Notizie di 'Igor il russo' o del killer delle piccole rom? E' la legge dell'emergenza. Tipo Manchester

https://www.rischiocalcolato.it/ Di Mauro Bottarelli , il 24 maggio 2017

Notizie di 'Igor il russo' o del killer delle piccole rom? E' la legge dell'emergenza. Tipo Manchester




Scusate se vi interrompo, mentre venite ragguagliati dai media sulle ultime novità dell’attentato di Manchester: avete notizie di “Igor il russo”? E del presunto killer delle ragazzine rom di Centocelle? Zero? Immaginavo. Il misterioso criminale del Polesine è sparito ormai da settimane, non solo dal mirino degli inquirenti ma anche dalle prime pagine: hanno messo in pista cani molecolari, reparti speciali, elicotteri, droni, sensitivi. Di tutto. Ma lui è sparito. Per giorni ci hanno detto che era ferito, che ormai aveva le ore contate: finora, abbiamo contato i soldi che è costata la caccia all’uomo più estesa e sofisticata di sempre.


Tanti. Ben spesi, per carità. Se lo di trovasse, però. L’unica che continua a cercarlo e, soprattutto a dare notizia di lui, è Barbara D’Urso e spero di aver detto tutto: quando anche lei smetterà di intervistare in esclusiva testimoni oculari che dicono di averlo sentito ruttare a fine aprile vicino a una cascina abbandonata, allora sarà davvero chiaro che il nostro è uccel di bosco chissà dove. Oppure, magicamente, verrà catturato proprio a ridosso delle amministrative del prossimo 11 giugno.




Per ora sappiamo solo che è molto meglio di Rambo quando scappa in montagna e tiene in scacco lo sceriffo e la Guardia nazionale. E il presunto killer delle gemelline rom morte nel rogo del camper in cui dormivano – in 11 – con la loro famiglia? Anche qui, mistero. Certamente gli inquirenti staranno lavorando in silenzio ma, ancora una volta, è la facilità con cui la stampa crea e distrugge emergenze nell’arco di pochi giorni a lasciare basiti. Le ultime notizie davano le indagini instradate sulla pista della vendetta fra rom, tanto che sarebbero stati battuti i campi nomadi della Capitale.


E quanti cazzo sono questi campi rom? Cos’è, il Vietnam? In compenso, da emergenza nazionale e simbolo del nostro vergognoso degrado morale, il caso è finito nell’oblio senza colpo ferire: non essendoci un bel neo-nazi da sbattere in prima pagina, passiamo ad altro. E’ l’emergenza, bellezza! Si creano e si distruggono priorità con la facilità con cui ci si accende una sigaretta. Qui, invece, si accendono micce sociali.



Prendete il caso di Manchester. Queste





sono le prime pagine di “Stampa” e “Repubblica” di oggi, più o meno allineate nel sottolineare emotivamente la giovane età delle vittime. Questo,




invece, è “Libero”, portatore del tratto distintivo del giornalismo di Vittorio Feltri, l’eleganza e la capacità analitica, rifuggendo l’impatto di pancia verso il lettore. Ma la vera cartina di tornasole di come siamo messi è questa,




la prima pagine de “Il Foglio”, per l’esattezza l’articolo centrale a firma dell’ex direttore, Giuliano Ferrara, dal titolo “Orfani di Ratisbona” e dal sottotitolo ancora più incisivo: “Quella della musica è un’altra guerra di religione che perderemo, senza esportare la democrazia”. Insomma, ancora non l’hanno capita la lezione. La tiritera è sempre la stessa: l’impossibile convivenza ideale e valoriale con l’Islam ci impone di illuminarne i fedeli con la fiaccola della democrazia made in USA, fosse anche attraverso Ariana Grande o Bruce Springsteen.


Altrimenti, se non bombardiamo un po’, ci porteranno via anche quello a breve: una vita senza Ariana Grande, l’incubo si materializza. Ora, al netto del rispetto sacrale che si deve alle vittime e ai feriti di Manchester, chi cazzo vogliono prendere in giro? Avete notato che, nell’arco di un weekend, Donald Trump è passato da essere un miliardario gretto e ignorante a faro della civiltà nella lotta alle tenebre del terrore? Giornali e giornalisti che fino a una settimana fa lo trattavano come un necessitante di TSO al giorno, adesso lo dipingono come uno statista: miracoli del perseguire l’agenda neo-con del Deep State!




