I PROFETI DEL GIORNO DOPO

Mario Giordano per 'La Verità' dagospia.com

I PROFETI DEL GIORNO DOPO


Mario Giordano per “La Verità”


“Roba da supermercati». Il volo di Stato per andare a sciare? «Privilegio da nomenclatura». L' ottimismo? «Una beffa». I bonus? «Una mancia umiliante». I collaboratori? «Consorteria toscana». Il fotografo personale? Dà l'«immagine di un bullo bellimbusto». Il gusto per le battute? «Ne hanno diminuito la statura politica». I tweet? «Pacchianeria». Ma come? Renzi non era simpatico, trendy, storytelling, duepuntozero, moderno, intrigante?


Macché: il giorno dopo la sconfitta elettorale è solo «un potente spavaldo che si è gonfiato di boria », come scrive Francesco Merlo su Repubblica . O più semplicemente: «insopportabilmente antipatico», come scrive il professor Galli della Loggia sul Corriere della Sera, nella sua dotta disquisizione politologica che si può riassumere così: chi vince è sempre simpatico, chi perde mi sta subito sui marroni.


Dev’essere il titolo del suo corso accademico. Primo anno di studio alla Paracul University. Poi dicono che i nostri intellettuali non sono pronti. Balle. Sono lesti come dei leprotti, svegli come dei canarini dopati: appena fiutano che uno non ha più potere, per dire, appena capiscono che uno non è più in grado di dar loro prebende, incarichi o manciate di denari, ecco, subito fanno a gara per dire che è un deficiente. Anche se fino a ieri avevano detto che era un genio o, semplicemente, avevano taciuto sulle sue deficienze.


Ma guardate: sono proprio velocissimi, eh? Non aspettano nemmeno il terzo giorno che, si sa mai, in passato qualcuno riuscì persino a resuscitare. Niente: loro sono fulminei. Un lampo. Veloci di pensiero e di tastiera. Subito pronti a stendere fiumi di letame dove prima volavano solo profumi d’incenso. Riservandosi, ovviamente, di dedicare quest’ultimo, cioè l’incenso, al nuovo potente, chiunque esso sarà.


E se sarà lo stesso, cioè caso mai Renzi dovesse tornare in auge, a loro che importa? Una doppia giravolta e via: sempre pronti all’uso, come dei veri intellettuali che una volta sognavano la rottura. E adesso sono arrivati alla cottura. Prendete Francesco Merlo. Fino all’altro giorno se ne stava in Rai, assunto nella nuova era renziana, 240.000 euro l’anno per fare non si sa che.


Si è dimesso il 2 dicembre. Il 6 dicembre, cioè ieri, ha scritto un articolo dal sapore kafkiano (La metamorfosi ), per dire che il premier «ha perso simpatia», che è diventato un «boiardo di Stato », innamorato del «vezzoso involucro del potere», uno che voleva solo «nastri da tagliare » e «viadotti riedificati a tempo di record e subito richiusi dopo la sua visita», uno che è passato «dalla Smart all’aereo di Stato, dal selfie al fotografo personale, dalla pizza con Blair al bollito non bollito di Bottura con Hollande e la Merkel».


Un esponente della nomenclatura, insomma, anzi di più: «l’uomo che non può che farsi scarafaggio». Ecco la metamorfosi completata: Renzi è diventato uno scarafaggio per l’autore dell’articolo. Il quale, al contrario, è sempre rimasto un Merlo.


RIFLESSIONI

Il prestigioso giornalista, appena dimessosi da consigliere della Rai, e soprattutto appena saputo che Renzi era stato bastonato nelle urne, ha scoperto un sacco di cose interessanti. Per esempio: ha scoperto che non è opportuno che un premier vada nelle scuole a farsi cantare le canzoncine in stile Balilla dai bambini («presidente Renzi/da oggi in poi/ ovunque vai/ non scordarti di noi»). L’episodio risale al 5 marzo 2014, ma Merlo si accorge di quanto sia spiacevole soltanto oggi. Che cosa ci volete fare?


Gli intellettuali sono lesti, ma a volte hanno bisogno di una spinta elettorale. Anche su Banca Etruria, per dire: Merlo adesso ha capito che il 28 novembre 2015, quando il pensionato Luigino D’Angelo si tolse la vita perché era stato truffato, beh forse Renzi avrebbe dovuto andare a stringere la mano alla moglie. Forse doveva dire una parola, forse doveva chiedere chiarezza nel feudo della sua Principessa azzurra Maria Elena Boschi. Invece non fece nulla. E sapeste come gliele canta chiare Merlo, un anno dopo.


Ma proprio con convinzione. Roba che anche lui potrebbe essere preso in considerazione da Bottura per il bollito non bollito. Certo, si capisce: non è che si possa far tutto di fretta. Un anno fa c’erano tante altre cose di cui occuparsi. C’era persino un posto di in Rai da andarsi a prendere. Ci si poteva indignare per Luigino e il suo suicidio? Si poteva chiedere conto a Renzi quando il suo regno sembrava infinito? Ci si poteva accorgere del suo essere «scarafaggio »? Macché. Si aspetta che cada e zac: gli si presenta il conto di tutto. È così che si fa. Anche Galli della Loggia, per dire, non se le tiene mica. Proprio no.


PROFESSORI

Gliele canta chiare, ora che Renzi ha perso, gli dice tutto quello che non è riuscito a dirgli in questi 1.000 giorni in cui lui stava al potere e i giornaloni gli leccavano le terga come da copione. «Le cinque ragioni della sconfitta », s’intitola la sua dotta analisi del giorno dopo. Ed elenca tutto quello che Renzi ha sbagliato, che è esattamente tutto quello per cui, fino al giorno primo, sulle medesime colonne Renzi veniva ampiamente elogiato: l’ottimismo del «ce la stiamo facendo»; il suo modo di comunicare; la consorteria toscana; la politica dei bonus e (udite udite) la «mancanza di posizioni critiche verso le élite del potere». Giuro: l’ha scritto davvero.


Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera ha accusato Renzi di non aver criticato abbastanza le elite del potere. Al confronto il bue che dà del cornuto all’asino è un esempio di limpida coerenza. Il professore della Paracul University, Ernesto Sparalesto, il politologo improvvisamente convertitosi all’anti - renzismo militante, scopre infatti che al capo del governo non è «mai uscita di bocca un’espressione di censura verso i dirigenti dell’inefficiente e per più versi marcio mondo bancario» (ma no? Dice davvero?) e nemmeno «verso la Consob» che pure, insieme, «sono responsabili della rovina di decine di migliaia di cittadini italiani».


Oh poffarbacco, che bella scoperta che abbiamo fatto, professore. Dobbiamo essere sinceri: ci sarebbe piaciuto sentire parole simili nei mesi scorsi, ci sarebbe piaciuto vederla in prima linea contro Renzi quando le schifezze le stava facendo, non ora che non può più farle, ma capiamo che non si può avere tutto dalla vita. Lei per accorgersi degli errori del premier ha dovuto aspettare che andasse sul Colle a dimettersi.


È chiaro: proprio in quel momento lì, tac, le è arrivata l’illuminazione. Del resto che ci vuol fare? Alle illuminazioni non si comanda. Per fortuna, però, gli italiani avevano capito tutto (errori, schifezze, bonus, banche, finto ottimismo, consorterie varie, etc) assai prima e anche senza il bisogno delle sue dotte analisi. Ed è per questo che, con permesso, noi preferiamo andare a lezione da loro anziché da lei.



Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I più letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext