BASTA 8 PER MILLE ALLA CHIESA DI BERGOGLIO

BASTA 8 PER MILLE ALLA CHIESA DI BERGOGLIO


Socci, la vendetta dell'8 x Mille: "Basta, vi spiego perché non lo pago"


Ieri Avvenire, il giornale dei vescovi, mi ha attaccato per il mio ultimo articolo su Libero. Siccome è l' ennesima volta - e bordate simili ricevo pure da ecclesiastici e annessi - mi sento autorizzato, almeno «per fatto personale», a negare nel 2017 il mio «8 per mille». A nessuno infatti si può chiedere di finanziare chi lo bersaglia da anni.

Oltretutto in un modo sleale. Infatti Avvenire mi accusa di aver definito certe espressioni di papa Bergoglio assai simili alla bestemmia e poi afferma che io - per tale grave critica - non porterei «nessun argomento valido a sostegno». Come se io lanciassi al papa irresponsabili accuse senza motivo. Il fatto è che Avvenire si è ben guardato dal riferire le frasi testuali di Bergoglio da cui partiva quella mia critica: egli ha detto che Gesù «si è fatto peccato, si è fatto diavolo, serpente, per noi».

Parole inaudite che Avvenire ha omesso per poi accusarmi di attaccare il papa senza «nessun argomento valido». Ma che quelle di Bergoglio siano espressioni blasfeme o scandalose lo dimostra il fatto stesso che Avvenire le ha censurate, non ha neanche tentato di giustificarle. Infatti non sono una gaffe, sia pure inammissibile in un papa (non si era mai visto un papa bestemmiatore, oltretutto in una messa).


Quella frase esprime una precisa convinzione di Bergoglio spiegata da tutta la sua omelia dove egli applica a un passo biblico di Mosè, riferito al Messia, non l' esegesi cristiana, ma - forse senza nemmeno saperlo - una esegesi gnostica. Quella gnosi che arriva a fondere in «uno» Cristo e Lucifero nel segno del «serpente», la gnosi che nella cultura anticristiana degli ultimi due secoli è dilagante com' è stato ben illustrato dal filosofo Massimo Borghesi, in un articolo del 2003 su 30 Giorni, intitolato: Il patto con il Serpente.


Pure altre enormità di Bergoglio vanno nella stessa direzione. Per esempio il 17 marzo, secondo i resoconti giornalistici, avrebbe dichiarato: «Nella Santa Trinità le Persone baruffano a porte chiuse, ma all' esterno danno l' immagine di unità». Battuta che il sito Reinformation.tv definisce «una gravissima bestemmia che contraddice molti dogmi» e che può avere un analogo sfondo gnostico.


È impossibile tacere sentendo un papa parlare così. Ma non è solo ignoranza (che già sarebbe inammissibile). Il problema è più grave: si teme che il vertice della Chiesa sia oggi occupato da un «partito» determinato a demolire il cattolicesimo stesso come lo conosciamo da duemila anni. Ogni giorno papa Bergoglio assesta colpi di piccone sulla cattedrale della fede.


E ogni colpo fa parte di una strategia di desacralizzazione.


Non solo afferma che Gesù «si è fatto diavolo, serpente», che la Santissima Trinità è una banda di personaggi rissosi che poi all' esterno si danno una facciata concorde, non solo dichiara che «non esiste un Dio cattolico», che Gesù, nell' episodio dell' adultera, «fa un po' lo scemo», che «ha mancato verso la morale» e che Gesù non era uno «pulito».


È un papa secondo cui alla Madonna sotto la croce probabilmente è venuta meno la fede e può aver detto a Dio: «Tu mi avevi detto che regnerà per sempre bugie! Sono stata ingannata!» (anche qui siamo fuori dalla dottrina cattolica).


Un papa che ha spaccato la Chiesa su sacramenti come l' Eucaristia e il matrimonio, seminando confusione totale su cose in cui la Chiesa non può dividersi.


Un papa che ha delegittimato la «missione» squalificando l' evangelizzazione col termine spregiativo di «proselitismo».


