e l’Europa germanico/protestantica (“Los von Rom / Lontani da Roma”)5.


L’abile propaganda luterana contro il Papa


Lutero ha attaccato violentemente e volgarmente il Papato in varie sue opere accompagnate da xilografie, che ne hanno assicurato un’ampia recezione anche da parte delle masse incolte (Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca del 1520; La cattività babilonese della Chiesa del 1520; La libertà del cristiano del 1520; Anticristo del 1520;Antitesi illustrata della vita di Cristo e dell’Anticristo del 1521; Significato delle due orribili figure, del Papa-asino e del vitelmònaco del 1523; Il Papato coi suoi messo in figura e in scrittura del 1526; Piccolo catechismo e Grande catechismo del 1529; Ritratto del Papato del 1545;Discorsi a tavola del 1546; Contro il Papato di Roma fondato dal diavolo del 1546).


Lutero da abile propagandista ha capito l’importanza delle immagini caricaturali, raffiguranti il Papa e la Chiesa di Roma, ognuna delle quali vale un libro intero. Il suo metodo propagandistico è stato ripreso dall’Illuminismo, dal Liberalismo, dalla Massoneria, dal Bolscevismo, dal Modernismo e dalla Rivoluzione culturale sessantottina.


Papato e Impero


Il Papa è stato aiutato dai Re e soprattutto dal Sacro Romano Impero a mantenere l’Europa unita. Si può dire che sin dal 380 con l’Editto di Tessalonica dell’imperatore Teodosio, il quale ha dichiarato il Cattolicesimo l’unica religione di Stato o dell’Impero Romano, è spettato all’Imperatore il dovere di difendere la Chiesa disarmata dai nemici esterni (barbari, musulmani) ed interni (eretici).


Certamente vi sono stati dei conflitti tra Papato e Impero che però sono stati risolti. Infine, quale precursore di Lutero, vi è stato il Grande Scisma d’Occidente, che dopo circa 70 anni si è risolto col ritorno del Papa a Roma, poiché solo la romanità garantisce l’universalità e l’imparzialità della Chiesa, impedendole di diventare una “religione nazionale” come il Gallicanismo (antefatto e padre del Luteranesimo6) o l’Anglicanesimo (conseguenza e figlio del Luteranesimo).


La dottrina e la storia ci insegnano che separare il Cristianesimo da Roma equivale a togliergli l’universalità o la cattolicità, ossia il suo essere super partes la religione di tutti e per tutti. Invece lo scisma luterano non si è mai più ricomposto proprio perché si è separato definitivamente da Roma ed ha dato vita a “chiese” particolari e nazionali.


Il Nominalismo di Lutero


Dal punto di vista filosofico Occam col suo Nominalismo ha influito sulla genesi del pensiero protestantico di Lutero.


L’odio per la metafisica di Platone, di Aristotele e di San Tommaso ha portato il francescano inglese già nei primi anni del Trecento a negare che si possa conoscere la realtà e la verità, a negare che esistano non solo concetti universali capaci di esprimere la realtà, ma anche le essenze o le nature universali a solo vantaggio dell’individuo, il che ha dato luogo all’Individualismo religioso (Luteranesimo), filosofico (Cartesianismo), politico (Machiavellismo/Liberalismo), che aprono la porta al soggettivismo relativista, scettico ed agnostico: nulla è certo, al massimo ognuno ha la sua opinione personale. La Modernità idealistica è contenuta in germe nell’Occamismo e nel Luteranesimo.


Essa segna la rottura con la classicità greco/romana, con la Patristica e con la Scolastica, in breve con la Res Publica Christiana, ossia con la Cristianità medievale retta e diretta dal Papa come Vicario di Cristo assieme all’Impero quale antemurale della Chiesa, ossia braccio armato della Chiesa disarmata.


La Modernità nasce anche con Lutero


Con Lutero finisce un’era tradizionale e classica ed inizia formalmente ed esplicitamente, in maniera irreversibile, un’altra era progressista e moderna, antesignana del Modernismo, il “Collettore di tutte le eresie” (S. Pio X).


La nascita delle religioni nazionali e degli Stati nazionali apre la via alla nascita dell’Assolutismo e alla morte del Sacro Romano Impero, che avverrà formalmente con la fine della Prima Guerra Mondiale. Oggi le Nazioni sono state rimpiazzate dal Mondialismo, dal Tempio Universale e dalla Repubblica Universale – progettati dal Cabalismo italiano del Quattro/Cinquecento, dalla Massoneria, dall’Alleanza Israelitica Universale – quale autostrada al Regno dell’Anticristo.


Purtroppo lo spirito paganeggiante, ma ancor più quello giudaizzante, talmudico e cabalistico dell’Umanesimo è penetrato nelle menti degli uomini di Chiesa ed anche di alcuni Papi rinascimentali “gran signori, […] dotti mecenati, che vivono nel lusso e colgono ogni possibile occasione per far festa. I carnevali romani sono famosi in tutto il mondo così come le feste mitologiche per la glorificazione dei Papi. […].


Nepotismo, mondanità, sete di potere, vita spesso dissipata: queste le caratteristiche non proprio esemplari del Papato. […]. Come la Chiesa abbia potuto sopravvivere alle persecuzioni e alla vita scandalosa di numerosi suoi prelati è un vero miracolo” (A. Pellicciari, Martin Lutero, Siena, Cantagalli, 2012, pp. 27-28). Perciò non dobbiamo disperare oggi che Essa sopravviverà anche alla crisi neo-modernistica, che l’avvolge da oltre mezzo secolo.



La personalità di Lutero


Martin Lutero è nato a Eisleben (in Sassonia) il 10 novembre 1483. Ha studiato la dottrina nominalista di Occam e se ne è innamorato, poi è entrato in un convento agostiniano in séguito ad un evento tragico che è stato letto dal giovane Martino, tormentato dagli scrupoli, in maniera fosca: un fulmine lo ha colpito assieme ad un suo amico che ne è morto mentre Martino è restato illeso.


Il tema della duplice predestinazione al bene e al male nasce allora in lui e si trova già in nuce nell’animo del futuro eresiarca.


Tutta la sua vocazione tra gli Agostiniani sarà vissuta in maniera cupa, sotto lo sguardo di un Dio terribile pronto a fulminare qualsiasi persona anche senza sua colpa.


Lui stesso ha scritto una lettera a suo padre e gli ha confessato che la sua entrata in religione non era stata libera, ma coatta perché dettata dal terrore del fulmine e della morte scampata.


Lutero è stato inizialmente un frate molto rigido e rigoroso, tendenzialmente rigorista, ma tormentato da una forte sensualità, che lo ha portato pian piano alle soglie della disperazione. Questo stato d’animo influirà molto sulle sue future scelte e la sua futura dottrina sulla giustificazione grazie alla sola fede senza le buone opere.




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