Lecchi il culo a sauditi e israeliani, mettendo in croce l’Iran? Sei un figo pazzesco (oltretutto, anche con una moglie figa che non mette il velo a Ryad). Ma se la narrativa è questa, come si spiega il paradosso di maledire l’Isis – di fatto dei salafiti – e contemporaneamente ritenere la causa di tutti i mali Teheran?


Quando mai si è visto l’islam sciita sostenere gruppi jihadisti a livello globale? Vi rendete conto che mezzo mondo piange isterico per la piccola Saffie, morta al concerto e contemporaneamente applaude la dottrina di politica estera che vede finanziati e posti in posizione di leadership proprio i fiancheggiatori storici di chi l’ha ammazzata? Collegare il cervello, prima di scrivere, pare brutto? Ma qui si arriva addirittura a scomodare Ratisbona, quasi Benedetto XVI fosse il santo protettore dei neo-con, un’immaginetta da agitare quando ti mettono di fronte alle tue responsabilità di esportatore di caos e destabilizzazione professionista.



E cosa ha portato l’attacco di Manchester, oltre all’ondata di sdegno e commozione globale? Se prendiamo la stretta attualità politica e sociale del Regno Unito, all’innalzamento del livello di allarme a “critico”, ovvero la quasi certezza dell’imminenza di un nuovo attentato. Nulla di nuovissimo per la Gran Bretagna, visto che dopo le bombe nella metropolitana del luglio 2005, tornò addirittura in vigore per le forze di sicurezza la politica dello shoot-to-kill, messa immediatamente in pratica nei confronti di un cittadino brasiliano (il quale, a dire il vero, se alla terza intimazione di alt si fosse fermato, invece di scappare, oggi sarebbe ancora qui con noi). I fucili d’assalto non sono cosa nuova negli aeroporti britannici e, ora, i soldati potrebbero scendere nelle strade, come confermava questa mattina il “Financial Times”.



E chi beneficerà politicamente di questo stato di emergenza, visto che l’8 giugno il Regno Unito andrà alle urne e che la campagna elettorale è sospesa? La paura tirerà la volata alla premier Theresa May, non un fulmine di guerra nel dibattito politico e già in difficoltà, visto che il leader laburista, Jeremy Corbyn, era dato in risalita nei sondaggi? Oppure sarà il contrario, ovvero l’eccessiva militarizzazione della società e i controlli che si faranno più stringenti in ambienti e quartieri a rischio, aiuteranno il “rosso” Corbyn e il suo approccio libertario? Di certo c’è una sola cosa, questo:




ovvero, la delicatezza con cui ieri pomeriggio il solito Wolfgang Schaeuble, ha mandato la sterlina in orbita, ricordando che “i britannici impareranno che il Brexit è stato un errore”. Il tutto, mentre ancora c’erano feriti gravissimi e si cercava di accertare le identità dei bambini deceduti. Capisco la freddezza teutonica ma qui c’è di più: c’è un chiaro messaggio intimidatorio a ferita ancora aperta e sanguinante. Magari, nei desiderata di qualcuno, c’è un Jeremy Corbyn a Downing Street che sposi l’approccio del “abbiamo scherzato, restiamo nella grande casa europea” o una May azzoppata, chissà? Le bombe, oltre che intelligenti, a volte sono anche convincenti.



Intendiamoci, non sto dicendo che non esiste un problema di estremismo islamico, anzi. C’è però una distorsione strumentale di questo problema: questo grafico




ci mostra come nel marzo scorso, il 90% dei cittadini britannici si attendesse un attacco terroristico. C’era stata qualche novità sullo scacchiere internazionale che giustificasse questa incrollabile certezza? No, solo lo stato di paura permanente, il quale si alimenta delle ondate di panico fomentate dalla stampa. Basta leggere e interpretare in un certo modo un report dei servizi segreti ed ecco che un titolo è sufficiente a far alzare le antenne: siamo pervasi di paura, quindi i recettori si attivano subito. Questa cartina



ci mostra gli attacchi terroristici patiti dall’Europa fino a ieri, Manchester compresa. Al netto del misterioso uzbeko che ha colpito Istanbul a Natale e altri attacchi in Turchia (realtà oggettivamente a parte), tutti gli altri attentati sono stati compiuto non solo da immigrati di seconda o terza generazione ma, addirittura, da soggetti da tempo conosciuti e attenzionati dalle forze di sicurezza. Se mettiamo in prospettiva i numeri reali, è più facile morire investiti da un’automobile mentre andiamo in bici e, quasi quasi, anche morire per lo schianto dell’aereo che ci sta portando in vacanza.