Un papa che non s' inginocchia all' Eucaristia e che celebra i tiranni comunisti (come Fidel Castro e i despoti cinesi), snobbando invece le loro vittime al punto da far insorgere i dissidenti cubani e il vecchio e saggio cardinale Zen. Un papa che si compiace di ricevere in dono dal compagno Morales una «chuspa» con le foglie di coca e la scultura di una falce e martello con sopra l' immagine di Cristo, un papa che spiega che «i comunisti la pensano come i cristiani».


Un papa che se ne infischia dei cristiani perseguitati e parla solo ossessivamente dall' emigrazione. Un papa che all' annuncio di Cristo ha sostituito l' esaltazione della marea migratoria come un' invasione salutare per l' Europa, facendone un dogma di fede: invece di «aprire le porte a Cristo» esige che si aprano a tutti i migranti del mondo.


Un papa che ha abbandonato i «principi non negoziabili» della Chiesa, mentre la vita e la famiglia sono bombardate come mai prima, per sostituirli con l' eco-catastrofismo obamiano, un papa che si preoccupa per la sopravvivenza di zanzare e piccoli vermi, che ha trasformato la Basilica di San Pietro in schermo di un orrido show animalista e ha trasformato il discusso «riscaldamento globale» in un dogma.


Un papa che si rifiuta di condannare il «terrorismo islamico» come tale, un papa che non manca di rovesciare quotidianamente critiche e disprezzo sui cattolici, mentre esalta tutte le altre religioni arrivando ad affermare che l' Islam è una religione di pace tanto da far insorgere perfino padre Samir Khalil Samir, una vera autorità che fu consigliere di Benedetto XVI per l' Islam.


Un papa che snobba sprezzantemente il Family day dei cattolici e indica come grandi italiani Emma Bonino e Giorgio Napolitano. Un papa che al vertice della Pontificia Accademia per la vita (fondata da Giovanni Paolo II) mette quel mons. Paglia che fa l' apologia di Marco Pannella («uomo di grande spiritualità») dicendo che «questo nostro mondo, ha bisogno più che mai di uomini che sappiano parlare come lui... io mi auguro che lo spirito di Marco ci aiuti a vivere in quella stessa direzione».


Un papa che ha appena nominato come Generale dei gesuiti padre Sosa Abascal il quale in un' intervista spiega che non si sa «cosa ha detto veramente Gesù» perché «a quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole» e quindi tanti saluti alla «Parola di Dio» e alla Sacra Scrittura come fonte della Rivelazione perché tutto va reinterpretato e «contestualizzato».


Per padre Sosa l' oggetto della fede è Bergoglio stesso («Io mi identifico con quello che dice papa Francesco») che però - se si demoliscono le parole di Gesù nel Vangelo - non ha più alcuna autorità. Bergoglio penalizza ed emargina cardinali, vescovi e religiosi che sono saldi nella fede cattolica di sempre e invece esalta chi va a nozze col mondo e le sue ideologie. Per tutte queste cose - e molto altro - io non ho più intenzione di contribuire alla demolizione della Chiesa con il mio 8 per mille.


Preferisco spendere di tasca mia, direttamente, per sostenere missionari, opere di carità e religiosi veramente cattolici.


Oltreutto la «chiesa bergogliana» ha già un sacco di soldi. E siccome Bergoglio e i suoi continuano a ripetere (a parole) che vogliono una Chiesa povera mi sembra giusto accontentarli. Perché far loro il dispetto di inondarli di euro se vogliono diventare poveri?


Quando in Vaticano tornerà chi onora il «Dio cattolico» e chi difende il popolo cristiano e la sua fede, io ricomincerò a firmare l' 8 per mille. Oggi dominano le tenebre. Parafrasando Chesterton: non abbiamo bisogno di una Chiesa che sprofondi col mondo, ma di una Chiesa che salvi il mondo.


di Antonio Socci


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L’otto calante di Costanza Miriano

Qualche giorno fa ero con due amici cattolici, di quelli proprio inossidabili, ed è venuto fuori che quest’anno, per la prima volta in vita loro, non avrebbero dato l’8 per mille alla Chiesa cattolica. Non volevo crederci: se c’erano due persone di cui non lo avrei mai detto, erano loro. Il giorno dopo, manco a farlo apposta, sono apparsi online i risultati di un’indagine dalla quale risulta che la percentuale dei fedeli che quest’anno devolverà l’8 per mille alla Chiesa è la più bassa da dieci anni a questa parte, ed è scesa a picco nell’ultimo anno.


