Il vicolo cieco della sinistra

Marcello Veneziani

Il vicolo cieco della sinistra


La vittoria di Renzi alle primarie è stata netta e schiacciante. Ma è una vittoria di Pirro, cioè una di quelle vittorie che non riescono a tradursi in prospettive politiche.


C’era una volta un partito grande e grosso, borbottante ma ancora unito che solo pochi anni fa era al 40%. Renzi se lo vantava in tutta Europa dicendo che era la più grossa “sinistra” europea e doveva perciò guidare gli eurosocialisti.


Poi perse voti, dopo perse pezzi, se ne andò una fetta cospicua di parlamentari in un partito risentito, e quel che rimase nel Pd si divise in tre: un correntone più due correnti di opposizioni, una del pilota automatico con la faccina svagata di tale Orlando, che sembra appena svegliato o appena reduce da un lungo pianto, e l’altra col faccione di Emiliano, col suo baricentro nel Sud.


Renzi ha poi un sodale-rivale che è Gentiloni, col suo governo, e un rivale-sodale che è Berlusconi, molto aleatorio e ondivago. Infine ha un antagonista elettoralmente più grande di lui, Grillo e il suo movimento.

Che prospettive si aprono per lui? Sarebbe grottesco se si alleasse con i fuorusciti, e infatti i suoi pasdaran dicono che chi è uscito dal Pd non può diventare alleato. Ma alla chiusura a sinistra è costretto a far seguire anche la chiusura a destra, perché sarebbe davvero assurdo che un partito di sinistra come ancora Renzi definisce il suo Pd, preferisse Berlusconi a Bersani, Alfano a Speranza.


L’establishment tifa per un’alleanza tra Renzi e i moderati, ma sarebbe il definitivo passaggio del Pd a una sottospecie di Dc eterodiretta. Sarà già difficile quadrare il cerchio per varare la legge elettorale, figuriamoci per trovare una maggioranza di governo all’indomani del voto.


L’alternativa di governo, allo stato presente, non c’è. Grillo da solo non ce la farebbe, dovrebbe cercare intese a sinistra di Renzi o a destra di Berlusconi. Viceversa, il centro-destra non esiste, se esistesse potrebbe anche superare il Movimento 5stelle ma da solo non avrebbe – salvo miracoli – i numeri per governare.


Quel che sappiamo di certo è che chi governerà fonderà la sua maggioranza su un tradimento: a sinistra, a destra, altrove. Renzi si macronizza, cioè verrà separato dal suo partito d’origine e verrà usato alla francese, sfuso e malleabile, per un imprecisato partito ambiguo più che ambidestro, europeista all’esterno e italianista all’interno, con la consueta furbizia da piazzista del funambolo fiorentino.


E se non lo fa lui, si scalda ai bordi Gentiloni in versione ibrida. Mattarella è pronto a impartire benedizioni, inclusa l’estrema unzione.


Ma in tutto questo e in ogni caso dove finirà la sinistra? Nell’aria, nei media, nei predicozzi della Boldrini o nei prediconi di Papa Francesco. In politica della sinistra resterà il rancore, che non è un requisito adatto per governare.


MV, Il Tempo 4 maggio 2017


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