ONU: La libertà di religione 'non è assoluta'. Va ridotta se si oppone ai LGBT. PARTE I

Maurizio Blondet 6 febbraio 2017

PARTE I

ONU: La libertà di religione “non è assoluta”. Va ridotta se si oppone ai LGBT.


Era ora.  Le Nazioni Unite si sono dotate di un esperto e difensore delle istanze  Kulandre (LGBT). Si chiama Vitit Mountarbhorn, è tailandese, docente di Diritto e – ovviamente – omosessuale militante.   Proclamato dal supremo ente   globale come “Esperto Onu sulle questioni LGBT”,  egli ha delineato la strategia che intende attuare nei tre anni della sua carica.  Lo ha fatto  davanti  a una decina di rappresentanti di agenzie ONU  plaudenti. Egli ha inquadrato  il suo programma in quello, più vasto,  chiamato Sustainable Development Goals (Fini di Sviluppo Sostenibile) , di cui ciascuno vede la stretta relazione con la diffusione del Gender , del Trans e del Kulandro.


Lui, ha promesso, farà cancellare   le leggi anti-sodomia e anti matrimonio kulandro  dai codici di tutti gli stati;   vieterà   per  legge che si parli di ogni tendenza LGBT come “disordine”  o “turba”. Integrerà la simpatia per il gender e la diversità sessuale  fin dall’infanzia, eccetera.


I presenti, esponenti come detto delle altre agenzie Onu, si sono profusi in richieste di consigli e di idee su come promuovere i diritti LGBT nel loro campo d’azione.  All’Unesco, il   Mountarbhorn ha chiesto di curare la istruzione primaria perché i  fanciulli  “siano nati e cresciuti fin dalla tenera età” con le giuste attitudini  verso le  “sexual orientation and gender identity” :le quali orientations, ha avvertito, “non  sono categorie chiuse”,  promettendo la sua protezione di ogni altra  orientation,  oggi non immaginabile, che  sorgesse oltre la necrofilia, l’animalismo  eccetera  (Per esempio: perche non proteggere delle  discriminazioni   repressive  la pedofilia su bambini morti?Il sadismo fra trans?  La coprofagia con carogne?).


L’agenzia UN Habitat ha chiesto al giurista homo  di indicargli le linee guida per  integrare i diritti dei LGBT nell’urbanistica nuova. L’UNICEF  (che significa Fondo ONU per i Bambini) ha fatto  appello agli stati perché  “diano alle coppie LGBT con bambini il riconoscimento legale di essere famiglie”.  Lo UN Population Fund [Aborti & Sterilizzazioni] s’è impegnato a promuovere “eventi  con gruppi religiosi che  sostengono l’aborto e i diritti LGBT”.  Ma  ne esistono? Bisognerà crearli apposta?


Henk Jan van Schothorst   del  Transatlantic Christian Council, ha provato ad obiettaare:  ma che fare se i diritti  LGBT   entrano in conflitto con le religioni e le loro credenze? La risposta del thailandese è stata:  “Ci  sono dei diritti che sono assoluti,  ed altri che non sono assoluti”. Per   esempio, “la libertà di  espressione e l’espressione della religione” non sono diritti assoluti e   possono essere ridotti se necessario.

https://www.lifesitenews.com/news/new-un-lgbt-expert-doubles-down-against-religious-freedom-describes-entry-p


E  meno male che è  un giurista. Peccato che”Francesco”  fosse troppo occupato a perseguitare Manelli e Burke,  a distruggere ordini, insultare cattolici e registrare messaggi per  il Superbowl,   per prestare attenzione a questa importantissima evoluzione del Diritto Internazionale, che riduce la libertà di religione e di parola per affermare come solo diritto assoluto quello dei LGBT.  Sicché siamo privati della sua Autorevole Parola e non sappiamo giudicare  (chi siamo noi per giudicare, del resto?).


Oggi siamo tutti  impegnati a contrastare The Donald, il quale fra gli altri torti ha quello di 1) aver ventilato la chiusura dell’ONU, 2) aver nominato come giudice della Corte Suprema Neil Gorsuch,  un docente di diritto che si è sempre opposto alla legalizzazione dell’eutanasia.


