Non dite a Renzi che nella Silicon Valley cui si ispira, la gente dorme in macchina. E Obama…

https://www.rischiocalcolato.it/ Di Mauro Bottarelli

Non dite a Renzi che nella Silicon Valley cui si ispira, la gente dorme in macchina. E Obama…




Sfrutto poche righe per porre rimedio a un errore compiuto nell’articolo di questa mattina: i voti presi da Marine Le Pen sono 11 milioni e non 10, in crescita dai 7,6 del primo turno. Chiedo scusa, colpa della fretta. Per farmi perdonare, vi regalo uno strumento di analisi e interpretazione ulteriore del voto, appena pubblicato in un report ad hoc di Deutsche Bank. Eccolo,



ci mostra due cose. Primo, al netto dell’aumento del Front National, negli ultimi 15 anni è stato il calo costante dei candidati dei partiti tradizionali a segnare il passo politico. Secondo, il supporto nel secondo turno a favore di Macron è stato maggiore da parte degli elettori di estrema sinistra che da parte di quelli di centrodestra: per capirci, il bacino di Mélenchon ha contato più di quello di Fillon. Insomma, ai comunisti padroni e banchieri continuano a piacere un sacco, c’è poco da fare. Tanto, come accaduto oggi pomeriggio, dopo il voto si indice una bella manifestazione sindacale contro Macron, con annesse tensioni con la polizia e la coscienza è bella che risciacquata.



E veniamo ora al Macron italiano, quel Matteo Renzi che sempre ieri si è ufficialmente re-insediato a alla guida del PD dopo il trionfale risultato delle primarie. Nel corso dell’assemblea, Matteuccio nostro ha sfoderato il suo repertorio istrionico migliore, saltando – senza apparente vergogna nei confronti della funzionalità delle sinapsi – dai gay in Cecenia alle mamme da sostenere nell’azione di governo al fatto che quanto stava accadendo in Francia lo faceva rosicare. Insomma, mancava la dimostrazione dei coltelli dello chef Toni e il quadro era completo.


Ma sentiamo le sue parole: “Ma in cinque mesi molte cose sono cambiate. Dal Venezuela, che qualcuno (il M5s, ndr) considera un modello di democrazia. Occorre non dimenticare quello che è accaduto: la Cecenia, dove si organizzano campi di sterminio di persone colpevoli di avere un diverso orientamento sessuale: il Pd grida vergogna! E a chi parla di flop della legge sui diritti civili, dico che i diritti non si contano come i voti, si difendono. Dobbiamo ripartire con la consapevolezza che il futuro è il nostro campo da gioco”.



Ora, al netto che la questione gay in Cecenia rappresenta davvero un’emergenza mondiale, penso pari all’incidenza dell’alluce valgo tra i ballerini classici di fede atalantina, mi è piaciuto molto il passaggio sul Venezuela: Renzi ha fatto bene a cantargliele chiare ai grillini, la democrazia è cosa seria e argomento su cui non si transige.


Peccato che, immediatamente dopo la tirata degna di Amnesty International, si sia scoperto che, d’ora in avanti, Maria Elena Boschi abbia emanato un diktat – attraverso un documento ufficiale – in base al quale ogni atto di governo dovrà avere la sua supervisione e il suo via libera. Magari Maduro eccede un po’ con l’uso delle forze armate ma, diciamolo, anche la Boschi – una che, al pari del suo capo, avrebbe dovuto ritirarsi a vita privata, in caso di sconfitta al referendum – ha un concetto abbastanza muscolare di democrazia.



Ma andiamo avanti. E passiamo alla parte che preferisco, quella dichiaratamente comica dell’intervento in assemblea: “Nessuno metterà in discussione il governo di Paolo Gentiloni. Lo diciamo da cinque mesi, lo diremo fino a fine legislatura. Se questo è chiaro vorrei rafforzarlo: sono contento del lavoro del governo quando mette soldi sulle periferie, sulla povertà. Questo governo non sta facendo opera di discontinuità, ma continua un lavoro che noi abbiamo lasciato a mezzo. E siamo felici quando vediamo 739mila posti di lavoro in più grazie al Jobs Act”. Dunque, al netto che penso Gentiloni abbia già cominciato a inscatolare le sue cose, stile trader licenziato da Lehman Brothers, io davvero non vedo l’ora che Matteo Renzi torni al governo e prenda in mano la politica economica.




