Lo scorso Gennaio Trump ha firmato per ritirare gli Stati Uniti dal Trattato Transatlantico (TTIP) come aveva promesso in campagna elettorale. Qualche mese prima anche Germania e Francia si dichiararono contrari al “libero scambio” senza regole, affermando che l’Europa non poteva accettare ogni richiesta americana.


Il Senato italiano, il 15 Marzo, ha approvato la risoluzione sulle criticità del TTIP portata avanti dalla senatrice del Movimento Cinque Stelle Elena Fattori. La risoluzione ha evidenziato l’incredibile sbilanciamento del Trattato a favore delle multinazionali e il maggiore pericolo proveniente dal fatto che queste avrebbero potuto chiamare in giudizio gli Stati membri.


D’altra parte però Paul Ryan, il Presidente della Camera degli USA, ha recentemente dichiarato che si troveranno altri modi per stringere questo accordo con gli europei, mentre la Merkel, dopo l’incontro con Trump, si è detta sollevata perché il Presidente americano le ha spiegato che questi accordi commerciali sono molto più semplici di quanto lei si aspettasse.


Insomma, il pericolo di questo trattato non è stato ancora sventato e, anzi, la battaglia contro le multinazionali si combatte su più fronti, dato che a Febbraio è stato approvato dal Parlamento europeo il CETA, il trattato di libero scambio tra Canada e Unione Europea, e pochi giorni fa è stato approvato anche dal Consiglio dei Ministri, nel silenzio dei nostri media, pronto per essere discusso in Parlamento.



Le multinazionali contro le economie nazionali: da un lato i colossi del pianeta, che spingono imperterriti verso un’economia sempre più laissez-faire e globalizzata; dall’altro i singoli paesi, con le loro produzioni tipiche, le loro peculiarità e i loro interessi da difendere per non essere mangiati dal pesce più grosso.


Questo scontro viene raccontato da Guido Rossi nel suo ultimo libro “Libero scambio, CETA, TTIP e non solo” (Eclettica Edizioni) dove si parte dall’analisi dei padri di questi trattati per arrivare al TTIP e al CETA e a tutte le criticità che comportano. Dal GATT (General Agreement on Traffics and Trade) del 1947 alla matriosca della World Trade Organization del 1994, contenente il GATS (General Agreement on Trade in Service), il TBT (Technical Barriers on Trade), TPRM (Trade Policy Review Mechanism) e il DSS (Dispute Settlement System).



Il tutto passando per l’analisi della diffusione degli OGM e dei pericoli a questi collegati: dalla “Mezzadria 2.0” (la pratica con cui i giganti industriali come la Monsanto costringono gli agricoltori a lavorare per loro) ai rischi della salute (basti pensare che ogni anno in America, su una popolazione di 350 milioni, 48 milioni di persone si ammalano a causa di cattiva alimentazione e 3000 muoiono; a fronte dei 70000 ammalati europei e di poche decine di morti all’anno, su una popolazione di oltre 700 milioni).


La libertà di scelta del consumatore è l’ennesima menzogna del liberismo


Tutte queste sigle possono scambiarsi tra di loro, il progetto è uno e l’Unione Europea è l’istituzione creata per applicarlo: creare un mondo globale, dove ogni colosso del pianeta può prendersi la sua fetta dopo aver divorato non solo i piccoli e medi produttori e gli artigiani, ma anche le grandi industrie nazionali.


Un mondo senza confini, senza barriere, dove la popolazione vive per consumare ciò che viene prodotto a costi bassissimi, ottenuti con ribassi salariali da far paura anche al capitalismo industriale del XIX secolo e con danni all’ambiente e alla salute inimmaginabili.


Il libro di Guido Rossi mette alla luce un fatto: in questo preciso momento, gli interessi dei lavoratori e dei disoccupati coincidono con quelli degli artigiani e dei produttori. Il nemico comune è il capitalismo trans-nazionale, i cui protagonisti sono le multinazionali, mentre l’Unione Europea, assieme ai suoi governi neoliberali, ne sono i camerieri. Il primo amico a cui affidarsi è invece lo Stato: senza la sua legge, vige la legge del più forte.