CITAZIONI SULLE COSE 'ULTIME' - PARTE IV

CITAZIONI SULLE COSE 'ULTIME' - PARTE IV


A COSA SERVE CREDERE


Fonti Fyodor Dostoevsky, Vittorio Messori, Michele Brambilla, Joseph Ratzinger, Blaise de Pascal



La cosiddetta morale razionale non ha nulla di ragionevole. Perchè, messo alla scelta, dovrei fare il bene piuttosto che il male, anche quando dallo scegliere il bene non me ne viene alcun vantaggio ma, anzi, ne ricavo uno svantaggio?


Se nessuno stabilisce le regole del gioco, è giusto che siano i giocatori a farsele, ciascuno secondo il proprio interesse.


Se non c'è arbitro che sorveglia e guida, con autorità indiscussa, la sola regola, inevitabile, è quella che fa prevalere il più forte o il più furbo.


Proporre una morale senza fondamento metafisico è come voler appendere un quadro al muro senza prima piantarci il chiodo.


Ma i chiodi non sono tutti uguali. Gli Atzechi, per motivi religiosi, erano di continuo in guerra per approvvigionarsi di cuori palpitanti dei loro prigionieri; gli dei dell'Olimpo erano i garanti di una società nella quale lo schiavo era unicamente “instrumentum vocale”.


Al di là della teoria, guardiamo la pratica. Come son finite le moderne società “secolarizzate” frutto del pensiero dei “maestri” che assicuravano un mondo migliore sbarazzandosi dell'oscurantismo religioso, sostituendolo con maggiore istruzione, aumento del reddito, dell'equità e della democrazia? Lo vediamo: Tassi di criminalità, di illegalità, di vandalismo, di devianza (per non parlare di ciò che è legato a sesso e droga), di tanto aumentano, quanto aumentano scuole, assistenti sociali, ospedali, stipendi, guadagni, corsi di educazione civica e sessuale, appelli “buonisti” e magari edificanti campagne del tipo “pubblicità progresso”.



“Singolare morale degli uomini, che ha come confine un fiume! Verità di qua dai Pirenei, errore di là....Il furto, l'uccisione dei figli o dei padri, tutto ha trovato posto tra le azioni virtuose...”



“Se Dio non esiste, tutto è permesso”



La religione (non una qualunque, ma, per noi, quella cristiano-cattolica) serve come sola risposta a una domanda di senso che non è un optional per sfaccendati, depressi o adolescenti immaturi, ma è condizione essenziale per rendere umana la vita. Questa stessa fede assicura un equilibrio fra gli estremi che minacciano l'esistenza tanto individuale che sociale. E', inoltre, in grado di giustificare , vincolandola in “Alto” l'etica del singolo e, con questa, quella della comunità.



Per giungere a Dio ci sono sì vie “oggettive”, valide “erga omnes”; ma, accanto a queste ci sono vie “soggettive”, tante quanti sono gli uomini.


LA FEDE SERVE.


Il simbolo stesso della fede in Cristo, la croce, è il più antico, universale, eloquente degli et-et, della compositiones oppositorum. Un braccio verticale e un braccio orizzontale, un'indicazione a guardare alla Terra e al contempo al cielo.


La fede serve a prendere radicalmente sul serio la storia e a tendere verso l'eternità. Ad amare la vita presente e a non temere la morte, porta obbligata per accedere alla vita senza tramonto.


Serve questa fede la cui sintesi è una croce a impegnarsi con tutte le forze per migliorare il mondo ed ad essere al contempo consapevoli che questo mondo è destinato a finire; o, almeno, a trasformarsi radicalmente al ritorno di Cristo.


Serve, la fede, ad onorare tutti e a demitizzare tutti, cominciando da noi, perchè tutti sono come noi; cioè creature limitate, fallibili, segnate dal peccato, bisognose di redenzione.


Serve ad avere quello che Miguel de Unamuno chiamava “il sentimento tragico della vita” e al contempo a nutrire lo humor, la bonaria, salutare autoironia e ironia.


Serve ad unire, nella stessa persona, l'uomo di preghiera e l'uomo di azione; l'uomo ingenuo come da colomba e astuto come il serpente; l'uomo rigoroso, se necessario inflessibile sui principi e al contempo pronto all'indulgenza verso tutti, se stesso compreso, perchè conscio che la distanza tra realtà è ideali fa parte della condizione terrena.


Serve a nutrire l'umiltà più radicale e al contempo la consapevolezza di essere unico, voluto da Dio.


Serve ad apprezzare l'intelligenza e al contempo a venerare l'incultura “accademica” e “libresca” dei semplici.


Serve ad amare l'arte (La Chiesa Cattolica è stata, nella storia, la maggiore committente di bellezza) e ad apprezzare la sobrietà più spoglia e disadorna.


Serve a far posto nella propria vita al Venerdì di Passione ed alla domenica di Pasqua: dunque alle lacrime ed al riso.



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