Tempi Ultimi ed eccesso della Misericordia. PARTE II

di Gianluca Marletta http://www.maurizioblondet.it/

Tempi Ultimi ed eccesso della Misericordia. PARTE II


Fatima 1917: la devozione al Cuore Immacolato di Maria e la promessa dei primi Cinque Sabati.


Meno di un secolo dopo, un altro evento straordinario (nel senso letterale di non-ordinario) scuote il mondo cattolico. Il tempo, tuttavia, è trascorso e l’albero anticristico della modernità sta già mostrando alcuni dei suoi frutti… Siamo nel 1917, è il sogno della Belle Epoque di costruire un paradiso terrestre piccolo-borghese al ritmo del can-can sta già imputridendo da anni nelle trincee della Grande Guerra insieme ai cadaveri di 9 milioni di soldati: e questo sarà solo l’inizio di quella mattanza senza fine di corpi (e ancor più di anime) che chiamiamo Ventesimo Secolo.


Dell’evento di Fatima, probabilmente, non si smetterà di parlare fino alla fine dei tempi; eppure, normalmente, fra i tanti temi più o meno interessanti ad esso collegati –terzi o quarti segreti più o meno rivelati al pubblico, vere o presunte omissioni, vere o presunte profezie apocalittiche, miracoli del sole a cui assistettero 70.000 persone (tra cui giornalisti di quotidiani atei e gendarmi dell’allora governo anticlericale portoghese), e persino dibattiti e polemiche fra Cristiani e Musulmani sul perché la Vergine abbia scelto di apparire in una località che …porta il nome della venerata figlia del profeta Muhammad- l’elemento forse più importante dell’Apparizione sembra di solito rimanere ai margini. Stiamo parlando della terribile visione dell’Inferno “dove ardono le anime dei poveri peccatori” mostrata ai “pastorelli” nel contesto del Primo Segreto, ma anche, della meravigliosa promessa di salvezza ad essa correlata. Con queste parole la descrive la veggente Lucia Dos Santos, all’epoca ormai suora consacrata:


“Il 10 dicembre 1925 mi apparve in camera la Vergine Santissima e al suo fianco un Bambino, come sospeso su una nube. La Madonna gli teneva la mano sulle spalle e, contemporaneamente, nell’altra mano reggeva un Cuore circondato di spine. In quel momento il Bambino disse: “Abbi compassione del Cuore della Tua Madre Santissima avvolto nelle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non v’è chi faccia atti di riparazione per strapparglieLe”.


 E subito la Vergine Santissima aggiunse: “Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati infliggono continuamente con bestemmie e ingratitudini. Consolami almeno tu e fa sapere questo: A tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa Comunione, reciteranno il Rosario e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i Misteri, con l’intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza”.


La devozione dei Primi Cinque Sabati del mese con la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria sembra quasi, se così si può dire, una “riedizione” in forma più semplice della Grande Promessa di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque; un modo ancor più immediato e diretto di offrire una “scialuppa di salvataggio” ad un’umanità ormai naufragata nel caos e nella dissoluzione.


Cinque sabati in cinque mesi per …salvare la propria anima dalla morte! Ancora una volta, il tutto sembra esagerato, assurdo, forse persino “ingiusto” se visto nell’ottica di una giustizia umana. Eppure non basta! Negli stessi anni, dall’altra parte dell’Europa, il Cielo sembrerebbe aver parlato ancora: questa volta,  avvertendo esplicitamente l’umanità dell’imminente fine dei tempi e della necessità di scegliere una volta per tutte la Misericordia per poter scampare dalla Divina Giustizia.


Santa Faustina Kovalska e le Promesse della Divina Misericordia.


Su Santa Faustina Kovalska, suora polacca della Congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia, si potrebbero scrivere enciclopedie intere: mistica straordinaria, persona che viveva in un clima di soprannaturalità che solo pochi grandi santi hanno sperimentato con altrettanta costanza, autrice di un Diario che contiene alcune delle più belle pagine di spiritualità della storia più recente della Chiesa (a cui molto attingerà il connazionale Giovanni Paolo II, che la canonizzerà nel 2000).


