La festa dei morti

Marcello Veneziani

La festa dei morti


Per noi nativi del Sud nelle ere geologiche che precedettero l’avvento di Halloween, le festività dei morti coltivavano una sacra e profana ambiguità: perché da un verso nascevano dal presentimento della presenza dei defunti, pur invisibile, su questa terra, di una loro alitante prossimità nutrita dal ricordo e dai luoghi.


E dall'altro servivano per propiziare la loro pace, che coincideva col loro ritiro dal mondo. Li si ricordava anche per ricondurli al riposo eterno, per dar loro requie.


Ai morti era consentita per i primi due giorni di novembre una gita speciale sulla terra, in cui tornavano a visitare le loro case antiche e i loro famigliari. Con l’aspirazione doppia di ricevere la loro visita e di garantire però il loro placido rientro nell'Altro regno, soddisfatti e rincuorati.



In alcuni centri del Sud era prevista fino a qualche anno fa anche l’ipotesi inversa, dei famigliari che organizzavano una scampagnata presso la tomba del caro estinto, mangiando e bevendo alla loro salute. Eterna, naturalmente. Forse non era il massimo spararsi una cofana di pasta sulla tomba o appendere la giacca su una lapide.


M.V., Ritorno al Sud

 
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