Non dite ai nostri cari media che, sul Russiagate, CNN sta letteralmente sprofondando nella merda

Di Mauro Bottarelli , il 28 giugno 2017 https://www.rischiocalcolato.it

Non dite ai nostri cari media che, sul Russiagate, CNN sta letteralmente sprofondando nella merda



 

Nel giorno in cui WikiLeaks diffonde altri particolari su Vault 7, per l’esattezza il programma “Elsa” che permette alla CIA di localizzare un obiettivo, anche quando non è possibile piazzargli un gps in macchina o quando il target non porta con sé uno smartphone e l’Ucraina, fresca di attacco hacker come mezzo mondo, si premura di far sapere che la colpa è dei russi e che Mosca tenterà di destabilizzare anche il voto legislativo italiano, ecco che arrivano le conferme e, allora, puoi permetterti anche di scrivere poco. Perché parlano i fatti per te.


L’altro giorno vi ho dato conto della decisone della CNN di cancellare un servizio dedicato ai presunti affari moscoviti di Donald Trump attraverso Anthony Scaramucci, membro italo-americano del team di transizione e imprenditore legato al tycoon. Di fatto, una sconfessione totale del lavoro dei giornalisti che lo avevano condotto, visto che l’emittente utilizzò sì la solita formula ritrita della standard non conforme ma il battage pubblicitario che lo aveva annunciato era stato tale da rendere la cancellazione qualcosa di clamoroso.



Bene, questi tweet




rappresentano la sobria reazione avuta oggi da Donald Trump a un’altra notizia strettamente connessa a quella figuraccia della tv che più di tutte sta pompando il Russiagate in chiave di discredito della Casa Bianca. I tre giornalisti che avevano curato il servizio, si sono dimessi. E non si tratta di tre praticanti alle prime armi, bensì di tre penne di primo livello: Thomas Frank (già candidato al premio Pulitzer), Eric Lichtblau (ex giornalista del New York Times e premio Pulitzer nel 2006) e Lex Haris, capo del nuovo team investigativo della CNN di Atlanta.


Signori, il “Russiagate” è ufficialmente una cagata pazzesca, per dirla con Fantozzi ragionier Ugo. Il pezzo incriminato citava una fonte anonima, a detta della quale la Commissione Intelligence del Senato stava indagando sui rapporti di Scaramucci con un fondo di investimento russo, a suo volta legato a una banca controllata dal Cremlino.




Il pezzo pare non fosse stato controllato dallo staff legale e dal team di fact checking dell’emittente prima della pubblicazione, aggirando, quindi, le procedure standard per la verifica dei fatti. In seguito all’episodio, l’emittente avrebbe reso ancora più severi i controlli sulle notizie, soprattutto quelle legate al Russiagate. Stando a una fonte citata dal sito “Politico”, praticamente la Bibbia di Capitol Hill, Scaramucci avrebbe chiamato sia uno dei giornalisti che il capo della sede di Washington della CNN, minacciando querela qualora il lavoro non fosse stato ritirato. Cosa che è poi accaduta venerdì scorso, con tanto di scuse ufficiali del network televisivo.



Ombra di questa notizia – non proprio da poco – sulla stampa italiana? Trafiletti, roba da cercare con il microscopio. E i tg? Silenzio tombale, il totem della CNN non si tocca. Più che altro, non ci si può permettere di sputtanare in maniera definitiva quel pozzo di balle che è il “Russiagate”, rilanciato pedissequamente e con malcelato entusiasmo dalle principali emittenti e redazioni italiane. Quanto ci hanno inzuppato il pane i vari Mentani, Molinari, Calabresi, Botteri e chi più ne ha, più cazzate dica? Il problema è che in Italia non è arrivata la parte più succulenta dello sputtanamento globale della CNN, ovvero questi due video,



CNN EXPOSED IN UNDERCOVER STING! Producer Says Trump – Russia Story Fake News!

American Pravda: CNN Producer Says Russia Narrative “bullsh*t"

i quali ci mostrano uno dei produttori esecutivi di punta del network ammettere candidamente che il “Russiagate” sia una bufala totale, la regina di quelle fake news che l’emittente USA e i suoi adoratori nostrani giurano di voler combattere senza quartiere ed abbia un unico scopo: alzare gli ascolti.


Il frescone è John Bonifield e a giocargli il brutto scherzo sono stati quelli di Project Veritas, collettivo di contro-informazione che già durante la campagna presidenziale USA, attraverso i suoi reporter infiltrati, mostrò pratiche illecite e corruzione all’interno del Comitato elettorale democratico, come torpedoni che raccoglievano gente da far votare più volte alle primarie, arruolamento di estremisti di sinistra per disturbare e creare disordini ai comizi di Trump e altre amenità degne della prima democrazia del mondo. Guardateli quei video, sono drammaticamente istruttivi su quale sia il livello di corruzione morale e professionale del più establishment fra i media USA ma, tanto per ingolosirvi, vi regalo qualche chicca.