“E’ contrario ai nostri valori europei”, come dice la Mogherini.


I nostri valori. Durante le violentissime proteste anti-Trump a Berkely, sono apparsi questi cartelli. Dicono: “I trans-lesbici sono buoni e puri”.


In mancanza,  riprendo qui l’articolo di Patrizia Fermani,   apparso su Riscossa Cristiana,   che indica la  vera dimensione del  problema  per noi pecore  senza pastore  davanti a questo  nuovo diritto globale.


La piovra omosessualista e la sua strategia – di Patrizia Fermani


L’omosessualità, indossata un’armatura da combattimento, è diventata il perno di un movimento propriamente politico, mirato alla conquista di un potere egemonico del tutto inedito che tenta di strangolare la intera società dopo averla imbavagliata a dovere, secondo un più vasto disegno planetario. di Patrizia Fermani


La piovra omosessualista, il tempo di superare lo shock di non avere la Clinton alla Casa Bianca, ha ripreso ad allungare i tentacoli anzitutto sulla scuola, ora sotto l’alto patrocinio morale e culturale della Fedeli. Non importa che l’Italia sia seppellita sotto valanghe e terremoti. Anzi, tanto meglio se qualcuno è un po’ distratto da altre tragedie, l’obiettivo di ridurre in poltiglia il cervello dei più giovani diventa ancora più appetibile. E intanto i genitori, come le stelle, stanno a guardare.


Un po’ perché hanno ormai un’idea un poco sfocata della paternità e della maternità, nelle orecchie la voce robotica della Bignardi, negli occhi l’oscenità normalizzata dei Vendola, tanto surreali da sembrare astratte, e quindi innocue. Del resto quasi nessuno sembra più mettere in conto che ogni rapporto omosessuale contraddice l’ordine della natura come il camminare sulle mani. Che mortifica l’istinto di sopravvivenza della specie e l’esigenza naturale dell’uomo di perpetuarsi nelle generazioni attraverso la famiglia.


La normalizzazione in via mediatica dell’omosessualità ne ha messo da parte il disvalore. Tutti sanno ormai che la misura di tutte le cose è l’amore, come lo intende Vendola, anzi, la laetitia dell’amore come lo intende Bergoglio. Il resto è leggenda.


Ma la normalizzazione oscura anche il fenomeno tutto nuovo dell’omosessualismo, ovvero del vero e proprio sistema di potere strutturato e organizzato che ha fatto di una distorta inclinazione sessuale l’ariete per sfondare le porte della cittadella comune, e mira a distruggere la famiglia, gli equilibri delle generazioni future e le libertà fondamentali. Una forza mai sperimentata prima che mina la società umana infiltrandosi in ogni suo ganglio vitale.


Che l’omosessualità sia ontologicamente in contrasto con gli assetti famigliari e quindi con le esigenze vitali della società è stato sempre avvertito. È significativo come, sullo sfondo delle  relazioni sentimentali tra giovanissimi maschi alle quali il Satiricon ha dedicato tante pagine, non compaia mai alcuna figura paterna. Ma il fenomeno è rimasto ai margini della vita collettiva anche quando ha avuto una diffusione notevole, soprattutto per particolari condizioni ambientali o esistenziali, quali quelle legate alle campagne militari o alla vita marinara, né mai ha preteso di scimmiottare i rapporti matrimoniali.[…]


L’omosessualismo vuole strangolare l’intera società

Oggi però, non dico una Bignardi o un Mogavero, ma qualunque persona che abbia mantenuto l’uso della ragione, dovrebbe essere in grado di riconoscere che l’omosessualità, indossata un’armatura da combattimento, è diventata il perno di un movimento propriamente politico, mirato alla conquista di un potere egemonico del tutto inedito che tenta di strangolare la intera società dopo averla imbavagliata a dovere, secondo un più vasto disegno planetario. Le vicende della dottoressa de Mari bastano da sole a rappresentare questa goffa imitazione dei peggiori modelli totalitari.


