Il conformismo imperante al Diversity Media Award

Camillo Langone ilfoglio.it

Il conformismo imperante al Diversity Media Award




Si organizzi un Premio Differenza a fianco del Diversity Media Award che se non utilizzasse una lingua orwelliana, una classica lingua rovesciata, dovrebbe chiamarsi Flatness Award, Premio Piattezza o qualcosa del genere: non a caso sono in lizza campioni del conformismo quali Maria De Filippi, Jovanotti, J-Ax, Luciana Littizzetto, Mika, Gabriele Muccino, Ivan Cotroneo...


Tutti costoro meritano senz’altro di vincere una gara basata sull’indottrinamento omosessualista al cinema, in televisione, nella canzone, e sulla negazione della libertà di espressione, sul livellamento del pensiero che ne conseguono.


Tutti costoro e anche molti altri: il Premio Piattezza potrebbero sperare di vincerlo in migliaia. Il Premio Differenza sarebbe molto meno combattuto: quali registi, cantanti, vip televisivi accetterebbero di candidarsi a un premio destinato a chi promuove l’idea oggi rara, davvero dissonante, della sodomia come peccato meritevole di castigo divino?


Non mi sovviene un solo nome e anche solo per questo è un premio necessario.


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