Il buon Bonifield, in partenza, ammette che la scelta di puntare sul “Russiagate” sia stata decisa a tavolino dal Ceo di CNN, Jeff Zucker e per un motivo tutto di interesse privato: gli ascolti, visto che “la nostra è un’audience liberale che vuole vedere il presidente bruciare tra le fiamme”. La famosa imparzialità dell’informazione, altro che RT, Sputnik e tutti quegli strumenti di disinformazione del Cremlino. Poi, Bonifield va anche oltre: “Non ho visto nei servizi alcuna prova che il presidente commettesse dei crimini legati al Russiagate. Capisco che molta gente voglia vedere quello ma questo non comporta che sia accaduto davvero”. Bravo, prima lezione di giornalismo imparata.




Poi, la domanda diretta dell’infiltrato: “Perché la CNN parla sempre di Russia? Russia qui, Russia là”. Risposta: “Per via dell’ascolto, del nostro rating come emittente. Da quando abbiamo sosto questa storia, il nostro rating è ok”. E ancora: “Per giorni abbiamo coperto la crisi legata all’accordo sul clima emersa dal G7 ma, poi, Jeff Zucker, ci ha raggiunto alla nostra riunione interna, si è complimentato per il lavoro fatto e ha imposto che si chiudesse quel capitolo e tornassimo a occuparci di Russia”. Infine, lo scambio di battute finale.


L’infiltrato di Project Veritas domanda franco, “Quindi, onestamente, pensi che l’intera vicenda possa essere una stronzata?”. Risposta di Bonifield: “Potrebbe essere una stronzata. Non abbiamo poi chissà quale prova al riguardo, continuiamo a dire che l’indagine sta proseguendo ma se avessimo qualcosa di grosso, beh penso che il leak partirebbe subito, io lo farei partire subito. Penso che in realtà non abbiano in mano niente ma vogliono che continuiamo a scavare. E penso che anche quando il presidente dice che questa è una caccia alle streghe contro di lui e che non esista alcuna pistola fumante, abbia ragione”.



Signori, parliamo della tanto declamata e rispettata CNN, quella che per prima mostrava le immagini dei bombardamenti dai teatri di guerra con Christiane Ampanpour, quella della diretta h24, delle news che fluiscono senza sosta, quella dell’informazione a 360 gradi: cosa sarebbe successo a parti invertite? Se un produttore esecutivo di Russia Today o Sputnik avesse ammesso davanti a una telecamera nascosta che la campagna di punta che stavano portando avanti era una bufala, senza prove e finalizzata soltanto a audience e ritorno d’immagine, quante ore di maratona avrebbe approntato al volo Enrico Mentana?


Quali crucifige mediatici avrebbe lanciato Mario Calabresi, sotto forma di editoriale contro la propaganda del nuove regno del male? E Maurizio Molinari, quante prime pagine avrebbe aperto a nove colonne su Putin gran burattinaio della destabilizzazione propagandistica?



Invece, nulla. “Repubblica” ha dedicato al caso un articoletto di poche righe, Enrico Mentana nemmeno un minuto di filippica deontologica, Molinari nemmeno un corsivetto striminzito: non è una notizia, forse? A me pare di sì. E bella grossa anche. Se volete azzardo un titolo, così evitate di fare fatica, in caso vi pungesse vaghezza di sfiorare l’argomento: “LA CNN AMMETTE CHE IL RUSSIAGATE SIA UNA BUFALA. VI CHIEDIAMO SCUSA PER AVER CAVALCATO IDEOLOGICAMENTE E SCIENTEMENTE QUESTA BUFALA”. Dai che ce la fate. Che pena, roba da sotterrarsi per la vergogna.


E, invece, vedrete che continueranno a pontificare, magari accantonando per un po’ hacker e imprenditori vicini al Cremlino e concentrandosi su perle di corretta e riscontrata informazione come il forno crematorio di Assad o l’attacco chimico in preparazione. Spero almeno che tanta fedeltà ai desiderati disinformativi e destabilizzanti del Dipartimento di Stato renda qualcosa, a livello umano e professionale, naturalmente. Altrimenti saremmo di fronte a servilismo tout court e volontario, saremmo alla riabilitazione in vita di Emilio Fede e della sua dura opposizione al regime berlusconiano.


Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli



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