Genitori orgogliosi di figli trans (i nostri valori)
Eppure, di fronte ad un nemico che gonfia il petto con tanta incredibile arroganza, e cerca di stravolgere il buon vivere comune riuscendo a dettare leggi oltraggiose per l’intelligenza e il buon senso, non vengono attivate neanche le difese più elementari, e una società confusa e svagata,  sembra non riesca a valutare nè la entità della minaccia né quella della posta in gioco. Tuttavia, anche se il fenomeno è inedito, all’origine di questa inerzia, non ci sono la sorpresa e lo smarrimento. Vi sono ragioni ben più profonde di ordine politico e culturale, interne alla stessa società, sommate tristemente alla latitanza di quella chiesa che dopo avere rinnegato la legge naturale divina e i suoi principi morali fondamentali, ha abbandonato il gregge a se stesso.


Per ritrovare le ragioni di questa difesa mancata, o del tutto inefficace, di fronte alla aggressione dell’omosessualismo, occorre guardare anzitutto alla sapiente strategia che esso ha messo in atto e alle armi di cui si serve.


Il primo stadio di questa strategia è stato, come è noto, quello della “normalizzazione” della relazione omosessuale attraverso la sua narrazione insistente e disinibita affidata ai mezzi di comunicazione, al cinema, al teatro. Una narrazione accattivante soprattutto per le giovani generazioni, che vi hanno letto il superamento degli schemi moralistici del proprio ambiente domestico. Il fenomeno introdotto nella quotidianità è diventato familiare e quindi innocuo. Mentre veniva sottratto ai disturbi della personalità, dagli psichiatri americani, e trasformato per via burocratica in una variante normale della sessualità.


Ma poiché l’appetito vien mangiando, il movimento omosessualista si è posto obiettivi sempre più ambiziosi, ha mirato a costituirsi come forza socio politica e a conquistare col tempo un potere  egemonico attraverso le leggi. Si trattava di ottenere una tutela sempre crescente che finisse per elevare la stessa omosessualità a valore, cancellando così anche ogni giudizio morale negativo ancora latente almeno nelle generazioni dei padri.


Di qui il passo alla imposizione sociale sarebbe stato breve e il modello omosessista e transessualista (non merita citazione il demenziale repertorio delle varianti), avrebbe guadagnato addirittura dignità pedagogica tale da poter essere propagandato nelle scuole di ogni ordine e grado. Questo capovolgimento di posizione attraverso le leggi era impresa non troppo temeraria, in tempo di crescente relativismo etico e giuridico. Infatti poteva contare sul concorso di due fattori decisivi: lo sfaldamento progressivo dei principi dell’ordinamento e del senso stesso del diritto, e la dissoluzione della morale collettiva. Il tutto sul terreno cedevole del catto-progressismo piccolo borghese e parrocchiale e su quello accogliente della sinistra pseudointellettuale, giornalistica, accademica, imprenditoriale e giurisprudenziale, versione italica della gauche caviar.


SCIENZA SUPERFLUA: Hanno creato l’uomo-maiale unendo i due DNA. Ma esiste già in natura.
Nonostante queste condizioni favorevoli, un’operazione, in ogni caso spericolata, aveva bisogno di appoggiarsi a ragioni di principio, che le fornissero un nobilitante supporto ideale. Niente di meglio che puntare allora su libertà, uguaglianza e amore. Cioè sui due “valori” portanti della democrazia occidentale europea figlia dell’89, che garantiscono per definizione ogni progresso civile. Mentre il terzo, derivato cristiano ed eterna tentazione romantica, oggi in gran voga perché capace di superare ogni ostacolo morale e di tranquillizzare la coscienza mettendo in sordina le esigenze della ragione, viene rilanciato dal nuovo cattolicesimo in disarmo. Questi erano i miti perfetti per rendere plausibile ogni pretesa ed irretire una intera società già moralmente snervata, e di essi ci si è serviti: chiavi di lettura e vizi d’origine di tutta una straordinaria commedia dell’assurdo.


