Le tre condizioni per sbarcare

Marcello Veneziani

Le tre condizioni per sbarcare

I migranti devono conformarsi ai nostri valori, sentenzia la Corte di Cassazione. D’impulso plaudo, ristabiliamo i confini culturali, almeno, poi mi sovvengono due obiezioni: la prima: ma detta così, come l’hanno riferita tg e giornali, ci rendiamo conto che svolta radicale, che portata gigantesca avrebbe una norma del genere?

Non si chiede semplicemente di rispettare le nostre leggi e attenersi alle nostre regole, no, qui si tratta addirittura di conformarsi ai nostri valori, che inevitabilmente discendono dalla civiltà cristiana oltre che greco-romana.

Chiediamo per caso una mezza conversione ai migranti in cambio dell’accettazione in casa nostra? Troppa grazia, mi accontenterei che rispettassero solo le regole.

Seconda obiezione che riguarda più noi che loro: ma “i nostri valori” quali sono? Se escludete quelli derivati dalla civiltà cristiana e greco-romana, se cancellate i valori ideali, morali e nazionali, possiamo davvero limitarci ai diritti dell’uomo e alla democrazia liberale?

Ma poi li vedete in giro questi valori o siamo nel pieno di una società cinica ed egoista, che non ha più uno straccio di valori, nichilista e corrotta, marcia, sporca dentro, non solo nelle vie? L’appello ai valori dovrebbe toccare pure noi.

Lo stop agli sbarchi in vista del vertice  G7 di Taormina e il freno posto dalla Cassazione ci fanno pensare che i flussi migratori non sono così inarrestabili ma si può al contrario fare qualcosa.

Nelle ultime settimane sono sbarcati migliaia di immigrati, a volte in un giorno solo e altri ancora di più, potrebbero arrivare con la bella stagione.

Ma è possibile che non siamo in grado di stabilire, in accordo con l’Europa, alcune regole semplici e chiare? Per esempio, quello di stabilire una soglia non giornaliera o annuale, ma di lungo periodo, di assorbimento dei flussi migratori. E raggiunta, superata quella soglia, entrano da noi solo se ne escono altri.

Se, per dire, 100 mila migranti lasciano l’Italia per andare altrove, tornare a casa o espulsi per il loro comportamento, si possono prevedere centomila nuovi arrivi. Punto.

Magari tenendo conto di altre due condizioni preliminari, oltre il numero prestabilito: la maggiore affinità di cultura, regole e valori e la disponibilità a seguire corsi di integrazione e di lingua. Chi è fuori da questo raggio, chi eccede, viene rimandato a casa, respinto.

Le navi di soccorso non dovrebbero servire per portarli da noi ma per riportarli da dove sono partiti. Certo, questo comporta seri accordi bilaterali con i paesi di partenza e una concertazione europea. Ma questo significherebbe che l’Italia, che l’Europa, esiste, ed esistono i confini.

Questo dovrebbe essere un argomento cardinale per i G7 e per gli eurovertici. Ma forse non ci siamo ancora svegliati, stiamo ancora sognando, dopo la sentenza della Cassazione e la tregua dei flussi per Taormina.

MV, Il Tempo 17 maggio 2017


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