“Troppi scandali, la gente chiede trasparenza e legalità”, spiegano dalla Cei. Non so quali strumenti statistici abbiano per dare questa spiegazione, io statistiche non ne ho fatte, però di amici che si sentono parte viva della Chiesa ne ho moltissimi, e così ho indagato.


Con mio grande stupore, in tanti – non tutti, ma parecchi – hanno fatto quella stessa scelta quest’anno. Ho cercato di capire, perché io invece personalmente alla Chiesa darei il 1000 per mille, è continuerò a devolvere l’8, sempre.


La motivazione addotta dai miei amici cattolici “obiettori fiscali”, secondo la mia piccola e personalissima indagine, è esattamente opposta a quella data dalla Cei. Non è proprio per niente da cercare nel fatto che vogliono trasparenza e legalità, e non la trovano nella Chiesa. La verità è invece precisamente il contrario. È proprio perché sappiamo che l’uomo – tutti, compresi quelli di Chiesa – è cattivo, che abbiamo bisogno della Chiesa, cioè di chi ci metta in comunicazione con Dio.


I sacerdoti non sono operatori sociali da cui pretendiamo onestà ed efficienza, sono coloro che aprono il canale con Dio: sacer dare. È vedendo la nostra povertà – e quella dei sacerdoti – che ci attacchiamo sempre di più alla Chiesa: siamo uomini affoganti, bisognosi di essere salvati, e per questo cerchiamo Dio.


E vogliamo qualcuno che ci introduca al mistero, abbiamo bisogno di qualcuno che ci garantisca che quello che intuiamo non è un parto della nostra fantasia. Qualcuno che ci dica la Verità su noi stessi, non qualcuno che organizzi rivendicazioni di diritti umani, raccolte differenziate, spettacoli per intrattenerci.


Se devo sostenere economicamente qualcuno che mi dice che Marco Pannella è un punto di riferimento spirituale, allora l‘8 per mille piuttosto lo do, lo darei ai radicali. Meglio l’originale, piuttosto che una pallida copia. Se devo sostenere un ecologismo raffazzonato, piuttosto scelgo Greenpeace.


Se devo finanziare l’affresco di Terni – che è prima di tutto un dipinto molto brutto – che non parla di redenzione, di salvezza, di vita eterna, ma semplicemente scatta una foto, mal realizzata, del reale, forse, ecco, preferisco di no.


Se devo sostenere chi non ha lottato, non ha speso una parola – salvo qualche eccezione – per impedire che venisse approvata la legge sulle unioni civili che come noi prevedevamo ha aperto la strada anche alle adozioni, se devo dare i miei soldi a chi ha smesso di annunciare la verità sull’uomo e sulla donna, e invece ha deciso che è meglio difendere i cosiddetti “diritti” delle persone omosessuali, allora finanzio l’Arcigay, non la Chiesa cattolica, perché quegli altri il loro lavoro lo fanno con grande efficacia e aggressività.


Se devo sostenere i giornali diocesani che pubblicano articoli sulle unioni civili celebrate, salutandole con gioia, con un melenso linguaggio “inclusivo”, preferisco di no, e magari leggo altro, qualche autore omosessuale che almeno scriva bene davvero (tipo Michael Cunningham, per dire).


Se qualcuno nella Chiesa dimentica che l’unica cosa di cui hanno davvero bisogno le persone omosessuali non è certo l’accoglienza, che da sola non serve a niente, ma qualcuno che apra loro lo spiraglio di un cammino di speranza e verità, se devo dire che va tutto bene così, che senso ha annunciare la salvezza, se non c’è più niente che grida, che mendica, che supplica di essere salvato?


