PIERANTONI : LA SITUAZIONE ATTUALE DELLA CHIESA E' COME QUELLA DEL IV SECOLO, QUANDO L'ERESIA ARIANA PRESE IL POTERE

https://www.facebook.com/Antonio-Socci- ANTONIO SOCCI

PIERANTONI : LA SITUAZIONE ATTUALE DELLA CHIESA E' COME QUELLA DEL IV SECOLO, QUANDO L'ERESIA ARIANA PRESE IL POTERE


Però, il fatto stesso di imporsi, pur essendo l'arianesimo una minoranza, su una maggioranza pavida e indecisa, lo espone comunque a una confutazione molto più forte e chiara della parte più ortodossa e cosciente dell’episcopato, che gradualmente ma inesorabilmente, nei due decenni che seguono, ne prepara la sconfitta definitiva.


Analogamente, nel caso dell’eresia attuale, che dal nome del suo esponente principale possiamo chiamare “kasperiana”, abbiamo assistito a una sua lenta preparazione, a partire dalla seconda metà del XX secolo. Venuta allo scoperto, è poi condannata nei documenti di Giovanni Paolo II, soprattutto in "Veritatis splendor" e "Familiaris consortio". 


Ma da una parte dell’episcopato e della teologia colta questi documenti sono rifiutati in modo più o meno aperto e radicale, e la prassi ortodossa è disattesa in ampie e importanti zone della cattolicità. 


Questo rifiuto è ampiamente tollerato, sia a livello teorico che pratico; e da lì acquista forza, finché, datesi le circostanze favorevoli, politiche ed ecclesiastiche, arriva al potere. 
Ma, pur arrivato al potere, l’errore non si esprime in modo franco e diretto, bensì attraverso non del tutto chiare attività sinodali (2014-2015); e sbocca poi in un documento apostolico esemplare per la sua tortuosità. 


Però, il fatto stesso di essere arrivato ad affacciarsi in un documento magisteriale suscita uno sdegno morale e una reazione intellettuale assai più forte e dinamica, e obbliga chiunque ne abbia gli strumenti intellettuali a ripensare la dottrina ortodossa, per una sua ancor più profonda e chiara formulazione, per preparare una condanna definitiva non solo dell’errore puntuale in esame, ma anche di tutti gli errori con esso collegati, che vanno ad incidere su tutta la dottrina sacramentale e morale della Chiesa. Permette, inoltre, e non è poco, di mettere alla prova, riconoscere, e anche riunire, coloro che veramente e solidamente aderiscono al deposito della fede.


Questa è appunto la fase in cui possiamo dire di trovarci noi in questo momento. È appena cominciata e si preannuncia non priva di ostacoli. 


Non possiamo prevederne la durata, ma dobbiamo avere la certezza della fede, che Dio non permetterebbe questa gravissima crisi se non fosse per un bene superiore delle anime>>.

QUI SI PUO' LEGGERE L'INTERO ARTICOLO:

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351423



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