Il 'whatever it takes' di Trump

Di Lorenzo Marchetti , il 9 gennaio 2017 http://www.rischiocalcolato.it

Il “whatever it takes” di Trump


Se dovessimo riassumere in una formula tutte le esternazioni di Trump.


Se dovessimo condensare in una sola formula i suoi discorsi sulla perdita di posti di lavoro negli Stati Uniti, sull’incremento delle disparitá fra poveri e ricchi, sulla sparizione della classe media.


Se potessimo dire con un singolo grafico perché la Russia é un falso problema, e le ragioni per cui Wall Street fa soldi a palate.


Le ragioni per cui i salari mediani scendono, mentre quelli medi salgono.


Tutto in un grafico.


Beh, io sceglierei questo come grafico.



E questa come formula


X-M = 0


Il grafico ci dice una cosa che avevamo giá avuto modo di vedere nel secondo grafico a questa pagina : e cioé che a partire dalla morte del Gold Standard, gli USA hanno potuto stampare dollari e con quei dollari comprare radio giapponesi, televisori e auto giapponesi (alimentando la bolla giapponese degli anni 80), e ora computer cinesi, componentistica cinese, tablet cinesi, smartphone cinesi (Apple produce in Cina…), alimentando la bolla Cinese degli anni Duemila.


In trentacinque anni, gli Stati Uniti hanno acquistato merce dall’estero, in eccesso rispetto alle proprie esportazioni, per 12 mila miliardi di dollari.


Un 12 seguito da 12 zeri.


Questo ha fatto esplodere le esportazioni della Cina a partire dai primi anni Duemila. Questo mare di denaro, questo fiume di dollari é stato reinvestito in titoli di stato USA, in azioni delle agenzie governative (Fannie and Freddie), gestito attraverso derivati (opzioni, credit default swaps, CDO,  etc) che ha arricchito a dismisura i tizi di Wall Street.


Ed é solo un primo effetto. Ce ne sono molti altri.


Veniamo alla formula.


La classica equazione del PIL (per quello che vale…) dice che il Prodotto interno lordo é dato da:


PIL = Consumi delle famiglie + Investimenti delle aziende + Spesa Governativa + (Export – Import)


Azzerare il deficit commerciale significa dire che eXport – iMport va azzerato. Ecco spiegata la formula.


E’semplicemente la visione algebrica del grafico di cui sopra. Se il deficit venisse azzerato, la linea del grafico diverrebbe piatta.


Gli economisti della domenica, che sembrano essere quelli chiamati da Trump a gestire la situazione, dicono che “basta diminuire l’import  e aumentare l’export ed é fatta”.


Se gli USA vivessere in un barattolo e se gli altri Stati non cambiassero nulla (continuassero ad importare allo stesso ritmo merce pagando con dollari costosissimi a vedersi i mercati statunitensi bloccati, perché a Trump piace cosí) sicuramente sarebbe vero.


Le ultime esternazioni di Trump del tipo “cara General Motors, cara Toyota, cara Ford, se delocalizzate in Messico vi ammazzo di dazi e qua in USA non vendete nemmeno un pistone” hanno sortito il loro effetto, visto che Marchionne si é prontamente allineato a investire negli USA, e il peso messicano si é schiantato. E questo, si badi bene, senza ancora uno straccio di decreto presidenziale a supporto: solo intenzioni comunicate via Twitter.


Esattamente come il whatever it takes di draghiana memoria, che ha schiacciato gli spread sui titoli di stato solo con una dichiarazione.  Solo che ora l’oggetto del “a tutti i costi” nen é piú l éuro, bensí  il deficit commerciale statunitense, che ha creato il mondo per come lo conosciamo noi.


Alla prossima.


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