Ricorderete che, in febbraio, abbandonò l’Italia come un cervello in fuga e andò a cercare ispirazione nella Silicon Valley, a suo modo di vedere l’esempio, il modello e il paradigma da contrapporre al provincialismo e all’arretratezza italiana in fatto di mercato del lavoro e innovazione. Ecco cosa scriveva in una delle sue e-news d’Oltreoceano, dopo l’incontro con Elon Musk: “Scegliere l’innovazione contro la rendita, insomma. Tema tutt’altro che semplice da declinare concretamente. Ma tema cruciale. Vado a letto che il fuso orario si fa sentire. Ci aggiorniamo domani con il resoconto di altri incontri nella Silicon Valley. Buona giornata!”. Ora, al di là che sentire parlare di lotta alla rendita uno che è stato in piedi, parlamentarmente parlando, grazie ai voti di Denis Verdini e i suoi, fa abbastanza sorridere, per il resto io sono d’accordo: il modello Silicon Valley è quello che Matteo Renzi vuole per l’Italia e, stante la sua precedente esperienza di governo, penso che ce la farà.



Questa grafica




ci mostra la vaghissima bolla immobiliare presente nella zona, tanto che molti cittadini della Bay Area hanno optato per alternative più a buon mercato: nonostante il Nasdaq ai massimi, infatti, molti impiegati del comparto tech vivono in macchina, nei van e nei camper, non potendosi permettere un affitto. Questo video


https://www.youtube.com/watch?v=KG0_KiM9Mv8


mostra la realtà che sta dietro la facciata di benessere e successo della Silicon Valley ed è stato curato da Joanne Elgart Jennings per “Newshour Weekend”, non dalla redazione di Russia Today. Va beh, danni collaterali di una storia di successo. Proprio sicuri? Questi due grafici,



relativi ad IPO e venture capital nell’Eldorado tecnologica, ci dicono che le cose non vanno benissimo: lo scorso anno, l’ammontare ottenuto da aziende tech attraverso i collocamenti è stato del 60% in meno rispetto al 2015. Il caso di SNAP, poi, parla chiaro: certi errori valutativi del venture capital, si pagano. Ma Renzi ha ragione, occorre scegliere l’innovazione e non la rendita. Oddio, più che innovazione, diciamo creatività. La specialità della Silicon Valley, infatti, sono i cosiddetti “decacorns”, ovvero unicorn startups valutate decine di miliardi di dollari – come Airbnb, Uber e Palantir – la cui sovra-valutazione è palese agli occhi di tutti ma, come nel caso della bolla dot.com, nessuno pare voler dire che il Re è nudo prima dell’arrivo della bufera. Prendiamo Uber, ad esempio: ha racimolato più di 16 miliardi di dollari ed è valutata più di 69 miliardi, ovvero al di sopra del livello di General Motors e Ford.


E sapete con quali perdite? 2,2 miliardi solo nel 2016. Il problema è il seguente: per quanto Uber potrà perpetuare l’inganno di operare come una private company, visto che racimola capitale come una public company ma senza nessuna trasparenza imposta da questo status?


Ma si sa, Matteo Renzi è peggio di Veltroni nei confronti dell’America: tanto che, approfittando della presenza a Milano di Barack Obama per una conferenza sull’alimentazione, il segretario del PD punta a un incontro privato a latere per ottenere qualche trucco e segreto, al fine di ricalcare i successi della ripresa economica obamiana, una volta tornato al governo. Ad esempio, questi





che ci certificano come tra marzo 2010 e aprile 2017, la gran parte dei posti di lavoro creati sia stata nella categoria baristi e camerieri. Parliamo di 2,345 milioni di unità, poco meno del 15% dei posti di lavoro creati in totale nei sette anni. La manifattura? Roba vecchia, occorre innovare. E io sono d’accordo, chi può vivere senza app, oramai. Peccato che, nella mia ignoranza, continui a credere che tra innovazione e bolla speculativa ci sia una bella differenza. Ma suvvia, come scordare questo:





ovvero, l’armageddon del commercio retail in un Paese che ancora basa il 70% del suo Pil sui consumi personali. Tutti con l’e-commerce? Ma Obama parlerà di innovazione alimentare, non di economia a Milano, per questo c’è la fila di gonzi pronti a pagare fino a 850 euro per sentirli: poi i lobotomizzati sarebbero i nordcoreani. E, in effetti, questi grafici





ci mostrano come nessuno meglio di un ex presidente USA possa insegnare al mondo la buona alimentazione. Certo, la moglie Michelle aveva piantato l’orto alla Casa Bianca e dato vita a una campagna contro il junk-food nelle mense scolastiche, quindi le credenziali da conferenziere ci sono tutte. Sapete cosa vi dico, se questa è la logica? Mia madre fa una pasta e fagioli eccezionale, vedo di farmi ingaggiare come relatore a una conferenza sui motori a reazione.


Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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