E non parlo di camion-killer stile Nizza o sabotaggi terroristici, parlo di normali accadimenti funesti della quotidianità. Vado al bar, bevo il caffè e un coglione distratto alla guida, perché gioca con le app del telefono, mi stira. Occorre sottovalutare il fenomeno? No, sarebbe folle ma metterlo in prospettiva sì: e questo comporterebbe, da parte dell’opinione pubblica, in primis una messa in discussione di politica, intelligence e stampa.


La prima perché vende allarmi e poi fa affari e alleanze con chi gli allarmi li procura e li sostanzia, la seconda perché o non sa fare il suo lavoro o è in parte complice, la terza perché racconta soltanto verità unidirezionali, nascondendo o facendo sparire qualsiasi elemento di critica al paradigma e alla narrativa ufficiali.



Invece, si passa dall’indifferenza del quotidiano all’allarme assoluto nel giro di un giorno, acriticamente. Io gli “anni di piombo” non li ho vissuti, nel 1977 avevo 4 anni ma mio padre mi raccontava che, a un certo punto, a Milano il gambizzato di turno serviva per regolare gli orologi: sappiamo cosa vuol dire essere sotto attacco.


E lo sanno benissimo i britannici: andate a vedere, a partire dal 1968 in poi, come orchestrava le sue campagne di bombe e omicidi l’IRA. Non uno ogni tanto, estemporaneo e, casualmente, sempre portato a termine da qualcuno di noto, segnalato e sorvegliato. Che, ovviamente, muore nel compiere l’atto. E lo stesso vale per le campagne estive dell’ETA, finalizzate a colpire il turismo balneare spagnolo. Una bomba al giorno in Costa Brava, nascoste nei cestini dell’immondizia o in quelli delle biciclette, addirittura. E’ storia recente, non parlo di insurrezioni dell’Ottocento.




E poi, com’è che la prima ondata di immigrazione – quella che ha portato in Italia anche Ahmed, il mio idraulico, egiziano e musulmano – non ha creato problemi di integrazione e radicalismo e, invece, a radicalizzarsi è la generazione attuale, quella che invece dovrebbe essere non solo integrata ma ben felice della sua occidentalizzazione?


E questo, paradossalmente, vale anche per stranieri estranei all’Islam: le gang di latinos, quando sono emerse? Ben più tardi dell’arrivo dei primi peruviani o colombiani in Italia, i quali si sono fatti un culo così, lavorando onestamente e ora si ritrovano magari con un figlio che anela di diventare il boss del narcotraffico e segue le regole della malavita della madre patria. Non sarà che il problema sia anche il modello di società che i vari Giuliano Ferrara difendono, scomodando senza vergogna Papi e lectio magistralis? E, forse forse, anche quella voglia di imposizione di quel modello, con le bombe in Medio Oriente e con i governi telecomandati in America Latina?



Vi faccio un esempio di questa mattina, di pochissimo fa. Il residente filippino, Rodrigo Duterte, ha sfanculato pubblicamente Donald Trump fin dal suo arrivo alla Casa Bianca e, adesso, intende comprare armi dalla Russia per la sua campagna contro il narcotraffico. E cosa accade? Compare miracolosamente l’Isis nelle Filippine! Già, attimi fa, il gruppo terroristico ispirato allo Stato islamico, Maute, ha preso in ostaggio un prete, il personale di una chiesa e alcuni fedeli a Marawi City, dopo aver dato fuoco alla cattedrale della città nel sud del Paese.


L’arcivescovo Socrates Villegas, presidente della conferenza episcopale cattolica delle Filippine, ha detto che uomini armati hanno fatto irruzione nella cattedrale ed hanno preso in ostaggio il reverendo Chito Suganob e oltre 10 persone tra fedeli e personale della chiesa. Stando a Villegas, il gruppo armato ha minacciato di uccidere gli ostaggi “se le forze governative scatenate contro di loro non vengono richiamate”. Tu guarda le combinazioni, proprio a poche ore dalla proclamazione della legge marziale nell’area da parte di Duterte contro i gruppi integralisti.



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