Del resto la liberté e l’égalité, erano stati i grimaldelli usati per forzare le leggi della natura e soprattutto la legge morale naturale al centro del cristianesimo. Non per nulla in loro nome De Sade aveva elevato ogni perversione sessuale a manifesto di una filosofia “politica”. Prodotti abortivi di un pensiero degenerato destinato a perpetuarsi nelle varie Dichiarazioni dei diritti, fino a quella dei “diritti del fanciullo”, la fonte “pulita” da cui già si tenta di trarre elementi per la legittimazione prossima ventura della pedofilia.


La libertà, senza alcun riferimento ad un principio superiore diverso dalla volontà e dalle aspettative personali, dà all’individuo l’illusione di poter fare a meno di Dio e di poter rinunciare alla guida della ragione per seguire solo le proprie “emozioni”. Apre la strada all’arbitrio del più forte, e al dominio di chi è capace di manovrare la volontà altrui a proprio piacimento. La storia di Adamo, di Eva e del serpente, ne ha tracciato lo schema premonitore. Per questo Cristo ha messo in guardia dalla libertà della libertà ricordando che solo la verità fa liberi.


In nome della libertà si possono travolgere le regole della comune convivenza, senza che nessuno se ne dolga. La pederastia orgogliosa di sé può dare lezioni di pornografia gratuita all’aperto, da impartire ad adulti e bambini di passaggio, con il contributo delle amministrazioni comunali.


In suo nome vent’anni fa la legge penale ha trasformato i reati contro la moralità pubblica e il buon costume in offese alla libertà personale, mentre il Comitato dei Ministri della UE nel 2010 ha raccomandato agli stati membri di rendere penalmente leciti i rapporti anche omosessuali con un minore se c’è il suo consenso. La buona disposizione della vittima toglie al fatto ogni disvalore.


Del resto, se in nome della libertà una gravidanza indesiderata giustifica la soppressione del feto, può giustificare la sua fabbricazione anche ad uso di due omosessuali.


Poi, con la scoperta geniale del gender, la libertà giustifica ogni trasloco da un sesso all’altro, previa ristrutturazione chirurgica o mentale. Straordinaria ed esaltante possibilità illustrata anche dal prontuario sull’amore senza frontiere edito dalla casa madre bergogliana. Infatti sul connubio tra libertà e amore profano che supera in bellezza l’ostacolo della ragione e dell’etica è stato stretto il patto d’acciaio ufficiale tra il nuovo cattolicesimo e il mondo. Infine, nel momento in cui la perversione sessuale entra nella zona di rispetto della libertà, viene tratta fuori da quella oscura della  patologia, e dal pericolo di interventi “curativi”.

Tuttavia, se la libertà ha tolto all’omosessualità e dintorni ogni disvalore morale, la chiave di volta per ottenere una tutela giuridica rafforzata era l’uguaglianza.


Inesistente in rerum natura, essa è l’aspetto della giustizia fondata sulla identità metafisica degli uomini derivante dalla loro natura razionale, mentre dal punto di vista cristiano è l’essere fratelli di fronte a Dio Padre comune. Esigenze equitative col tempo hanno imposto che in suo nome fosse eliminato ogni abuso e prepotenza di una classe sociale sull’altra. Invece la stessa uguaglianza sbandierata dai giacobini è nata come mezzo di lotta politica, perché in realtà interpretava la aspirazione della borghesia alla abolizione di privilegi altrui, dei quali intendeva appropriarsi.


Il pensiero liberale la riporta nell’alveo dei limiti imposti alla pubblica amministrazione dai principi dello stato di diritto. La Costituzione dice che il legislatore ordinario non può fare leggi che assumano il sesso, la razza, le convinzioni religiose o politiche per stabilire un trattamento svantaggioso o privilegiato. È l’enunciato di massima di un principio di non discriminazione. Si intende che operi a parità di condizioni, nel rispetto dei principi dell’ordinamento, e nei limiti imposti dal criterio di ragionevolezza perché è evidente che le differenze accidentali esigono valutazioni e trattamenti differenziati. È bene che non sia un maschio irsuto ad interpretare la parte di Odette nel Lago dei cigni. Potrebbe convenirne persino la Bignardi.

CONTINUA


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