TUTTI GLI IDEOLOGI DEL PRESIDENTE

Paolo Mastrolilli per 'la Stampa' DAGOSPIA.COM

TUTTI GLI IDEOLOGI DEL PRESIDENTE


«Quelle del 2016 sono le elezioni del Volo 93: assalta la cabina di pilotaggio, o morirai. Forse morirai comunque. Tu - o il leader del tuo partito - potreste riuscire ad entrare nella cabina, ma non sapere poi come pilotare l' aereo o farlo atterrare. Non ci sono garanzie.


Tranne una: se non ci provi, la morte è sicura. Perché, per completare la metafora, la presidenza di Hillary Clinton sarebbe come giocare alla roulette russa con un' arma semiautomatica. Con Trump almeno puoi girare il tamburo dei proiettili, e sperare di essere fortunato».


Queste sono le frasi con cui cominciava l' articolo «The Flight 93 Election», pubblicato il 5 settembre dell' anno scorso dalla Claremont Review of Books. L' autore aveva firmato con lo pseudonimo Publius Decius Mus, un console romano che si era sacrificato in battaglia per salvare la nazione, ma ora sappiamo che il suo vero nome è Michael Anton e dalla settimana scorsa lavora alla Casa Bianca.


Anton, un quarantenne di New York, fa parte del «cerchio magico» che sta cercando di imprimere la direzione ideologica alla presidenza Trump, contro l' ala dell' establishment. Il leader è l' ormai notissimo Steve Bannon, ex capo del sito Breitbart, a cui la rivista Time ha dedicato la copertina definendolo «il secondo uomo più potente al mondo».


Con lui lavorano altri consiglieri chiave come Stephen Miller, senior advisor del presidente, e autore del discorso che tenne alla Convention di Cleveland. Miller è nato a Santa Monica in una famiglia liberal, ma si era convertito al conservatorismo dopo aver letto «Guns, Crime and Freedom», testo seminale del capo della National Rifle Association Wayne LaPierre.


Si era rivoltato contro la cultura liberal californiana in cui era cresciuto, scrivendo sul giornale del liceo che «Bin Laden si sentirebbe benvenuto nella nostra scuola». Dopo la laurea alla Duke University era andato a lavorare per il senatore Sessions, scelto da Trump come ministro della Giustizia, elaborando la dottrina del «nation-state populism» con cui contrastare la globalizzazione.


Insieme a loro lavora Sebastian Gorka, deputy assistant del presidente, ex direttore dei National Security Affairs per Breitbart. È nato a Londra da genitori ungheresi fuggiti al comunismo, dopo gli studi si è trasferito negli Usa. Il 31 gennaio 2016 era stato fermato all' aeroporto Reagan di Washington, perché voleva salire sull' aereo con una pistola in valigia.


La dottrina di Bannon, ex dirigente di Goldman Sachs, è nota. Eminenza grigia della Casa Bianca, è stato l' autore del bando contro gli immigrati in arrivo da 7 paesi islamici. Non a caso, ieri, si sono unite al ricorso contro questo provvedimento tutte le aziende leader della Silicon Valley, cioé i liberal globalisti che lui aborrisce.


Durante una conferenza del 2014, organizzata in Vaticano da un gruppo vicino al cardinale conservatore americano Burke, grande critico di Papa Franceso, Bannon aveva detto via Skype che, dopo il crollo dell' Urss, l'Occidente, il capitalismo, la Chiesa, sono precipitati in una crisi che ne minaccia la sopravvivenza. A questo poi si è aggiunta la sfida dell' Isis e dell' islam radicale. Aveva paragonato la situazione attuale a quella precedente all' uccisione dell' arciduca Ferdinando a Sarajevo, che aveva messo fine all' era vittoriana e aperto la porta alle due guerre mondiali.


La visione di Anton è quasi più apocalittica di Bannon, e vale la pena di leggere «The Flight 93 Election» per capire l' ideologia che questo gruppo ha portato al potere. Secondo Michael i repubblicani dell' establishment, tipo Reince Priebus che ora guida l' ala rivale alla Casa Bianca, si erano rassegnati alla marcia dei liberal, che poggiando sull' immigrazione dal terzo mondo puntavano a creare una maggioranza permanente. Così avrebbero distrutto tutti i valori più cari dell' Occidente. «Trump è peggio che imperfetto», ma davanti alla morte sicura, votarlo è stato come assalire la cabina di pilotaggio del volo 93 dirottato dai terroristi: magari morirai lo stesso, ma almeno ci hai provato.


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