Il G7 casereccio

Marcello Veneziani

Il G7 casereccio


L’Italia è la miniatura del mondo. Abbiamo anche noi un G7 casereccio a cui corrispondono i sette protagonisti della scena politica: Renzi, Grillo, Berlusconi, Salvini, Meloni, più Alfano e Speranza (alias Bersani) che sono a loro volta la sintesi dei centrini sfusi e delle sinistre sparse.


La loro preoccupazione principale non è la crisi italiana e la crisi internazionale, il terrorismo o quel che decidono o non decidono i grandi della terra, nel loro festival di Taormina.


No, la preoccupazione principale è come sopravvivere alla legge elettorale, come guadagnarci e come far perdere l’avversario che, badate bene, non è l’antagonista politico ma il vicino, l’alleato, il compagno di partito di ieri: la sinistra sparsa per Renzi, il centro-destra sfuso per Berlusconi.


Così da giorni, da settimane, fervono trattative, inciuci e minacce intorno alla legge elettorale e ai suoi annessi e sconnessi: la data del voto, la soglia di sbarramento, e così via.


La legge elettorale verso cui si sta andando con l’amorosa intesa tra Renzi e il suo padre putativo, Berlusconi, e l’eventuale nullaosta del Conte Zio, Beppe Grillo, ha, come accade ormai da tempo, una misura sartoriale e momentanea: non risponde alla necessità di dare un sistema elettorale coerente ed efficace, ma deve rispondere all’utilità immediata di chi la  promuove, limitata solo dalla necessità di trovare una maggioranza per approvarla e quindi di quadrare il cerchio, conciliando interessi in parte divergenti.


E allora il punto comune che sembra emergere è uno ed è il peggiore del sistema elettorale proposta: la soglia di sbarramento alta per distruggere i partiti più piccoli. L’alibi è che serve a razionalizzare il sistema, eliminare la dispersione, aiutare la governabilità.


Invece non risponde a nulla di tutto questo: perché se non dai rappresentanza in Parlamento a vari milioni di elettori, di destra, di sinistra, di centro, hai solo impoverito la democrazia, mutilato il pluralismo, escluso una fetta di cittadini, senza guadagnare nulla in termini di governabilità.


Il problema vero, invece, resta: ci sono due forze più grandi che si presentano come antagoniste, il Partito di Renzi e il partito di Grillo ma che da sole non ce la fanno a vincere pe governare.


Poi ci sono due forze medie, una ondivaga, di Berlusconi, l’altra aliena dalle alleanze con i due partiti maggiori, di Salvini e così poi quella di Giorgia Meloni.


E anche il frastagliato mondo del centro e della sinistra è asimmetrico; a un centro pronto a inciuci per entrare in maggioranza, corrisponde una sinistra ostile a ogni alleanza, salvo quella impossibile – almeno per ora – con Grillo o condannata assurdamente a proporsi come alleata del Partito di Renzi da cui è uscita polemicamente.


Nessuno ha i numeri per governare, e se pure mettessero la sbarra per vietare ai minori il film osceno del Parlamento il risultato non cambierebbe: il sistema tripolare, quadri o pentapolare che ne uscirebbe non darebbe nessuna garanzia di governabilità, salvo miracoli numerici, su cui si fonda l’ipotesi dell’inciucio Renzi – Berlusconi che farebbero a questo punto un governo (ego)centrista.


In particolare Berlusconi spera di lucrare seggi eliminando Fratelli d’Italia, che ha ora un potenziale di 30/35 seggi. Ma la condizione è che un Berlusconi killer del centro-destra, che cancella i partiti, si accorda con Renzi e con la sinistra, non perda a sua volta altri voti.


In caso di soglia, i partitini che fine faranno? Se si aggregano o vengono annessi dai più grandetti, si gettano le basi per ulteriori instabilità, dissensi e convulsioni.


Se ne restano fuori, si compie un mezzo scempio alla democrazia, solo per sbarcare il lunario di qui a uno-due anni. L’ipotesi prevalente in entrambi i casi, soglia o non soglia, è che si torna a votare a breve. Ora si tratta per abbassare la soglia dal 5 al 4 o anche meno.


Un tempo si facevano proposte di più grande respiro: elezione diretta del presente, un sindaco per l’Italia. Oggi siamo alle pappette per tirare un paio d’anni.


Il principio di fondo, lo espresse già Goldoni in una sua commedia: se la casa brucia mi voglio scaldare anch’io; ovvero trarre profitto dalla sventura. Giro girotondo, casca la terra e tutti giù per terra.


MV, Il Tempo 29 marzo 2017


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I pi¨ letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext