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ANTIDOTI

Rino Cammilleri



ANTIDOTI

«Il rituale del brindisi, un gesto antico quasi quanto il bere e dalle profonde radici religiose. In origine, la “libazione” consisteva, oltre al pronunciare invocazioni alla divinità, nell’offrire agli dei il primo sorso della propria bevanda. Secondo alcune fonti, l’abitudine di avvicinare i bicchieri è un’invenzione cristiana, poiché il loro tintinnio evoca il suono capace di allontanare i demoni delle campane della chiesa». (Michael P. Foley, Drinking with the Saints, 2015)




CENTENARIO


In un bell’articolo, su «Avvenire», Marco Roncalli ha ricordato che William F. Cody, «Buffalo Bill», aveva sposato un’italiana e che prima di morire (nel 1917) si era fatto battezzare cattolico. Quasi tutti gli indiani che lo seguivano nel suo spettacolo erano cattolici, e pure Toro Seduto.


BALTIMORA


Leggo nel sito Aleteia.org che nel 1995 il papa Giovanni Paolo II fu negli Stati Uniti. L’ultimo giorno della visita, a Baltimora, un fuori programma. Dopo il saluto dei seminaristi, il papa volle inginocchiarsi davanti al tabernacolo nella loro cappella. Ma non era stato previsto, sicché la polizia dovette ispezionare preventivamente il sito. I cani poliziotto, però, si fermarono fissi davanti al tabernacolo, assumendo la posa che indica, quando cercano sopravvissuti a un terremoto, che c’è qualcuno vivo.



Da “I cristiani dimenticati di Cipro”, di Giovanni Masini, “Il Giornale”. Riporto pari pari: « “Repubblica turca di Cipro Nord” (…) violentata, come quasi tutti gli altri edifici di culto cristiani nella parte settentrionale dell’isola di Cipro. Abbandonate dai greci in fuga davanti ai soldati turchi trionfanti, le chiese degli ortodossi e dei cattolici maroniti sono state dissacrate e ridotte a magazzini. Alcune vennero convertite in luoghi sacri a Maometto, come a Larnaca Lapithou e Yilmazkoy, per poi essere dimenticate dopo la costruzione delle nuove fiammanti moschee in stile ottomano. Altre vennero saccheggiate (…). Nel monastero del profeta Elia le pecore si abbeverano al battistero. In quello di Larnaca i pastori turchi macellano le capre nelle celle dei monaci. Alcuni villaggi maroniti abbandonati dalla popolazione sono stati completamente circondati dalle caserme e ancor oggi sono inaccessibili ai loro antichi abitanti. È la sorte di Assomatos ed Aghia Marina, (…) la riapertura al culto è soggetta al beneplacito delle autorità militari (…). Il valore delle icone antiche è inestimabile e i trafficanti di opere d’arte lo sanno bene. Anche a Mirthou il monastero di San Pantaleone è chiuso per restauri, dopo decenni di oblio. Sul campanile ancora svetta una croce di pietra distrutta per metà. (…) per due volte il santo abbia scaraventato giù dalla torre i soldati turchi inviati ad abbatterla. (…) La cappella di Santa Maria (…) è stata riaperta su ordine del sindaco turco dopo che a una donna musulmana apparve in sogno la Vergine. Da cieca che era, la donna riacquistò la vista. (…) cimitero. Fra i rovi e gli sterpi, le croci di marmo sono in terra, spezzate. (…) anche dopo quarant’anni ai pochi cristiani rimasti (…) ancora vietato di ricoprire quelle lapidi scoperchiate (…), accendere un lume e portare un fiore».



Leggo su Zenit.org del 16 dicembre 2016: «“A volte è una carezza, a volte un balsamo su una ferita, a volte uno schiaffo, in ogni caso quella di Papa Francesco è una comunicazione che non ti lascia mai indifferente”. Alessandro Gisotti, brillante giornalista vice-capo redattore della Radio Vaticana, autore del libro ‘Il decalogo del buon comunicatore secondo Papa Francesco’ (Elledici) presentato ieri alla Lateranense». Sarà. Ma è anche vero che non ci capiscono niente nemmeno fior di cardinali (v. i “dubia”) e, ogni volta che esterna, squadre si mettono in opera per chiarire che cos’ha “veramente voluto dire”. Per molti, anzi, il vero problema di questo pontificato sta nella «comunicazione». Che volete farci, anche Cristo non era venuto a «unire» ma a «dividere»…



Joris-Karl Huysmans era così decadente che, al suo confronto, D’Annunzio e Wilde erano frati. Il suo personaggio passava il tempo a guardare una tartaruga delle Galapagos incastonata di gemme aggirarsi lentamente sul tappeto marocchino; prendeva il treno solo per bere il giusto tè a Londra. Un altro dandy, Barbey D’Aurevilly, dopo averlo letto sentenziò che all’autore restava solo la scelta tra la croce e la canna di una pistola. Fu anche satanista prima di andare a morire come monaco trappista. Lo aveva convertito la bellezza della liturgia cattolica (quella ottocentesca). Cfr: Joris-Karl Huysmans, L’oblato (D’Ettoris Editori, pp. 400, €. 21,90).


OTTANTA

Qualche anno fa non fecero cantare il soprano Katia Ricciarelli in Vaticano perché era divorziata. Ora, per il compleanno del papa, ecco: Claudio Baglioni, Erri De Luca, Isabella Ferrari eccetera eccetera. Segni dei tempi.



Chi avrebbe dato alla propria figlia il nome di una sguattera? Solo un nobile del sangue. Infatti, Zita di Borbone-Parma fu chiamata come la santa di Lucca, che di mestiere faceva la colf. Fu fidanzata a Carlo d’Asburgo, pronipote di Francesco Giuseppe. Quando li vide, san Pio X li salutò come «coppia imperiale», lasciandoli interdetti perché Carlo non era erede. Compresero la profezia quando lui divenne imperatore, l’ultimo, Beato. Erano ambedue bellissimi, il loro fu un matrimonio d’amore. Sulla tomba di lei c’è un serto di bronzo con su scritto «Le donne ungheresi». Cfr. Tamara Griesser Pečar, Zita. L’ultima imperatrice d’Austria-Ungheria, Leg, pp. 330, €. 26.



AFRICA

Puntale come il destino, a novembre ricomincia la lagna postal-natalizia di offerte per l’Africa affamata. E’ da quando sono nato che, commossi, diamo soldi agli africani. I quali li usano per massacrarsi l’un l’altro al fine di strapparseli. Avendoci preso gusto, ora vengono a prenderseli a domicilio. Poi dice che uno passa dalla pietà alle scatole piene…




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