Ho paragonato Philippe Daverio a Baudelaire. Chiedo perdono

Camillo Langone Ilfoglio.it

Ho paragonato Philippe Daverio a Baudelaire. Chiedo perdono



Baudelaire, ti chiedo perdono, l’altra sera ho ipotizzato che tuo erede italiano potesse essere Philippe Daverio. Che errore.


Ero a cena con amici eleganti, dopo la conferenza dell’avvocato Maresca su “Teoria e pratica degli abbinamenti”. Parlavamo dunque di sarti, tessuti, asole, bottoni, Windsor, cravatte, Agnelli, e infine ho chiesto: secondo voi chi è, oggi, il massimo dandy italiano? Sono stati fatti i nomi di Massimiliano Mocchia di Coggiola, Lapo Elkann, Gelasio Gaetani Lovatelli, Giovanni Gastel, Giuseppe Scaraffia, Vittorio Sgarbi… Io ho avanzato la candidatura di Daverio che fra i presenti ha riscosso un certo favore.


Ma quando ho letto sul Corriere il critico d’arte esaltare la raccolta differenziata mi sono cascate candidatura e braccia. Ho pensato a te che scrivesti: “Il dandy deve aspirare a essere sublime, senza tregua”.



E come fai a essere sublime se dividi le bucce di patate dalle bottiglie vuote del latte? Se sei talmente zelante da tenere in casa, per giorni, le lische di pesce dentro il contenitore dell’umido? Secondo Daverio “oggi chi non fa la differenziata poi si sente moralmente in colpa anche se non prende la multa”. Mentre il dandy è un anticonformista, un individualista, uno scettico che mai penserebbe di poter salvare il mondo (ammesso ritenga utile farlo) giocando al bravo cittadino coi bidoncini colorati.


Baudelaire, sono molto pentito.


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