L’aspetto a cui, nell’immaginario collettiva, è legato maggiormente il suo ricordo è, tuttavia, quello del Culto della Divina Misericordia, che gli sarebbe stato rivelato direttamente dal Cristo nel corso di numerose apparizioni e locuzioni interiori. Il messaggio della Divina Misericordia appare sconvolgente per quanto semplice e diretto: l’umanità si sta avvicinando a grandi passi verso i Tempi Ultimi (anzi, ultimissimi) e il Giudizio incombe su tutti; per questo motivo, il Cristo richiede l’istituzione di un culto ufficiale alla Sua Divina Misericordia, presentata senza mezzi termini come l’ultima ancora di salvezza donata all’umanità finale:

“Parla al mondo della Mia Misericordia…Questo è un segno per gli ultimi tempi, dopo i quali arriverà il Giorno della Giustizia. Fintanto che c’è tempo ricorrano alla sorgente della Mia Misericordia…”


“Prolungo loro [ai peccatori] il tempo della Misericordia, ma guai a loro, se non riconosceranno il tempo della Mia venuta.”


“Prima del giorno della giustizia mando il giorno della Misericordia.”


Chi non vuole passare attraverso la porta della misericordia, deve passare attraverso la porta della Mia giustizia.”


Siamo nel 1938, lo stesso anno in cui, all’età di 33 anni, Suor Faustina concluderà il suo breve ma straordinario passaggio in questo mondo. Qualche anno prima, nel 1931, Suor Faustina avrebbe beneficiato di un’apparizione in cui Gesù si sarebbe mostrato nelle vesti del Misericordioso e avrebbe ordinato alla religiosa di riprodurre con esattezza tale immagine; aggiungendo ancora una volta una promessa:


L’Anima che venererà questa immagine non perirà. Le prometto, ancora sulla Terra, la vittoria sui nemici, ma specialmente in punto di morte. Io, il Signore, la proteggerò come Mia Gloria. I raggi del Mio Cuore significano Sangue ed Acqua, e riparano le Anime dall’ira del Padre Mio. Beato chi vive alla loro ombra, poiché non lo raggiungerà la mano della Giustizia Divina. Proteggerò, come una madre protegge il suo bambino, le anime che diffonderanno il culto alla Mia Misericordia, per tutta la loro vita; nell’ora della loro morte, non sarò per loro Giudice ma Salvatore.“.


Insieme all’immagine, Suor Faustina riceve anche la rivelazione della Coroncina della Divina Misericordia, una versione breve del Rosario[2] a cui il Cristo stesso avrebbe attribuito un’importanza straordinaria, specie, ma non solo, in articulo mortis:


“Concederò grazie senza numero a chi recita questa Corona. Se recitata accanto ad un morente non sarò giusto Giudice, ma Salvatore”.


Sempre Suor Faustina avrebbe ricevuto dal Cristo l’intenzione che la Chiesa dedicasse un giorno speciale alla sua Divina Misericordia:


Desidero che la prima domenica dopo Pasqua sia la Festa della Mia Misericordia. Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia incommensurabile Misericordia! L’Anima che in quel giorno si sarà confessata e comunicata, otterrà piena remissione di colpe e castighi. Desidero che questa Festa si celebri solennemente in tutta la Chiesa.”


Tale desiderio sarà ottemperato da Giovanni Paolo II, nell’anno 2000, con l’istituzione della Festa della Divina Misericordia nell’Ottava di Pasqua (Domenica “in Albis”).


I doni dell’Undicesima Ora.


Giunti infine al termine di questa lunga carrellata di promesse e devozioni, di fede e di miracoli, di storia e metastoria, non pretendiamo certo che tutti i dubbi del lettore (e in verità anche i nostri) siano semplicemente svaniti come nebbia al sole: molto di ciò che è stato raccontato, infatti, darà forse il là più a domande che a risposte.


E tuttavia, volendo seguire la sottile linea rossa che sembrerebbe collegare tali eventi, non può non emergere una costante: questi interventi della Misericordia Divina, infatti, apparirebbero strettamente collegati a quella gigantesca crisi spirituale che va sotto il nome di “mondo moderno”, il quale, visto da tale prospettiva, null’altro sarebbe se non il drammatico preludio alla Fine dei Tempi! Ed è questo, forse, uno degli aspetti della vicenda che più sconcerta e infastidisce molti di noi, credenti compresi: dove sono, dunque, le magnifiche sorti e progressive che ci hanno insegnato a scuola? Dov’è, in tutto ciò, l’idea del progresso indefinito dell’umanità che persino molti cristiani sembrano aver sposato entusiasticamente negli ultimi decenni? Dov’è il “paradiso in terra” dell’umanità naturaliter cristiana del cui avvento c’hanno parlato anche illustri teologi?