Non so quanto sia affidabile il mio campione. Di certo qualcosa è cambiato: tanti credenti, che prima erano pronti a difendere i propri pastori, adesso si sentono da loro abbandonati. E non sono certo quelli che si scandalizzano per casi di mala gestione, non sono i cattolici che tirano fuori la vecchia tiritera dei preti pedofili, non è quello che addolora i miei amici, perché, come dicevo, noi lo sappiamo che gli uomini, anche di Chiesa, sono cattivi, ed è per questo che abbiamo bisogno di salvezza.


Io continuerò sempre a sostenere come potrò la Chiesa, mia madre, perché voglio per i miei cari e per me la salvezza eterna. Il mondo non ha bisogno di pastorali creative, di essere intrattenuto – se c’è una cosa di cui c’è sovrabbondanza oggi è proprio l’intrattenimento: nessuno oggi ha bisogno di essere distratto, ma aiutato a ritrovare il centro, e se devo essere intrattenuta vedo un film dei fratelli Cohen – il mondo chiede che la Chiesa sia sempre più coraggiosa nell’annunciare che questa vita è un passaggio per quella eterna.


Il mondo, infine, non ha bisogno che gli si dica che va comunque tutto bene così anche se dice no al disegno di Dio, perché il salario del peccato è la morte, e se nessuno te lo annuncia tu muori.


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Gianfranco Amato: “Ho sempre dato ma quest’anno ho cambiato idea. Ho l’amara impressione che una certa tiepidezza della Chiesa italiana sia dovuta anche al fatto di dover dipendere finanziariamente dallo Stato laico. E quando la Chiesa dipende da Cesare, risponde a Cesare. Temo che il potere abbia invitato la Cei ad essere cauta nell’affrontare alcuni temi (unioni civili, eutanasia, utero in affitto) sotto la minaccia di ridiscutere le modalità del finanziamento pubblico. L’anno scorso sono stato invitato in Messico per tenere una conferenza. Ho scoperto una Chiesa davvero libera, coraggiosa, capace di proclamare la Verità a voce alta. E non credo sia un caso il fatto che non riceva contributi dallo Stato messicano. La Chiesa messicana è florida e si sostiene esclusivamente attraverso il finanziamento dei fedeli. Io vorrei anche per il nostro paese una Chiesa simile!”


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Roberto Dal Bosco: “Non lo do da almeno un lustro perché mi trovo in contrasto assoluto con una Cei che è sempre più braccio armato della necrocultura (di recente il semaforo verde al sacrificio umano eutanasico) e della grande sostituzione migratoria, in una parola dell’anticristianesimo. Per completezza, ti dico che la crocetta la faccio per gli ortodossi dell’Esarcato”


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Giovanni Gasparro: “Ho maturato l’idea di soprassedere perché non voglio rendermi indirettamente complice, con i danari guadagnati con la mia pittura, del finanziamento delle conferenze pro gender come quelle organizzate dalla diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. Non desidero più pagare il compenso di Fuksas o qualsivoglia architetto ateo per costruire chiese aniconiche sul modello protestante. Sono ancora nauseato dagli affreschi ecumenico-omoerotici di Ricardo Cinalli nel duomo di Terni, commissionati ai tempi di monsignor Paglia. Non voglio che i miei soldi giungano nelle mani del mio arcivescovo Francesco Cacucci perché rimetta in cattedra Enzo Bianchi o Vito Mancuso per sentirmi dire che Ario e Lutero sono stati vilipesi dal cattolicesimo. Niente obolo per finanziare incontri interreligiosi blasfemi come quello di Assisi e far recitare il Corano dai pulpiti delle nostre cattedrali. Non voglio più veder canonizzare le malefatte abortiste di Pannella ed Emma Bonino dal presidente della Pontificia Accademia per la vita (ancora monsignor Paglia)”.


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Alessandro Gnocchi: “Ho trovato obbrobriose le campagne pubblicitarie, l’unico luogo in cui si trovano persino dei preti vestiti da preti. Buoni sì, ma fessi no, mi son detto. L’Otto per mille lo do agli ortodossi perché, a differenza di quasi tutti i preti cattolici, se li conosci non li eviti”.



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