Le “rivelazioni” di cui sopra, al contrario, sembrerebbero offrire una visione della storia e del mondo radicalmente opposta: nessun “paradiso in terra” costruito dall’ingegno umano ci attende, quanto piuttosto la “fine delle fini”, la Grande Purificazione di un mondo impazzito e senza Dio, nel cui drammatico contesto, tuttavia, l’uomo non è lasciato da solo, ma viene anzi assistito come non mai da segni potenti ed effusioni straordinarie di Grazia (perché, come scrive l’Apostolo, “la grazia sovrabbonda dove abbonda il peccato”[3]).


Perché, bisogna riconoscere, se solo per un attimo volessimo scegliere davvero di dar credito alle “rivelazioni” di cui abbiamo trattato in quest’articolo, forse alcuni dubbi potrebbero anche risolversi: se con occhio oggettivo (e soprattutto cristiano) volessimo infatti giudicare i tempi in cui viviamo (e in cui, in verità, ci trasciniamo da più di due secoli), non apparirebbe forse in tutta la sua crudezza la realtà di un mondo il cui “progresso” è stato, innanzitutto, un “conquistare la terra dimenticando la propria anima”, nello sforzo costante di cancellare Dio da ogni aspetto della vita e della coscienza?


E oggi come oggi, essendo questo processo giunto al suo limite estremo, non possiamo non constatare (sempre volendo guardare le cose con occhio cristiano) quanto la Salvezza sia, apparentemente, lontana dalle vite degli uomini, per la maggior parte dei quali oggi è divenuto difficile (saremmo tentati di dire impossibile) vivere una vita di Grazia? Le “impossibili promesse” sono dunque la Risposta del Cielo a questa condizione obbiettivamente senza precedenti in cui langue l’umanità? Sono forse queste almeno alcune di quelle “grazie sovrabbondanti” che ci sono state promesse fin nelle Scritture? Ed è in questo contesto, dunque, che va letta la prospettiva inusitata di poter accedere ad una “salvezza a poco prezzo”?


Scrive il Vangelo di Matteo a proposito degli operai dell’Undicesima Ora (l’ultima delle ore):


“Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi”[4].


Ma è poi davvero giusto dire che tale Salvezza sarebbe svenduta a “poco prezzo” dalle “incredibili promesse” di cui abbiamo parlato, se solo si pensa che, nel mondo secolarizzato di oggi, è già un miracolo trovare qualcuno che sia disposto, superando dubbi, pregiudizi o semplicemente noia, a sottoporsi a nove o cinque messe di seguito o a recitare una breve Coroncina davanti ad un parente moribondo (il quale, come ben sappiamo, secondo la mentalità moderna deve essere tenuto fino alla fine all’oscuro del suo destino per paura che …si spaventi)?


E se la vera tragedia spirituale del mondo d’oggi fosse non tanto “l’assenza della Grazia” o “il silenzio di Dio” immaginato da certi teologi, ma semplicemente l’accidia di chi è troppo stanco e sazio persino da alzarsi dal suo divano per andare a prendere la paga (im)meritata che gli offre il suo Signore?


[1] Le condizioni del Privilegio Sabatino sono: 1) Portare, giorno e notte indosso, l’«Abitino», come per la Prima Grande Promessa; 2) Essere iscritti nei registri di una Confraternita Carmelitana ed essere, quindi, confratelli Carmelitani; 3) Osservare la castità secondo il proprio stato; 4) Recitare ogni giorno le ore canoniche (cioè l’Ufficio Divino o il Piccolo Ufficio della Madonna). Chi non sappia recitare queste preghiere, dovrebbe osservare i digiuni della S. Chiesa (salvo se non è dispensato per legittima causa) e astenersi dalle carni, nel mercoledì e nel sabato per la Madonna e nel venerdì per Gesù, eccettuato il giorno del S. Natale.


[2] La coroncina della Divina Misericordia si recita utilizzando la normale corona di un rosario.

Si inizia recitando, dopo il segno della croce, un Padre nostro, un Ave Maria e il Credo (nella versione del “Simbolo degli Apostoli“).

Sui cinque grani maggiori del rosario si dice: «Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l’Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Signore Nostro, Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo.»


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